La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Il delitto dell’Epifania del 2000 (prima parte)

Nella notte dell’Epifania dell’anno 2000, alle 23:50, una telefonata anonima avverte i Vigili del Fuoco che a Nichelino qualcosa sta bruciando accanto al muro di un vecchio cascinale, forse un’auto, forse un cassonetto, forse all’interno della cascina. Dopo difficili ricerche, un’autobotte dei Pompieri localizza un’auto in fiamme a ridosso del muro di cinta di un vecchio cascinale, in prossimità dello svincolo della tangenziale vicino alla rotonda di via Debouché.

Dopo aver spento le fiamme e atteso che le lamiere si raffreddino, i Vigili del Fuoco scoprono nel baule dell’auto un cadavere semicarbonizzato, identificato dai Carabinieri accorsi come Vincenzo Triggiani, di 28 anni, torinese, capo-area presso la sede di Torino dell’impresa di pulizie Greco Servizi di Milano. L’auto bruciata è una Ford Focus di colore grigio, di sua proprietà.

Questa la ricostruzione delle ultime ore di vita di Vincenzo Triggiani. Alle 19:30 è rientrato in via Capuana 2, a Mirafiori Sud, dove vive coi genitori. Tranquillo e spensierato, ha bevuto un’aranciata presso tre vicine di casa, sue amiche d’infanzia, e soltanto alle 20:10 è entrato nell’alloggio di famiglia. Si è subito messo a telefonare con amici e amiche: da qualche tempo, oltre a quella presso l’impresa di pulizie, ha iniziato una seconda attività come organizzatore e animatore di feste presso la discoteca Atlantide di Avigliana. Triggiani è molto serio sul lavoro, ma ben disposto a divertirsi fuori orario. L’ambiente della discoteca - dove è stato introdotto un suo giovane vicino di casa, Sebastiano “Sebi” C. - gli permette di coltivare vaste amicizie femminili, che lui, gaudente e sciupafemmine, apprezza particolarmente.

Finite le telefonate, combinati gli appuntamenti, Triggiani si lava, mangia un boccone alla veloce e si prepara ad uscire di nuovo. Saluta i genitori dicendo loro che tornerà al mattino, che ad Avigliana si terrà una festa per la Befana, che andrà a prendere “Sebi” e tre ragazze con la sua auto, la Ford Focus, parcheggiata sotto casa. Sono le 21:55.

Pochi minuti dopo, un inquilino sente delle urla che provengono dal giardinetto posto fra i vari palazzi. Si affaccia, ma non riesce a vedere bene per il buio, scorge soltanto delle ombre, una, due, forse più persone che ne aggrediscono un’altra. Poi il silenzio, l’aggredito è tramortito o, forse, già in fin di vita. Alle 22:05 l’inquilino telefona alle forze dell’ordine per segnalare una rissa, parla di grida, di un aggredito portato via, ma non sa dire cosa sia esattamente successo.

Viene inviata un’auto dei Carabinieri a controllare la zona. Giunge alle 22:15, i militari esaminano invano il giardinetto e le vie circostanti. Si soffermano, fanno altri giri di verifica, ma la segnalazione pare priva di riscontri, come spesso succede.

Soltanto dopo la telefonata che alle 23:50 ha allertato i Vigili del Fuoco per l’auto in fiamme a Nichelino e lo spegnimento dell’auto in fiamme, si possono collegare i due episodi: la telefonata di via Capuana che segnalava una rissa e il ritrovamento del cadavere a Nichelino.

Vincenzo Triggiani, identificato grazie a un braccialetto, è stato prelevato sotto la sua abitazione di Torino, dopo un feroce pestaggio che ne ha provocato la morte, e portato a Nichelino, dove l’auto è stata incendiata, ma le fiamme hanno distrutto solo in parte la targa.

Le indagini, svolte dai Carabinieri del Nucleo Operativo di via Valfrè, sono lunghe e difficili.

Si tratta di un omicidio premeditato e due sono le piste seguite dagli investigatori: la prima è quella di una vendetta per causa di donne, di un delitto per motivi passionali. Triggiani, ragazzo allegro e brillante, pieno di vita e interessato alle ragazze, ha destato le ire di qualche vendicativo padre, marito, fidanzato?

Con questa idea, viene rintracciato in discoteca l’amico Sabino “Sebi” C., poi interrogato per ben venti ore dai Carabinieri nella caserma di Moncalieri, destando le proteste del padre del giovane.

Si ipotizza anche una seconda possibilità, quella che Triggiani sia stato coinvolto in un tentativo di compiere un colpo in banca. Come capo-area della Greco Servizi, aveva le chiavi di una quindicina di banche filiali del San Paolo nel Chierese, dove verificava le pulizie eseguite all’interno. Controllava una trentina di persone e svolgeva da tre anni questo lavoro con grande puntiglio e serietà, come attesta il suo superiore, responsabile della sede torinese della Ditta.

In contrapposizione al delitto passionale, si pensa a un sequestro di persona per organizzare un colpo in banca. Questa ipotesi cade quando il mazzo di chiavi delle banche viene trovato al suo posto, nel cruscotto del furgone della Greco Servizi che Triggiani teneva parcheggiato a pochi metri da casa sua. Il responsabile tecnico chiarisce poi che per eventuali ladri non sarebbe stato poi così facile utilizzare le chiavi nel cuore della notte, per i sistemi di allarme.

Caratteristica di questo caso sono le critiche del giornalista Angelo Conti all’esecuzione delle indagini: nessun medico legale ha compiuto un sopralluogo al momento del ritrovamento del cadavere. Conti cita Kathy Reichs, antropologa forense dell’Università del North Carolina e autrice dei libri Cadaveri innocenti (1999) e Corpi freddi (1997). La Reichs, due mesi prima, ha tenuto un seminario a Bari per illustrare le modalità di un corretto sopralluogo dopo il ritrovamento di un cadavere sospetto: il corpo non deve essere assolutamente spostato finché il medico legale non ha compiuto tutti i possibili accertamenti. Tutto questo, secondo Conti, stride con i maldestri comportamenti di mercoledì sera al momento del ritrovamento del corpo semicarbonizzato a Nichelino. Alle critiche di Conti fanno seguito informazioni poco rilevanti sull’autopsia, anche perché i particolari più significativi non sono rivelati alla stampa: la sola certezza è quella che l’aggressore non voleva ucciderlo e che la morte, non immediata, è intervenuta in un secondo tempo.

Si ha l’impressione che i Carabinieri inquirenti, mentre formulano più ipotesi che non si concretizzano, stiano brancolando nel buio, anche se si dicono ottimisti.

Si accenna a prelievi operati dai militari della “Sezione Rilievi Scientifici” del Nucleo Operativo nel punto dell’aggressione: è stato recuperato del sangue, probabilmente della vittima, ma si spera di trovare quello dell’aggressore, se colpito da Triggiani mentre si difendeva. Il Centro Investigazioni Scientifiche (CIS) di Parma accerterà il DNA. Anche questi reperti non paiono portare lontano.

Emerge anche un elemento non compiutamente apprezzato. L’auto è stata incendiata in un goffo tentativo di rendere irriconoscibile il cadavere e l’auto. È stato impiegato troppo poco carburante, il rogo parziale ha risparmiato parti del corpo e alcuni numeri di targa. Sarebbe stato meglio abbandonare l’auto molto più lontano, questo avrebbe posticipato la scoperta con conseguente ritardo nelle indagini. Ci si chiede se l’assassino, con le idee confuse, abbia improvvisato.

In questo clima di insoddisfazione per i risultati delle indagini, il 12 gennaio, al mattino, si svolge il funerale presso la Parrocchia di San Barnaba a Mirafiori. Il parroco, don Giovanni Donalisio, fa questa affermazione: «La giustizia degli uomini è lenta, rifugiamoci in quella del Signore»: un rimprovero nemmeno troppo velato agli investigatori?

La Stampa non parla più del caso, soltanto al 17 gennaio annuncia che il giorno seguente se ne parlerà alla trasmissione “Chi l’ha visto?”. Questa iniziativa non porta a però a risultati concreti.

Fine della prima parte - continua

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 06/01/2023