Le Archeologie del Paesaggio (Rurale e Urbano) e delle Tecnologie

Le Archeologie Post Medioevali e Moderne e la Generale: discipline finitime sincroniche e diacroniche (di Marco Montesso)

L’ingegner Marco Montesso, economista della cultura, archeologo e storico industriale, del quale abbiamo più volte pubblicato interessanti contributi, ha partecipato al Convegno “Primi Stati Generali del Turismo”, svoltosi a Chianciano Terme (Siena) il 28-29 ottobre 2022, organizzato dal Ministero del Turismo, allo scopo di predisporre la programmazione del turismo italiano nel periodo 2023/2027. L’ingegner Montesso è stato relatore, su invito dello stesso Ministero, per la tematica “Un Turismo Culturale, Sociale e Inclusivo di Alto Livello”, compresa nella Seconda Sessione pomeridiana del 28/10/22 (Il Piano Strategico del Turismo e i suoi pilastri orizzontali: Governance, Innovazione, Sostenibilità, Qualità e Inclusione, Formazione). Ha moderato Safiria Leccese, Giornalista e conduttrice televisiva, e hanno preso la parola, oltre all’ingegner Montesso, Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi; Luigi Abete, Presidente AICC Associazione Imprese Culturali e Creative; Vito Signati, Coordinatore Tecnico Associazione Mirabilia Network e Direttore ASSET Basilicata - Azienda Speciale della Camera di Commercio della Basilicata; Vincenzo Falabella, Presidente Nazionale FISH; Roberta Tosi, Storica e critico d’arte; Felice Cavallaro, Scrittore e Giovanni Maraviglia, Presidente Cooperativa sociale La Paranza onlus. Riteniamo interessante riportare questa sintesi dell’intervento dell’ingegner Montesso, teso alla valorizzazione di beni e siti culturali industriali e ambientali (m.j.).

 

Per l’Archeologia del Paesaggio (A. P.), disciplina finitima e sincronica all'Archeologia Industriale (A. I.), si intende lo studio dell'ambiente in generale, sia esso costituito dalle Campagne, dalla quale si è sviluppata, o dalle Città. Le materia, poi, nella terminologia togata si definisce anche, con le sue due articolazioni, Rurale e Urbana.

È dell'inglese Barker la definizione più precisa della disciplina intesa come "lo studio archeologico del rapporto tra le persone e l'ambiente nell'antichità, e dei rapporti tra la gente e la gente nel contesto dell'ambiente in cui abitava".

La qualifica viene dal fatto che Oltre Manica dalla fine dell'ultima guerra mondiale si era, infatti, posta molta enfasi alla c. d. "Landscape Archaeology", ciò sia in Patria che all'Estero. A titolo esemplificativo, per quest'ultimo aspetto, si pensi al progetto "South Etruria Survey", patrocinato dalla British School at Rome su volere del direttore, dal 1946 al 1974, John Ward-Perkins, che si sviluppò nell'arco di un ventennio. Nell'accezione degli archeologi industriali in generale l'A. P. la si definisce come "Paesaggio Culturale".

Aprendo una parentesi virtuale per una curiosità: l'A. P. nel mondo anglo-americano e oggi anche in un'ottica internazionale, si traduce con l'espressione "Landscape Archaeology ".

Landscape Archaeology è sempre in quel contesto, pure, sinonimo di ricognizione sul campo. In Italia, invece, tale attività, nella sua accezione accademica, è tradizionalmente parte della Topografia Antica. Tuttavia, è bene riflettere sul fatto che prima di loro nessun studioso, e tanto meno legislatore, avevano mai posto l'enfasi sull'aspetto culturale dell'Ambiente.

Si ricordi, a questo proposito, che la Legge 1497/39, conosciuta comunemente come Legge Bottai dal nome dell'allora ministro che inoltre tra gli alti gerarchi del Regime aveva la nomea di intellettuale, primo caso di normativa italiana dall'ampia articolazione in materia, aveva come solo oggetto del suo regolamentare tuttalpiù "le bellezze panoramiche", i "quadri naturali" e pure definiti in relazione a precisi "punti di vista" da cui poterli ammirare. Inoltre, per concludere quest'inciso esplicativo, di fatto tutta la Legge di Tutela del '39 era incentrata sui monumenti, manufatti artistici, resti antichi, ecc., e precipuamente su quelli afferenti alla Romanità classica, ciò d'altronde comprensibile in quanto in linea con la retorica sviluppata sin dai suoi primordi dal Fascismo al potere.

Si dovette in Italia giungere al T. U. del 1999 e, soprattutto, al "Codice dei Beni Culturali e dell'Ambiente" del 2004 perché il "Paesaggio", per così dire, abbia avuto "giustizia"; se ne suggerisce, anche per questo aspetto, la consultazione. A proposito del Codice, è bene sottolinearne la sua importanza che non è circoscritta solo all'Italia bensì riveste un ruolo pure in campo internazionale. Ciò in quanto emanazione normativa su Beni Culturali e Ambientali del Paese che ne è leader indiscusso per cronologia, quantità e qualità. Sinteticamente, si ricordi il Decreto legislativo N. 42 del 22 gennaio 2004 recante il Codice. La pubblicazione avvenne sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica del 24 febbraio 2004, n. 45.

Il Codice è suddiviso in 5 Parti: Disposizioni generali (Art. 1 - 9), Beni culturali (Art. 10 - 130), Beni paesaggistici (Art. 131 - 159), Sanzioni (Art. 160 - 181), Disposizioni transitorie, abrogazioni ed entrata in vigore (Art. 182 - 184), a loro volta in Titoli e Capi e contiene l'Allegato A, di cui agli artt. 63, comma 1; 74, commi 1 e 3; comma 3, lettera a) determinante le categorie di beni.

Che sono i seguenti:

1. Reperti archeologici aventi più di cento anni provenienti da scavi, e scoperte terrestri o sottomarine, siti archeologici, collezioni archeologiche.

2. Elementi, costituenti parte integrante di monumenti artistici, storici o religiosi e provenienti dallo smembramento dei monumenti stessi, aventi più di cento anni.

3. Quadri e pitture diversi da quelli appartenenti da quelli appartenenti alle categorie 4 e 5 fatti interamente a mano su qualsiasi supporto e con qualsiasi materiale.

4. Acquarelli, guazzi e pastelli eseguiti interamente a mano su qualsiasi supporto.

5. Mosaici diversi da quelli delle categorie 1 e 2 realizzati interamente a mano con qualsiasi materiale e disegni fatti interamente a mano su qualsiasi supporto.

6. Incisioni, stampe, serigrafie e litografie originali e relative matrici, nonché manifesti originali.

7. Opere originali dell'arte statuaria o dell'arte scultore a e copie ottenute con il medesimo procedimento dell'originale, diverse da quelle della categoria 1.

8. Fotografie, film e relativi negativi.

9. Incurabili e manoscritti, compresi le carte geografiche e gli spartiti musicali, isolati o in collezione.

10. Libri aventi più di cento anni, isolati o in collezione.

11. Carte geografiche stampate aventi più di duecento anni.

12. Archivi e supporti, comprendenti elementi di qualsiasi natura aventi più di cinquanta anni.

13. a) Collezioni ed esemplari provenienti da collezioni di zoologia, botanica, mineralogia, anatomia.

b) Collezioni aventi interesse storico, paleontologico, etnografico o numismatico.

14. Mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni.

15. Altri oggetti di antiquariato non contemplati dalle categorie da 1 a 14, aventi più di cinquanta anni. (...)

Esso venne parzialmente modificato, in alcune sue parti, articoli o commi, dall'art. 12 del d. lgs. n. 157 del 2006 e, soprattutto, dall'art. 2 del d. lgs. n. 62 del 2008. Questo articolo, inoltre, modifica ed integra anche gli articoli 87 e 87 - bis della Parte II, Sezione IV - Disciplina in materia della illecita circolazione dei beni culturali, laddove si fa esplicito riferimento, rispettivamente, alle Convenzioni UNIDROIT, adottata a Roma nel 1995 e UNESCO, adottata a Parigi nel 1970. A questo proposito si rammenti, per approfondirne poi i contenuti, che in termini ufficiali la Convenzione UNESCO è conosciuta come "Convention on the Means of Prohibiting and Preventing the Illicit Import, Export and Transfer of Ownership of Cultural Property ". I 15 punti, citati sopra, dell'allegato A del Codice esplicitano in buona sostanza le varie tipologie di "Beni" tutelati dalla Convenzione, ovviamente, verrebbe da dire! A giugno del 2014 ben 127 Stati hanno aderito alla Convenzione.

Analogamente, si fa presente che UNIDROIT è definita come "Convention on Stolen or Illegally Exported Cultural Objects ". Per finire, UNIDROIT è la sigla de The International Institute for the Unification of Private Law. UNESCO - UNIDROIT nel 2010 hanno stipulato un accordo. Inoltre UNESCO ha pure stretto un patto col WCO, World Custom Organization, per definire una seria e tutelata certificazione atta alla identificazione e tracciabilità degli oggetti d'arte quando oltrepassino le frontiere nel 2007.

Al fine di contrastare il traffico illegale e internazionale di opere d'arte, che spesso colpiscono Istituzioni pubbliche, quali i Musei, e le Fondazioni private di collezionisti, nello stesso anno l'UNESCO ha stretto un'alleanza operativa con INTERPOL e ICOM, International Council of Museums.

Presso UNESCO dal 2005 ha sede la banca dati sulle legislazioni nazionali in ambito di Beni Culturali. Sin dal 1999 UNESCO, inoltre, ha definito le linee guida del Codice Internazionale Etico dedicato ai commercianti di oggetti d'Arte. E già due anni prima, infine, UNESCO, aveva "legiferato" in tal senso creando l'OBJECT -ID, una sorta di "carta d'identità" che da allora dovrebbe accompagnare, come fosse una garanzia, ogni bene culturale.

A proposito della Campagna, essa può essere distinta tra quella tale tout court, prati o campi coltivati, per fare una sintetica casistica, e quella che presenta strutture edilizie, in uso o abbandonate, prettamente agricole, come le cascine o di culto, come chiesette o vestigia del passato, ruderi di centri urbani, di cappelle, di campanili, ecc.

Circa l'analisi della Campagna, o Rurale, non si devono sottovalutare i continui mutamenti, laddove non si tratti di terreni abbandonati, tra colture e edificabilità, al quale il territorio, Paesaggio, è continuamente sottoposto. Pure questa può considerarsi un'analogia con l’Urbana, per definizione, addirittura, "organismo" in mutazione. Essa ha conosciuto uno sviluppo notevole a cavallo dei due ultimi Millenni poiché si basa sostanzialmente su indagini diagnostiche di natura tecnologica, sia al suolo che attraverso la più consolidata aerofotogrammetria e le più avanzate forme di telerilevamento satellitare. Come si sa, gli apporti di queste tecnologie al campo archeologico han permesso agli studiosi di indagare al meglio il terreno, sia in superficie che in profondità. Ciò permette di poter ottenere interessanti campionature senza ricorrere alle attività di scavo, utilizzando quest'ultime solo nei casi di potenziale effettiva rilevanza scientifica. È logico che in tal modo si possa, poi, indagare dall'alto dello spazio intere regioni, comprensori territoriali, anche ai fini di ricostruire gli ecosistemi con le relative trasformazioni intervenute nei tempi.

L'utilità è pure riscontrabile in interventi di tutela e di salvaguardia dei paesaggi, che si sia in presenza di antropicità o di naturalità. Si pensi, in sintesi, ai beni archeologici, storici, artistici e ambientalistici naturali. Pure in campo urbano si possono ottenere utili informazioni sulla stratificazione delle diverse fasi storiche che la città ha conosciuto.

In altro modo ciò non sarebbe altrettanto possibile, basti pensare alla difficoltà di intervenire coi metodi tradizionali dell'indagine archeologica in un ambiente vitale ed in continua trasformazione.

L'utilità, di cui è facile comprenderne il peso, è pure riscontrabile laddove nel tessuto urbano si debba procedere a lavori di manutenzione stradale, abitativa o, soprattutto, nella costruzione di linee sotterranee di metropolitana o di parcheggi pubblici o pertinenziali che siano.

In Italia, per sottolinearne l'importanza, nel gennaio 2004 è entrato in vigore il "Codice dei beni culturali e del paesaggio ", che recepisce e aggiorna le indicazioni del T. U, del 29 ottobre 1999, in seguito all'evoluzione normativa e giurisprudenziale intervenuta.

Altro settore di specialità archeologica collegato all'urbanità, laddove si considerasse l'ambito industriale, è quello legato alle Tecnologie. Da non confondersi con l'Archeologia tecnologica o le Tecnologie dell'Archeologia, che son le discipline complementari arrecanti l'apporto scientifico - tecnologico per l'indagine sul terreno, tradizionale o satellitare, sulla datazione dei reperti, ecc. in una parola ciò che recentemente va sotto il nome di Archeometria. Tecnologie, quindi, da intendersi collegate ai macchinari utilizzati nell'attività produttiva, come torni, frese, trapani, presse, ecc.

Un altro approccio di natura archeologica alla "modernità", nato e sviluppato come disciplina a se stante all'incirca nello stesso periodo, anni Sessanta - Settanta del Ventesimo secolo, dell'A. I., è costituito dalle Archeologie Post Medievali e Moderne, che si pongono ad essa in quanto disciplina finitima e diacronica. Anche in questo caso si è utilizzata la forma plurale non tanto come per la A. P., che è articolata in Rurale e Urbana, ma in quanto espressione di due differenti " visioni " culturali. I soliti britannici, verrebbe da dire, infatti, nel 1966 fondarono la Society for Post Medieval Archaeology (www.spma.org.uk), attualmente diretta da un comitato composto da docenti universitari di Nottingham e Leicester, tra gli altri, avente come scopo precipuo l'intrapresa di studi e ricerche sugli inizi dei processi di industrializzazione dell'età moderna.

l'A. I. esplora per "statuto", si potrebbe dire, ciò che l’Umanità ha prodotto, per mezzo dell'industrializzazione, a partire dall'ultimo quarto circa del Diciottesimo secolo, in Inghilterra, per poi dilagare dal secolo successivo nell'Europa continentale, Stati Uniti, Giappone e via via, fino ai tempi più recenti, in gran parte dell'Asia e dell'America del Sud. Tuttavia, alcuni studiosi si son premurati di considerare come già prima di quella data esistessero, in Europa almeno, nella stessa Inghilterra, in Belgio e nella futura Germania, " casistiche di moderna industrializzazione ", si potrebbe definire, tali quali il sistema Minerario inteso come modalità di estrazione, di lavorazione dei minerali, carbone, ferro, ecc., e distribuzione.

Proprio a partire da queste osservazioni è sorta una riflessione più ampia, per l'appunto quella che ha portato a focalizzare l'interesse di analisi sul periodo che va dal Sedicesimo al Diciottesimo secolo. È stato fatto notare che sin dal Cinquecento in Europa in Francia, come nelle attuali Germania e Italia, esistessero delle vere e proprie fabbriche impostate in termini di " modernità industriale " che si distinguevano nella produzioni legate alla ceramica, per esempio, o ai cristalli.

Quindi, all'industria estrattiva, la mineraria, si affiancava, come argomento di studio, quella manifatturiera, la ceramistica, dunque si potevano gettare le basi di un'altra disciplina, si penso' e realizzo', per l'appunto. Qui entrano in gioco i francesi, e così si è spiegato il senso di pluralità che si è' utilizzato per definire la disciplina. I soliti francesi, riverrebbe da dire, con il loro spiccato e sempiterno spirito di particolarità che li contraddistingue, negli anni ottanta del Novecento entrarono nel dibattito che si era venuto a creare, sposando la tesi secondo la quale si dovevano senz'altro abbattere i limiti cronologici che erano stati, appunto, fissati giungendo ad operare, quindi, in termini diacronici. Per dare voce a questo loro punto di vista fondarono un periodico, Revue d'archeologie moderne et generale, edita dalle Presses Universitaires de l'Universitè de Paris IV Paris - Sorbonne, emanazione del Centre d'archeologie moderne et contemporaine, poi d'archeologie generale, dunque dall'orientamento profondamente differente da quello anglosassone. Si vuole qui far presente all'attenzione del lettore la denominazione del Centre, di cui sopra, che è già tutto un programma, per non dire dello scopo scientifico che si prefigge e che si tratta qui sotto. Esso venne creato nel 1977 da Bruneau, professore di Archeologia e Storia dell'Arte Greca dell'Ateneo e da Balut, ricercatore in archeologia moderna e contemporanea della stessa Università. Suo obiettivo è lo studio dell'archeologie du recent, cioè Archeologia Industriale ma pure del Cattolicesimo, della Politica, del Funerario, delle pratiche agricole e di tutti i settori afferenti ai processi tecnici. Tutto ciò viene elaborato, "comme artistique", (www.antropologiedelart.org), in modelli generali di analisi dei processi tecnici in tanto quanto razionali e strutturati, o ergologia, che possono donare forma tecnica alle altre espressioni del pensiero razionale, alla rappresentazione, all'attività, all'essere naturale e sociale, fino alla volontà e alla sua tenuta morale.

Il concetto di Archeologia viene così ridefinito divenendo generale, di li l'ultimo nome del Centre Generale nel suo oggetto di analisi, nella sua metodologia, nei suoi obiettivi e i suoi rapporti con la Storia dell'Arte, la Storia e le altre Materie Umanistiche in generale.

La visione d'insieme di quello che si può definire come il "Mond " delle nuove frontiere non è, comunque, mutata. Il contributo che l'allora giovane ricercatore Carandini, che divenne una delle più prestigiose figure dell'Archeologia Classica italiana di caratura internazionale, forni nel 1979, (Archeologia industriale, in Ricerche di storia dell'arte, 7 ), quando affermò che l'A. I. non dovrebbe prendere una piega di natura tematica, come da tempo teorizzava l'inglese Buchnan. La qual cosa, secondo l'archeologo italiano, avrebbe portato ad un "pericoloso orientamento diacronico", come, per esempio la storia delle religioni, con il rischio di non essere in grado di storicizzare i risultati della ricerca. Questo è avvenuto poiché è stato posto "l'accento sulla centralità del monumento industriale e del suo significato storico complessivo ", come teorizzava lo studioso inglese, "ma ha legittimato al contempo interessi di più lunga durata dell'archeologia industriale sul versante tecnologico, dalla preistoria ad oggi" (Marco Milanese, Il Mondo dell'Archeologia - L'Archeologia postmedievale e industriale, 2002). Da tutto questo si giunge a pensare come sia meglio approfondire le tematiche socio- antropologiche legate al manufatto archeologico industriale.

Se Archeologia, infine, qualunque epoca essa indaghi, ormai da tempo significa ricostruire in modo più esaustivo possibile il passato dell'Uomo che ha introitato, ebbene per quella Industriale, per ragioni cronologiche, questo approccio è ancor più vero.

Marco Montesso

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 19/11/2022