Cambio di passo

Sinistrůsinistrůsinistr. DESTR!

L’affluenza alle urne per il recente rinnovo del nostro Parlamento ha toccato il record storico negativo del 64%: circa dieci punti in meno rispetto alla tornata del 2018, in discesa anch’essa rispetto al passato. In salita, invece, la destra politica. La disaffezione al voto elettorale, che inquieta alcuni e costringe altri alla riflessione, pone molti interrogativi. Altrettanti ne pone il consistente spostamento degli elettori verso la destra.

Ad aprile di questo anno, nella Francia che ha rieletto Macron come Presidente, il 41% dei voti è andato a Marine Le Pen, elemento politico di spicco del Rassemblement National, partito di destra prettamente nazionalista, sovranista, populista. Nelle elezioni parlamentari del settembre scorso, in Svezia, il secondo partito più votato è stato quello dei Democratici Svedesi, formazione anche questa di destra, di matrice nazionalista e populista.

Nel nostro mondo iperconnesso, pare dunque che i grandi fenomeni sociali si muovano sulla cresta di onde che varcano i confini nazionali e le mutazioni politiche osservate potrebbero indurre a ritenere che l’Europa stia cambiando.

Oggi, solo la Polonia e l’Ungheria sono guidati da Primi ministri di destra: Mateusz Jakub Morawieck e Viktor Mihály Orbán. Il primo è un esponente di Diritto e Giustizia, partito politico di destra di ispirazione conservatrice nazionalista populista e illiberale, come Fidesz, di cui è leader ungherese il secondo.

Domani, saranno tre gli stati membri dell’Europa guidati da leader di destra; infatti, nella coalizione che ha conquistato la maggioranza nelle recenti elezioni politiche, la più votata è stata Giorgia Meloni, Premier “in pectore”, che guida Fratelli d’Italia “descritto – si legge su Wikipedia - come un partito nazional-conservatore, nazionalista, populista di destra, conservatore in campo sociale, e post-fascista”.

Gli analisti si interrogano giustamente sui nuovi equilibri politici che potrebbero porsi in Europa e qualcuno enfatizza le incertezze ricordando proprio i natali post-fascisti di Fratelli d’Italia.

Angela Giuffrida, per The Guardian: “La prevista vittoria della coalizione… solleva interrogativi sulle alleanze del Paese in Europa”.

Nick Squires, per The Telegraph: “Meloni ha cercato di dissociarsi dal torbido passato del suo partito. Ma il partito ha ancora nel suo emblema una fiamma tricolore, che in Italia ha una connotazione fascista perché rappresenta la fiamma che arde sulla tomba di Mussolini.”

Thomas Schmid, per Die Welt: “La vittoria della alleanza elettorale non è stata brillante come speravano i loro leader. Perché il successo dei Fratelli va di pari passo con il fallimento della Lega di Matteo Salvini e di Forza Italia di Berlusconi…Il partito di Berlusconi – che da un giorno all’altro è diventato una star politica un quarto di secolo fa – si sta estinguendo”.

Daniele Verdu, per El Pais: “Un conglomerato politico che non governava dall’ultimo esecutivo di Silvio Berlusconi, caduto nel 2011 con un’Italia sull’orlo del fallimento, e una precoce Meloni come Ministro della Gioventù. Il risultato non sorprende nessuno in una campagna all’insegna del disinteresse e dell’apatia dei cittadini”.

Jason Horowitz, per il New York Times: “Il fascino del nazionalismo è rimasto intatto… l’Italia ha fatto nuovamente ricorso al desiderio perenne di un nuovo leader che potesse risolvere tutti i suoi mali.  Meloni si è trovata nel posto giusto al momento giusto”.

Jérôme Gautheret,  per Le Monde: “Giorgia Meloni ha invitato al “rispetto reciproco”, prima di dire ai suoi sostenitori che domani si tratterà di “dimostrare il nostro valore” e che la sfida futura sarà quella di “unire gli italiani”.

Chi scrive, per i propri lettori: “Saremo forse osservati speciali, ma il posizionamento internazionale dell’Italia, per i suoi precedenti storici, non potrà portarci né ai margini, né tantomeno fuori dalla UE”.

Si vales, vàleo.

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Articolo pubblicato il 07/10/2022