Rompere il silenzio

Giornata mondiale – 25 novembre - contro la violenza sulle donne e il femminicidio

La Giornata di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne sarà ricordata quest’anno forse con maggiore empatia partecipativa per il recente triplice femminicidio delle tre donne accoltellate, forse dalla stessa mano assassina, nella zona Prati della nostra capitale.

Altre donne, Patria MercedesMaria Argentina Minerva e Antonia Maria Teresa, le tre sorelle Mirabel, per la loro militanza politica contro Rafael Trujillo, furono brutalmente torturate e uccise il 25 novembre del 1960 a Santo Domingo dagli emissari del servizio segreto al soldo di quel dittatore. Le Nazioni Unite, con Risoluzione 54/134 del 17.12.99, hanno scelto questa data simbolica per portare alla attenzione del mondo il problema della violenza contro le donne, che spesso cessa solo col femminicidio.

Più facile da riconoscere è la violenza fisica: spintoni, schiaffi, morsi, pugni, calci, percosse, soffocamenti, lancio di oggetti, minacce con armi da taglio ed uso delle stesse. Il violentatore vuol far male alla vittima, terrorizzarla, magari anche abusarne imponendole pratiche sessuali indesiderate, dolorose fisicamente, lesive della dignità della donna, che spesso è legata a lui da un rapporto di coppia talvolta anche formale.

Più subdola è la violenza psicologica: accuse di infedeltà, insulti, denigrazioni, minacce verbali nei confronti di persone vicine alla vittima (figli), pratiche tendenti a isolarla, a impedirne relazioni sociali, controllarla in modo opprimente. Il violentatore lede così la identità della vittima privandola talvolta anche totalmente di ogni risorsa economica, cosa che spesso costringe la donna, suo malgrado, a restare comunque nella relazione violenta subendone gli effetti, per la impossibilità di sottrarsi in mancanza di una fonte autonoma di sostegno monetario. Più terribile è il caso della donna che sopporta le violenze per troppo amore nei confronti del violentatore, che teme di perdere se non si assoggetta, se si ribella.

Subdolo è spesso anche lo “stalking”, il comportamento che spinge il violentatore – prevalentemente l’ex partner - a molestare e perseguitare ossessivamente la vittima con attenzioni indesiderate, minacce, pedinamenti, molestie, che ne compromettono la serenità e la libertà.

Le vittime di queste violenze sono spesso donne che, pur avendo bisogno di aiuto, non hanno la forza di chiederlo, ma altrettanto spesso mostrano, inequivocabili nei loro comportamenti, i segni indicatori d’una violenza che le attanaglia: stati d’ansia e di paura, isolamento sociale, lividi, ferite.

Cosa fare per loro?

Ascoltare è meglio che consigliare, se non si ha la capacità di farlo: disposti all’ascolto, aiutiamo con questo la vittima a capire di cosa ha bisogno e a farle capire, quindi, dove può trovare la risposta giusta alle sue urgenze. In certi casi, potremmo essere noi stessi a segnalare il caso alle Forze dell’Ordine: la Legge protegge con l’anonimato chi fa queste denunce.

La nostra Presidenza del Consiglio ha istituito il numero telefonico gratuito 1522: rispondono, 24 ore su 24, operatrici specializzate per accogliere le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e “stalking”.

In Piemonte, peraltro, ci sono una ventina di Centri antiviolenza, che offrono protezione sociale gratuita. Sono punti di ascolto e di accoglienza a sostegno delle donne che hanno subito maltrattamenti e violenze o che si trovano esposte alla loro minaccia.

A Torino, nella Stazione ferroviaria di Porta Nuova, lo sportello di PRESENZA AMICA - Telefono 327.3275692 – è aperto dal lunedì al venerdì dalla 19.30 alle 23,30.

Le donne vittime o possibili vittime di violenza vanno incoraggiate a rompere il silenzio e avvicinarsi ai servizi antiviolenza; qui potranno trovare la necessaria accoglienza protetta e la continuità assistenziale di sostegno per un reinserimento nella vita.

Si vales, vàleo.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 20/11/2022