L’invasione dei cinghiali, la devastazione agraria, la peste suina, le recinzioni protettive. Deliberato l’abbattimento selettivo

Gli animali selvatici attraversano le strade e pascolano nelle città causando panico e vittime. L’opposizione degli ambientalisti

Il cinghiale è un suino incluso nella famiglia degli ungulati ed è presente tra la fauna selvatica italiana fin dai tempi più antichi. Intorno al 1500, in seguito a una caccia intensiva è scomparso da molte regioni, fino agli anni 60, quando vi è stata un’inversione di tendenza dopo l’inserimento dei cinghiali tra la fauna selvatica tutelata dalle leggi nazionali che regolano la caccia per tre mesi all’anno, in genere dal 1 ottobre al 31 dicembre. Da quel momento il cinghiale ha iniziato a riprodursi rapidamente e oggi è diventato un’emergenza non soltanto agricola che si è spinta fino dentro le periferie cittadine.

In alcune zone italiane già dal 2022 è scattata l’ordinanza per l’abbattimento dei cinghiali in parchi urbani e suburbani, uso alimentare annesso. Misura che, di fronte ai numeri dell’emergenza, proprio dal 13 gennaio 2023 si è estesa a tutte le regioni, sollevando consensi e qualche disappunto.

L’Empa infatti, ritiene il provvedimento inutile, elencando tutta una serie di motivi circostanziati; fanno eco le associazioni ambientaliste, con un coro di proteste a favore della libera circolazione del cinghiale sul territorio nazionale.

Fino a oggi al cacciatore era concesso un carniere giornaliero di 5 capi, con un massimo di 25 per l’intera stagione, ma da più parti si sono levate voci a richiesta di un forte incremento della caccia selettiva, poiché l’invasione dei cinghiali è diventata un pericoloso soggetto di cronaca quotidiana e la stima dei danni causati dal selvatico è di circa 100 milioni di euro annui.

Il vicepresidente della regione Piemonte Fabio Carosso, per far fronte all’urgenza, aveva firmato un’ordinanza già dal 1 settembre 2022, che permetteva la caccia al cinghiale anche di notte, purché con visore notturno. Disposizione che prevedeva anche altri norme territoriali, ma insufficienti per una selezione importante.

Il cinghiale infatti è diventato un selvatico dalle molteplici dannosità. Distrugge le colture di mais e verdura con la velocità di un inarrestabile escavatore notturno, si spinge fino in città e sulle strade, rappresentando un pericolo per la circolazione, è un pericolo per i cani da caccia e trasmette la peste suina. Sono in tanti a chiedere la pelle del robusto suino che, con una stazza che può superare i 100 chili e con il suo carattere scontroso, ha fatto in fretta a moltiplicare i denigratori affamati di sangue, e anche di carne, poiché il cinghiale ha un ottimo gusto selvatico.

Nel 2022 gli incidenti stradali causati dall’invasione dei cinghiali sono stati uno ogni 41 ore, con 13 vittime e 261 feriti. Dati di Coldiretti riportano 1200 incidenti in Piemonte, uno dei più recenti risale al 4 novembre quando una famiglia di cinghiali aveva invaso la tangenziale di Asti-Alba provocando un incidente tra tre vetture, per fortuna senza feriti gravi, ma in tutti i casi i danni materiali sono sempre importanti. Sempre secondo Coldiretti, in Italia l’81% della popolazione è a favore all’aumento della caccia al cinghiale e al consumo alimentare della sua saporita carne.

Il cinghiale non è una preda mansueta e lo sanno bene i segugi, fedeli compagni di cacciatori dediti anche o soltanto ad altre specie, quali lepri e fagiani. Se un cane fiuta un cinghiale, d’istinto lo punta e abbaia. Il suino reagisce attaccando e sempre più spesso il cane ne esce sbudellato. Alcuni cacciatori hanno rinunciato all’attività venatoria per tutelare i loro cani.

Oltre alla distruzione delle colture, l’invasione dei cinghiali è collegata alla diffusione della micidiale peste suina. Una piaga molto diffusa sulla dorsale dell’Appennino tra Liguria e Piemonte, con gravi danni per l’allevamento e il turismo gastro enologico, poiché la peste suina, pur non essendo contagiosa per l'uomo, si trasmette facilmente ai maiali destinati alla catena alimentare, che devono essere abbattuti. A gennaio le associazioni degli agricoltori delle province interessate hanno chiesto misure speciali per incrementare l’abbattimento, decisioni messe in atto e già previste dal Governo.

Tra le due regioni è anche iniziata la posa di 260 km di rete anti cinghiale per contenerne la proliferazione, iniziativa già intrapresa nel 2022 tra i boschi della provincia di Alessandria. Una decisione con poche luci e molte ombre, resa obbligatoria dalla mancanza di misure più concrete.

L’unico predatore naturale del cinghiale è il lupo. La sua popolazione di razza pura conta in Italia circa 1500 esemplari, ma è in rapido aumento l’incrocio con cani selvatici che danno origine a una razza meticcia anche pericolosa per l’uomo. Ogni lupo può predare circa 200 cinghiali all’anno, numero insufficiente per sfoltirne la popolazione in maniera significativa. Il territorio italiano però, fortemente urbanizzato, fa sì che sempre più spesso i lupi che inseguono i cinghiali li spingano verso strade trafficate e periferie, causando incidenti e situazioni allarmistiche.

I lupi stessi, compressi in un paesaggio silvestre limitato, impegnati nella loro caccia si sono avvicinati ai centri urbani senza incontrare resistenza e stanno abdicando l’endemica diffidenza nei confronti dell’uomo, rinnovando le paure, tanto che anche nei loro confronti si sono levate voci di caccia selettiva.

Dunque"mala tempora current" per gli invadenti cinghiali, se è vero che i giovani ambientalisti hanno già preparato i manifesti in difesa della specie, dall'altra parte, quelli del calibro 12 hanno già lubrificato le doppiette in vista di prossime salsicce.

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Articolo pubblicato il 16/01/2023