Massoneria e Interculturalismo

Un contributo del Prof. Antonio BINNI, Gran Maestro Emerito della GLDI

MASSONERIA E INTERCULTURALISMO

 

 

Sul rapporto simbiotico che intercorre fra Massoneria e cultura ci siamo (in termini approfonditi) già a lungo intrattenuti in un altro nostro precedente scritto (pubblicato col titolo Massoneria e cultura sul numero di Officinae del mese di Maggio del 2021).  https://www.granloggiaditalia.eu/2021/05/23/massoneria-e-cultura/

Se oggi ritorniamo sull’argomento è perché, secondo una recente e interessante linea di pensiero, la nozione di cultura dovrebbe estendersi a qualsiasi cultura esistente nel pianeta. Sicché, oltre a dare doverosamente conto di questa nuova veduta, occorre valutare se l’accennato ampliamento della nozione «cultura» possa, in una qualche misura, avere un nuovo e diverso impatto sulla libera muratoria. Da cui questo scritto, con le conseguenti riflessioni che si intende condividere con i benevoli lettori. Alla luce, peraltro, di due doverose precisazioni.

La prima: l’odierno scritto va letto in controluce al sopra richiamato articolo.

La seconda: la parziale coincidenza degli argomenti è stata però trattata in termini formalmente diversi al fine di evitare ripetizioni inutili e dannose. Di seguito ne diamo un esempio. In passato, abbiamo definito la cultura come «quel complesso di tradizioni e conoscenze nei numerosi campi del sapere caratteristico di un popolo che viene trasmesso da una generazione all’altra». In questa sede, senza, ovviamente, nulla rinnegare, visto che la diversa forma non altera, naturalmente, la sostanza del concetto, abbiamo invece preferito definire la cultura come il complesso di tutti i mezzi con i quali l’uomo sviluppa tutte le sue innate capacità al fine di rendere sempre più umana la vita sociale in un costante progresso.

 

Venendo al merito, con un nostro nuovo contributo, ci piace sottolineare che la cultura è il frutto dell’esercizio della libertà umana. Ne consegue la pluralità delle culture perché ogni popolo, nel tempo e nello spazio, ha il proprio modo di esprimersi, di formare i propri costumi, di darsi le proprie leggi, di creare i propri istituti giuridici, di sviluppare le proprie scienze, arti, i diversi stili di vita, le diverse scale di valori, di praticare la propria religione.

La diversità culturale è per l’umanità ciò che la biodiversità è per la natura. Una ricchezza da promuovere e conservare perché favorisce le relazioni. Anche se inevitabili si rivelano poi le tensioni fra i diversi gruppi sociali. Il che impone di riconoscere che le relazioni umane, con il rispettivo bagaglio di culture, sono dinamiche per definizione, oltre che in continua evoluzione. Se ne deve dunque riconoscere il loro carattere storico perché le culture sono in perenne, continuo movimento, visto che non rimangono immutate da una generazione a quella successiva.

In generale, è importante sottolineare che ogni persona, unica e irripetibile, assume una identità attraverso la cultura che, nel contempo, è una identità socialmente condivisa.

Oggi - così si è da ultimo sostenuto - la dimensione dell’incontro è però diventata molto più vasta. Per questo, secondo la nuova linea di pensiero, della quale qui riferiamo, non si dovrebbe più fare riferimento al multiculturalismo ritenuto del tutto parziale, oltre che comunque del tutto insufficiente alla luce della realtà. All’opposto, così si sostiene, con una visione più realistica, si dovrebbe invece ampliare lo sguardo e l’attenzione alla interculturalità per sottolineare così la necessità di un incontro fra la cultura di tutti e la propria cultura, che produca con ciò più consapevolezza e più rispetto. Anche se il risultato di questo confronto si rivelasse poi, in ipotesi, critico. Il che, all’evidenza, ove si accolga la tesi qui in esame, costituirebbe una tappa ulteriore nell’ambito delle relazioni umane. L’assunto, infatti, mentre da un lato conseguirebbe un arricchimento per effetto dei contributi delle diversità culturali considerate in termini planetari, senza però affermazioni di primati culturali etici o morali, dall’altro esigerebbe un incontro più profondo e complesso, implicando lo sforzo di immergersi nella conoscenza di una cultura molto più vasta. Questa visione così aperta - si sottolinea da chi sostiene la tesi riferita - altro non sarebbe poi che una diretta conseguenza del fatto che oggi ci sentiamo membri della intera collettività del mondo.

 

In quest’ottica, una visione semplicemente multiculturale non sarebbe dunque più sufficiente per abbracciare la realtà, ove circoscritta a un determinato contesto geografico divenuto, per definizione, angusto e limitato. Secondo questa prospettazione si dovrebbe pertanto prendere definitivamente atto della necessità di un incontro più esteso, di una dimensione più vasta se, così come si dovrebbe, si vogliono realmente costruire ponti al fine di promuovere scambi reciproci effettivamente fruttuosi.

Processo, ovviamente, complesso - si osserva - perché questa visione, mentre implica la conferma e l’arricchimento della propria identità, al tempo stesso reca profitto anche a quella degli altri. Dunque, per concludere il riferimento della tesi considerata, non già un generico incontro fra culture, che si accontenti del mero rispetto della propria identità culturale, quanto invece un autentico «scambio reciproco» di tutte le culture - nessuna esclusa - che porti alla trasformazione e all’arricchimento di tutti i soggetti coinvolti in un incontro gioioso con la diversità nel rispetto della libertà di ciascun popolo.

 

Realisticamente, non si è poi trascurato di denunciare la difficoltà dell’incontro fra culture fra loro tanto diverse e lontane, posto che, nello stesso, è inevitabilmente implicito il rischio di conflitti,  tanto più vasti e complessi in quanto l’incontro interculturale avviene nell’ambito della politica, ossia in quelle relazioni sociali attraverso le quali i gruppi umani definiscono le loro raison d’être, i loro obiettivi e i mezzi che utilizzano per raggiungerli. Si avverte però che la denunziata difficoltà è tutt’altro che insuperabile alla luce di un impegno collettivo sincero. Il pregio di questa veduta, che la rende positivamente apprezzabile, è costituito dal fine che persegue. L’incontro interculturale è infatti considerato un efficace mezzo di riconciliazione fra gli esseri umani, base imprescindibile per assicurare la pace, che va oltre il silenzio delle armi. Il che sarebbe appunto l’obiettivo finale - e fondamentale - dell’incontro interculturale.

 

 

È ormai chiara la nostra convinta adesione alla tesi riferita. Se si vuole, infatti, abbandonare il provincialismo, è necessario abbracciare una visione estesa del fenomeno «cultura» fin là dove è in grado di spaziare l’occhio umano. Questa apertura all’intero mondo culturale è preziosa perché si mostra come una via obbligata per instaurare la pace. Per dare un senso compiuto a questo nostro odierno intervento dobbiamo infine chiederci quale atteggiamento debba assumere la libera muratoria di fronte alla richiesta di un integrale interculturalismo. E dunque, a nostro sommesso ma ponderato giudizio, la massoneria non può che essere favorevole a questo indirizzo di pensiero, stante la sua natura universale, nemica per definizione, com’è, tanto di ogni singolo sapere (filosofico, scientifico ecc.), quanto di ogni cultura legata a uno specifico perimetro geografico; adusa invece attingere saggezza ovunque è possibile coglierla senza essere limitata dal luogo ove fiorisce.

 

Cultura, dunque, totale e totalizzante. Tuttavia con una finalità radicalmente diversa, quanto dire più in specifico con uno scopo totalmente differente da quello perseguito dalla cultura generalmente considerata totalmente assunta. Infatti, mentre quest'ultima ha come approdo finale un progresso sociale collettivo, la cultura massonica all’opposto, dovunque nasca, ha invece come propria finalità specifica rendere l’Uomo sempre più consapevole, sempre più autentico, sempre più uomo, volta appunto, com’è, a sviluppare la nascosta umanità del singolo in chi pratica e vive quotidianamente la libera muratoria. Da qui l’apparente contraddizione di una fonte universale con una finalità però specifica.

Per concludere, sia consentito ribadire che la cultura, alla quale guarda la massoneria, è quella che parla al cuore e alla mente dell’uomo. È quella, per completezza, che insegna all’uomo un profondo senso morale e un grado elevato di responsabilità, senza che abbia alcun rilievo il luogo dove questa cultura è nata e si è formata.

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 12/10/2022