Il disastro dell’isola d’Ischia e la sceneggiata delle lacrime di coccodrillo
Isola d'Ischia

Abusivismo, illegalità e connivenze del sistema politico

Il recente eccezionale evento meteorologico che si è abbattuto sull’isola di Ischia, creando devastazione e morte, resta l’ultimo avviso verso i tanti responsabili dell’abusivismo smaccato, verso i cittadini che disattendono intenzionalmente e forzosamente le leggi urbanistiche e nei confronti di quella cinica classe (o meglio congrega) politica che fa del condono il mezzo opportunistico e illusorio per risolvere i problemi urbanistico-ambientali e la propria sopravvivenza partitica.

L’isola d’Ischia ha una lunga storia antica di disastri ambientali, tra cui i più recenti si possono trovare nel terremoto di Casamicciola del 28 luglio 1883 in cui si salvò il futuro filosofo Benedetto Croce, che al tempo aveva 17 anni. In questo enorme disastro perirono su padre Pasquale, la madre Luisa e la sorellina Maria di 13 anni.

Sono seguiti sorprendentemente, con diversa intensità e numero di vittime, le frane del 1978, del 1987, del 2002, del 2006, del 2009, del 2012, del 2015 e ancora del terremoto del 2017.

Tuttavia, per avere una visione complessiva degli effetti di questo evento meteorologico diventa necessario illustrare le caratteristiche geografiche dell’isola d’Ischia.

È larga 10 Km da est ad ovest e 7 Km da nord a sud, con 34 km di linea costiera ed una superficie di circa 46,3 Km2.  Ha attualmente circa 60.000 abitanti distribuiti in 6 comuni (Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Serrara Fontana, Barano d’Ischia, Forio d’Ischia, Ischia).

Il rilievo più elevato è rappresentato dal Monte Eponeo, alto 788 metri, situato al centro dell’isola.  

In questo particolare momento assistiamo ad una insopportabile commedia dell’ipocrisia, alla roboante retorica nell’evidenziare la necessità di concentrare tutti gli sforzi per alleviare il dolore dei parenti delle vittime e per dare un immediato soccorso ai troppi cittadini che si trovano precipitati nel disagio fisico e nell’afflizione totale. 

Tuttavia, queste dichiarazioni di artificiosa attenzione umanitaria verso chi ha subito lutti e danni materiali rovinosi, assumono il sapore del copione dello “scarica barile” nel tentativo di allontanare le gravissime responsabilità che emergono in modo incontrovertibile da parte di chi ora si affanna a mettere in scena questa recita meschina che, in ogni caso, risulta per nulla convincente.

Infatti, nei programmi televisivi nazionali abbiamo sentito diversi sindaci dell’isola d’Ischia (ad esempio quello di Casamicciola Terme) inalberarsi in modo intollerabile e arrogante allorché qualche intervistatore ha tentato di sollevare la questione dell’abusivismo e della tacita connivenza nel tollerare o ignorare le continue situazioni d’illegalità.

Ma c’è di più: il Presidente della Regione Campania - Vincenzo De Luca - sempre in un telegiornale nazionale, ha aumentato il cahiers de dolèances chiamando in causa la partecipazione della camorra nell’abusivismo edilizio e nel condizionamento minaccioso della burocrazia tecnico-amministrativa.

Da parte nostra sorge un ulteriore dubbio: queste costruzioni abusive, che sono tante, pagano l’IMU e gli altri oneri specifici, oppure questi tributi restano ignorati?

È ancora accettabile una situazione in cui l’abusivismo edilizio al Nord riguarda circa il 7% delle costruzioni, mentre al Sud supera il 65%? Inoltre, è da evidenziare che questo 65% delle abitazioni restano sconosciute al Catasto.

Conseguentemente non viene emessa alcune Tassa Rifiuti, nessun collegamento ufficiale alla reta fognaria, alla rete idrica, nessun controllo sui fumi della caldaia per il riscaldamento.

Conclusione: come possono i Comuni del Sud sopravvivere economicamente se il 65% degli immobili non paga le tasse dovute a fronte di una domanda reale del 100% da parte dell’utenza?

Intanto continua il lamento sfacciato della disattenzione del sostegno economico verso il Sud, un vittimismo che è diventato cronico e che si configura come una sfida provocatoria e assistenziale verso la restante parte del Paese che intende vivere nella legalità.

Teniamo presente che dal 1861 l’Italia Unita si era posta l’obiettivo strategico della soluzione della Questione Meridionale, riversando fiumi di denaro con le Leggi Speciali di Giolitti tra il 1904 e 1909, dal 1950 al 1984 con la Cassa del Mezzogiorno, con l’AgenSud dal 1984 al 1992 e quanto è ancora seguito e dopo questi colossali e generosi investimenti, quali concreti risultati si sono ottenuti?

La risposta onesta e ponderata la lasciamo ai lettori …

Domanda: questa assurda e insostenibile situazione può continuare a tempo indefinito? Oppure la fantomatica Unità d’Italia, da sempre inesistente nella realtà socio-economica intossicata dalla presenza velenosa e devastante della criminalità organizzata, dovrà trovare inevitabilmente altre soluzioni istituzionali?

Allo stesso tempo il “mantra” d’ufficio dei sindaci in causa è sempre lo stesso; le vere colpe sono sempre imputabili ad “altre figure istituzionali o politiche” e loro, in questo assurdo contesto, diventano facili vittime sacrificali. Trionfa immancabilmente la logica assolutoria a cascata anche contro l’evidenza dei fatti.

Questa realtà di degrado civile fa parte di quell’Italia, sempre più cialtronesca ed illegale, che allo stesso tempo si sente vittima di un complotto inesistente, mentre non trova la consapevolezza di capire che i tanti mali che la affliggono sono da ricercare nel rifiuto della legalità e nel ricorso sistematico alle vie alternative che il “malaffare politico o organizzato” può facilmente offrire.

La filosofia e la conseguente pratica di fare i “furbetti” in tutte le circostanze, avrebbe già dovuto insegnare che alla fine della fiera questo modo di agire primitivo, criminoso e irrazionale non paga. Anzi penalizza e costa tantissimo in termini economici alla collettività nazionale che non può che condannare e stigmatizzare questo atavico comportamento autodistruttivo.

Come si può ignorare la situazione paradossale dell’isola d’Ischia dove su circa 60.00 abitanti, attualmente ci sono 27.00 domande di condono e 600 ordini di demolizione di abitazioni da parte della Magistratura e che non sono ancora state eseguite?

Se poi a questo stato di cose aggiungiamo le contraddizioni dei provvedimenti dei Governi Nazionali passati e presenti in tema di salvaguardia dell’ambiente, la confusione in periferia non può che peggiorare con il risultato di aumentare la tentazione dello “scarica barile” da parte delle istituzioni locali.

La prevenzione, per evitare nuovi disastri su realtà geologicamente critiche. resta ancora confinata nelle buone intenzioni.

Cosa succederebbe, per esempio, se il Vesuvio dovesse eruttare in modo esplosivo riversando fiumi di lava sulle pendici di questo vulcano, ormai sature all’inverosimile di abitazioni costruite illegalmente su terreni ad altissimo rischio?

Tutto questo dovrebbe far riflettere chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli nell’attivare i dovuti provvedimenti necessari, ma purtroppo l’esperienza insegna, che “passata la festa, gabbato lo santo” e che il potenziale pericolo di un prossimo immane disastro, può essere “esorcizzato” e ricollocato nel deposito provvisorio dell’oblio che, nella consolidata tradizione italiana, può diventare definitivo.

La storia fino ad ora ha dimostrato che la memoria dei disastri non è mai stata maestra di un vero insegnamento per prevenire possibili calamità naturali e che sovente questa “difficoltà progettuale” non è solamente dovuta ad incapacità politico decisionale, ma purtroppo al condizionamento di troppi interessi inconfessabili.

Pertanto, “rebus sic stantibus”, pensare che in tempi credibili si possa arrivare ad una soluzione di questa realtà ambientale disastrosa, questo ambizioso obiettivo resta ancora una scommessa utopica.

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Articolo pubblicato il 05/12/2022