L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS – Sara Garino: Č l’Italia!

Il ritorno della “madre dei grani” in Europa

Madre dei grani. Così il sommo Virgilio aveva ribattezzato quella terra fertile e baciata dal sole dove erano cresciuti Romolo e Remo, capostipiti di una civiltà destinata a cambiare per sempre la storia del pianeta.

In effetti, da Roma antica e per tutti i secoli seguenti, il nostro Paese ha mai smesso di nutrire il continente, sia in termini di derrate alimentari (abbondanti e variegate) sia per quanto concerne la linfa culturale.

Eravamo il granaio d’Europa, e probabilmente lo saremmo ancora se, talvolta, qualche farraginoso codicillo non penalizzasse i prodotti della nostra Agricoltura a favore di prodotti di provenienza estera.

Siamo la nazione occidentale che detiene il maggior numero di marchi tutelati, questo quando tutto il mondo tenta di copiarceli per fare business con il brand made in Italy.

Siamo innegabilmente la culla dell’Occidente, nonché delle sue radici cristiane e – merita ricordarlo – anche di uno fra i suoi principali ceppi linguistici. Abbiamo partorito l’Arte, l’Architettura, l’Ingegneria, la Scienza e i primi codici di Legge, abbiamo dato lezioni di Oratoria e di Retorica e spostato sempre più a Nord, e sempre più a Oriente, la frontiera del mondo allora conosciuto. Sino a dare i natali a Cristoforo Colombo che, per quanto finanziato dai sovrani di Castiglia nel suo viaggio verso l’estremo opposto del pianeta, era pur sempre un Genovese.

Su quello che sarebbe diventato suolo italico sono nati il metodo sperimentale e il computer, è stato studiato per la prima volta il Sistema Solare, così come l’universo microscopico dei meccanismi che regolano il funzionamento del corpo umano.

Abbiamo – anzi, avremmo – l’Alfa e l’Omega del benessere, inteso come pienezza delle possibilità che riguardano tanto l’esistenza materiale (clima, cibo, approvvigionamenti, paesaggio ecc.) quanto quella spirituale e culturale (storia, tradizioni, patrimonio artistico ecc.).

Il punto è: per quale ragione, pur essendo miracolosamente dotati di tutto, non riusciamo come Paese a uscire dall’empasse e a liberare quello straordinario bagaglio di potenzialità – oggi si dice di know-how – che tutto il mondo ci invidia in modo indiscutibile e irrefutabile?

Serve davvero un’Italia che si muova e che non perda più tempo: un’Italia che metta in campo proposte realmente espansive le quali, perseguendo la crescita economica e valoriale degli Italiani, inducano di concerto una crescita per l’intero continente europeo. Di cui l’Italia, per credito storico e culturale, deve tornare a essere azionista riconosciuto.

Può essere questo il senso della consultazione elettorale europea appena conclusasi? Desiderare più Italia in Europa e porre l’accento prima sulla risoluzione dei problemi nostrani, affinché un Paese più forte e solido possa davvero cementare quell’unione sovranazionale capace, sinergicamente, di tornare a fronteggiare i nuovi giganti del Sol Levante. Non più la Persia dell’epoca delle falangi romane ma la Cina e l’India, dove il boom demografico ed economico condurrà a notevoli stravolgimenti nei prossimi decenni.

L’auspicio è che il prossimo lustro europeo rimetta davvero al centro dell’agenda politica  un liberalismo di stampo umanista, capace di concepire l’uomo e la sua legittima collocazione nel mondo come fine, e non come orpello a margine di qualche algido calcolo tattico.

Madre dei grani, magna parens frugum: è l’Italia! Che oggi, 2 Giugno, festeggia la Repubblica.

 

SARA GARINO

Direttore Editoriale

CIVICO20NEWS

 

 

 

 

 

 

 

(Immagine in copertina tratta da l’Huffington Post)

 

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Articolo pubblicato il 02/06/2019