Devozione e cultura alpestri

La Cappella di San Bartolomeo in Lemie (TO) (di Alessandro Mella)

Tante volte abbiamo avuto modo di parlare delle incredibili ricchezze artistiche delle Valli di Lanzo e dei vari cicli di affreschi di Lemie in Val di Viù.

Oltre a queste reminiscenze di rara bellezza e di grande rarità, la devozione popolare ha lasciato nelle nostre montagne decine di testimonianze di non minore importanza e risalenti a vari periodi della storia.

Una di queste è senz’altro la piccola ma graziosa cappella di San Bartolomeo nel Vallone d’Ovarda sopra la già citata Lemie.

Presa la strada che conduce su per lo stesso si inizia la salita lungo una via molto piacevole, tra i boschi, con ampie possibilità di incontrare caprioli, cervi e verso quota anche camosci.

Raggiunta l’altitudine di 1.377 metri circa si incontra la piccola chiesina, un poco isolata, sorta là dove passavano già sentieri in epoca medievale quando la valle era sede, ieri come oggi, di alpeggi per il bestiame.

La posizione è davvero felice, fronte all’odierna strada, accanto ai boschi, in un contesto incredibilmente quieto e rasserenante.

La forma è semplice, sobria e quasi spartana, di forma rettangolare con un bel tetto in lose secondo l’antico uso alpestre. Centralmente s’innalza un piccolo ma proporzionato campanile.

Disposto sulla parete principale, al fondo, è presente il ciclo pittorico seicentesco dedicato alla “Vergine in trono con il Bambino” circondata da quattro santi in venerazione, tra i quali sant’Antonio e San Bartolomeo.

Sulla destra un santo indentificato dai più come il martire Lorenzo mentre, a suo lato, si scorge San Bernardo d’Aosta.

L’affresco, realizzato nel 1674, fu voluto dai fratelli Domenico e Biagio Cargnino che furono committenti probabilmente anche dei decori delle lunette laterali con i Santi Giovanni e Bernardo da Chiaravalle, i quali sembrano opera della stessa mano che dipinse la parete principale.

Gli arredi sono invece, per lo più, d’epoca ottocentesca.

E fu proprio nel 1820, al tempo del regno di Vittorio Emanuele I ed in piena restaurazione, che venne disposto l’ampliamento rispetto alla cappella originaria.

Poco più di vent’anni dopo, nel 1843, essa fu oggetto della visita pastorale cui seguì la relazione del teologo Caviassi e nel 1866 la struttura, così come si mostra oggi, fu recensita nel Catasto del Regno d’Italia redatto dal geom. Antonio Rabbini.

Restauri furono posti in opera nel 1986 e nel 2017 e grande lode va alla popolazione che si impegna per tutelare questo piccolo gioiello.

Il santo si festeggia e rievoca il 24 agosto quando la cappella viene aperta e vi si dice messa. Ottima occasione per poterla visitare ed apprezzarne gli interessanti decori.

Alessandro Mella

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 14/09/2022