Il Garibaldi di Parma

Un monumento epico (di Alessandro Mella)

Parma è una città davvero incantevole, con quell’atmosfera delicata e piacevole, con una vocazione turistica vivace ma capace di non rinunciare ad una sua dimensione di serena quiete.

È davvero rilassante passeggiarvi in specie se si ha l’astuzia di visitarla lontana dalla stagione estiva quando il caldo torrido la tortura con i suoi effetti disagevoli, unico neo di questo luogo.

Giunti nella magnifica piazza che ospita il Palazzo del Governatore, graziosa a vedersi da ogni lato, si nota, maestoso ed imponente, il monumento che la municipalità volle erigere in ricordo del generale Giuseppe Garibaldi e la cui realizzazione fu deliberata poco dopo la morte dell’eroe nizzardo, nella sua fazenda a Caprera, il 2 giugno 1882.

Come del resto, in quel momento, fecero decine di comuni in tutta Italia al fine di primeggiare, ognuno, nel ricordo di quell’uomo straordinario.

Si decisi di collocarla ove un tempo sorgeva l’Ara Amicitiae eretta originariamente per commemorare i felici rapporti diplomatici, era il 1769, con quell’Impero d’Austria che poi divenne il primo nemico dell’indipendenza italiana.

Si scelse il bozzetto di Davide Calandra, in seguito al concorso bandito nel 1889, il quale venne poi realizzato in concreto, solo nel 1893, dalla Fonderia Sperati che aveva sede in Torino:

Il monumento di Garibaldi a Parma. - Sono partite per Parma le parti in bronzo del monumento a Garibaldi che si dove inaugurare sopra la piazza grande di quella città il 7 prossimo maggio. Queste parti in bronzo sono la statua ed i bassorilievi del basamento. (…).

Un basamento di granito è ora già al suo posto: esso misura m. 4,50 d'altezza, la statua è alta metri 3,50 e pesa 25 quintali.

Ottima è riuscita la fusione, eseguita nel nuovo stabilimento del cav. Sperati in fondo a via Reggio.

La statua così in bronzo ha aumentata in noi la impressione già buonissima che avevamo ricevuto dal modello. L'eroe è bello d'una nobile fierezza, di una azione spigliata ed energica. La testa leggermente rivolta da una parte, sguardo lungo, dolce, penetrante, il volto leonino, la chioma ricca e morbida.

Le gambe sono lievemente scostate, e le mani, d'una modellatura vigorosa e strette una sull'altra, si appoggiano sull'elsa della spada puntata sul terreno.

Le pieghe dell'ampio poncho, dei larghi calzoni, sono semplici, grandiose e naturali. Stupendi poi sono i bassorilievi i quali cingono il plinto del piedestallo unendosi felicissimamente sugli spigoli con motivi plastici che incorniciano lo composizioni di cui fanno parte.

Rappresentano l'assedio di Roma del 1849, San Fermo (1859) e lo sbarco di Marsala.

Alla bontà della composizione saviamente equilibrata, all'accurato studio del carattere ed alla vivacità del movimento dei gruppi e delle figure si aggiunge un effetto pittorico assolutamente nuovo.

Il movimento delle onde, il fumo, la polvere, la mischia, il sole, il clamore sono espressi con un sentimento di vero artista; e Calandra si affermerà tale con questo monumento, il quale dà il miglior affidamento per quello maggiore che di lui deve far sorgere a Torino. (1)

L’inaugurazione avvenne domenica 28 maggio 1893 sotto una potente pioggia che non scoraggiò la folla e non sciupò l’entusiasmo arricchito dai mille colori di una città in festa ed imbandierata.

Ci volle non meno di mezz’ora perché tutto il corteo si raccogliesse in piazza con i labari, gli stendardi e le bandiere disposti ai piedi della grande statua coperta da un grigio sudario.

Erano presenti i reduci garibaldini con le rosse camice ed i gloriosi medaglieri al petto, le società operaie, le associazioni reducistiche e quelle sociali della città. Ma ne vennero anche da Asti, Milano, Cesena, Trieste Brindisi, Roma, Forlì ed altre ancora. (2)

Poi ecco le note dell’Inno di Garibaldi che tutte le bande intonarono all’unisono mentre il velo calava scoprendo il barbuto volto dell’eroe tra grida giubilanti ed applausi. (3)

Decine e decine di colombi presero il volo lasciando cadere sulla piazza centinaia di volantini ricordo con il ritratto dell’eroe.

Fu una giornata epica che ancora oggi si ricorda in Parma e che rievoca i fasti di tempi lontani e romantici, perduti nel tempo ma vivi nei cuori. Come l’immagine di Giuseppe Garibaldi, ancora lì in piedi, in piazza, a ricordare il valore della libertà.

Attraverso un monumento che, ancora oggi, ricorda e ravviva i fasti di Parma prima, durante e dopo quel Risorgimento che ci fece tutti fratelli e sorelle d’unica patria.

Alessandro Mella

NOTE

1) Gazzetta Piemontese, 117, Anno XXVII, 28 aprile 1893, p. 2.

2) Ibid., 148, Anno XXVII, 29-30 maggio 1893, p. 3.

3) Gazzetta di Parma, 30 maggio 1893.

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Articolo pubblicato il 26/10/2022