Violenza sui papÓ, una piaga non riconosciuta

Ennesimo atto di violenza nei confronti di un papÓ. Quando la disparitÓ di trattamento diventa normale e non fa neppure pi¨ scandalo.

Domenica 19 marzo si è festeggiata la “Festa del Papà” e con essa si è ostentata anche la grande retorica che ogni anno accompagna questa giornata.

Tutti a ringraziare i papà per il loro ruolo e la loro funzione, tutti a dire quanto sia importante ricordare chi ci ha dato la vita.

Pochi, pochissimi, hanno ricordato che spesse volte i padri sono i bersagli di madri senza scrupoli che usano i figli come armi di ricatto per ottenere questo o quel privilegio nelle aule di giustizia a seguito di separazioni o divorzi.

Proprio in questi giorni a Sant’Agata Li Battiati, piccolo comune della Città Metropolitana di Catania, come riporta “Il Giornale di Sicilia”, “una donna di 34 anni, nei confronti della quale era stato emesso un divieto di avvicinamento, è stata arrestata dai Carabinieri dopo che per strada ha aggredito a schiaffi e pugni l’ex marito 53enne, perché le impediva di incontrare i figli”.

Detta così parrebbe che la donna fosse in stato di ansia per i suoi bambini e che – di conseguenza – abbia commesso tale gesto come atto di esaurimento per via della cattiveria dell’ex coniuge.

Le cose però vanno approfondite ed infatti va detto che “la donna il giorno precedente si era recata in casa dell’uomo per incontrare i figli, affidati all’ex marito. Aveva insistentemente bussato alla porta dell’abitazione del marito, che non l’aveva accontentata, stante il provvedimento restrittivo”.

Dalla cronaca qui riportata si evince che alla donna è stata comminata una misura restrittiva da parte di un giudice. Questa misura comporta che ella non si può avvicinare all’ex marito in quanto quest’ultimo è stato ritenuto parte lesa dai comportamenti dell’ex moglie.

Ma non è finita qui.

La donna, prima di raggiungere l’ex marito in strada dove è avvenuta l’aggressione che l’ha portata all’arresto, ha chiamato il padre dei suoi figli e lo ha minacciato di “buttare acido in viso ad una donna che ritiene sia la sua nuova compagna”.

Questo atto da solo giustificherebbe la decadenza della potestà genitoriale in capo alla donna che, con tutta evidenza, dimostra di essere incline alla violenza, non stabile nelle reazioni e, certamente, non un esempio corretto per la formazione psicologica dei figli.

L’uomo, all’arrivo delle Forze dell’Ordine, ha reso noto ai militari dell’Arma che l’ex moglie – nei giorni precedenti - si sarebbe recata a Catania presso la sede del suo posto di lavoro dove egli, “alla fine del proprio turno, l’avrebbe notata nelle vicinanze della propria autovettura, che peraltro aveva tutte e quattro le ruote a terra”.

I Carabinieri hanno così posto la donna in stato di fermo. La Magistratura ha deciso di lasciarla agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in attesa di processo.

Storie come questa sono all’ordine del giorno ma il mainstream dell’informazione dedica ore del palinsesto della televisione di Stato a parlare solo e soltanto della violenza contro le donne, del cosiddetto “Codice rosso” e dei femminicidi.

Quando ad essere vittima di vessazioni, aggressioni e molestie è un uomo la cosa passa sotto traccia. Come mai questa disparità di trattamento? Il reato è forse più grave quando esercitato nei confronti di una donna?

Sono molti i papà separati che ci rendono edotti di simili situazioni e, la maggior parte di loro, lamenta una disparità di trattamento quando la questione approda nelle aule giudiziarie.

Ci ripromettiamo di tornare sul tema con la speranza che lo Stato inizi a valutare i casi per quello che sono e a comminare le giuste pene a chi pone in essere comportamenti lesivi dell’altrui sicurezza, onorabilità e serenità.

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Articolo pubblicato il 21/03/2023