Dialoghi sul senso della vita – 8.1 di n.

Si può condividere l’essenza di un’esperienza, stimolandone il ricordo, solo con chi ne ha già fatta una analoga.

Gentili lettori,

a partire da ora, in modo non consecutivo, troverete nuovamente una lunga serie di articoli che percorrono quanto è avvenuto durante gli incontri di dialogo sul senso della vita che si sono tenuti nel corso di alcuni anni presso l’Unitre di San Raffaele Cimena (TO). Essi sono cominciati nel 2012 e continuano ancora oggi, anche se a ranghi ridotti per effetto delle norme anti pandemia, grazie alla disponibilità dei partecipanti.

 

A tutti loro porgo un profondo ringraziamento così come a voi che avrete la pazienza di leggere senza poter interagire direttamente. Ma poiché nulla avviene a caso e nulla va perduto, certo che non mancherà l’interazione secondo gli infiniti canali di connessione che sono caratteristici della vita, nonostante noi, attraverso di noi, in noi e tra di noi.

 

Questi articoli seguono la stessa modalità dei precedenti, contrariamente alle intenzioni e necessità di cambiarne la forma, visti i riscontri positivi che continuano ad arrivare a distanza di tempo.

 

Le scritte in grassetto inclinato si riferiscono agli interventi del pubblico.

Il testo è la trascrizione, più fedele possibile, delle registrazioni effettuate con videocamera.

 

Buona lettura.

 

 

 

Secondo incontro tenutosi nel pomeriggio del giorno 26 ottobre 2012 presso la biblioteca di San Raffaele Cimena sede dell’UNITRE locale.

 

 

Buonasera a tutti!

Vedo con piacere che siete sopravissuti al primo incontro; non è facile né scontato che si possano ascoltare certe cose e decidere di continuare a farlo! Sentendone la registrazione mi sono stupito per la pazienza e la disponibilità che avete mostrato nell’ascoltare cose così provocatorie. Sono informazioni che provengono dal nostro essere più profondo e per questo possono scatenare reazioni imprevedibili. Volevo ancora ringraziare la dottoressa per l’intervento fatto sul finire, che ha permesso di chiarire meglio, prima di tutto a me stesso, il significato di alcune affermazioni che, espresse in modo troppo sintetico, avevano generato incomprensioni.

 

IDP=INTERVENTO DAL PUBBLICO

…grazie a lei!

 

È molto importante poter rettificare le proprie affermazioni in una atmosfera di condivisione ed apertura; questa condizione permette di esprimersi a cuore aperto senza inutili timori o prese di posizione al solo scopo di salvare la faccia o per stabilire chi è il più bravo o il più forte!

Ricordo ancora che nessuno possiede la verità e siamo tutti qui per aiutarci reciprocamente a comprendere meglio le cose.

 

Una caratteristica di questi incontri è che non mi è stato possibile preparare in anticipo un canovaccio per trattarne il tema, diversamente da quanto è stato possibile fare negli scorsi anni su argomenti di portata più circoscritta. Però quest’anno dispongo di uno strumento ben più potente di un canovaccio personale: voi!  Voi siete trentuno persone, canovacci viventi, irripetibili, disponibili e autonomi, in grado di stimolare lo sviluppo di questo argomento da molti punti di vista.

 

È con grande gioia che, mettendo su carta i punti salienti dello scorso incontro, mi sono reso conto della quantità e tipo di informazioni che avete ascoltato perché significa che ci sono le condizioni per renderle disponibili.

 

Parlare di queste cose tempo fa è costato il rogo ad alcune persone, ma anche oggi non è privo di rischi. Infatti oggi, anziché bruciare fisicamente una persona, si usa bruciarne l’immagine e la dignità mettendola alla gogna mediatica.

 

Quindi trovare un uditorio, fisico, pubblico e consenziente, è trovare un autentico tesoro che nessuno può svilire né rubare!

 

Ciò premesso e ringraziandovi ancora per la possibilità che mi e vi offrite, vediamo cosa ci riserva l’incontro odierno.

 

La scorsa volta abbiamo considerato la possibilità di essere frutto di una informazione, che già di per sé è un concetto difficile da assimilare, …

 

IDP…già, è molto tosto!

 

… da trasferire nella pratica e poter essere utilizzato come mezzo efficace per modificare la nostra percezione delle cose e, di conseguenza, il nostro comportamento nel quotidiano.

 

È pur vero che ogni tanto, volenti o nolenti, ci vengono in mente delle cose e quindi dobbiamo prendere atto che dentro di noi circolano delle informazioni; sebbene non ne conosciamo la provenienza sappiamo che molte volte agiamo in loro funzione.

 

Quando ricordiamo un fatto che ci ha fatto arrabbiare, ci arrabbiamo nuovamente anche se in quel preciso momento non è presente la persona e la situazione; siamo in un altro contesto, tuttavia al solo ricordo del fatto torniamo ad arrabbiarci. Quindi ora prendiamo in considerazione quanto segue: pur non esistendone le condizioni, basta averne memoria per agire come se esse fossero presenti. Abbiamo un dato certo: nessuno può negare che quel fatto sia comunque accaduto! Infatti reagiamo a quel fatto solo perché è realmente accaduto a noi! E chi ci guarda, ma non lo ha vissuto, vedendo la nostra reazione non può comprendere la ragione del nostro comportamento.

 

Userei questo dato per evidenziare quanto segue: si può condividere l’essenza di un’esperienza, stimolandone il ricordo, solo con chi ne ha già fatta una analoga e, al contrario, non la si può condividere con chi non l’ha mai fatta e quindi non ne ha ricordo.

 

Ora butterò lì l’ennesima provocazione!

 

Da quanto appena affermato, risulta evidente che se uno avesse conosciuto l’origine da cui proviene, stimolandogliene nuovamente il ricordo proverebbe le stesse cose provate allora. Questa è una affermazione sconvolgente!

 

IDPe se non ce ne ricordiamo?

 

Lo sforzo che ci viene chiesto di fare nella nostra esistenza è proprio questo: ricordarci nuovamente da dove proveniamo, chi siamo veramente anziché continuare a riferirci a ciò che siamo diventati nostro malgrado.

 

Quando diciamo “noi siamo” dobbiamo ricordarci di non essere solo un corpo, ma un “qualcosa” prestato ad un sistema assai più complesso e più grande che ha bisogno di questo “qualcosa” per poter funzionare e ricordare quale è il suo compito. Similmente a come se noi fossimo un organo trapiantato in un corpo per aiutarlo a guarire da un danno subìto.

 

IDPricordare il momento della nascita, del concepimento, dei primi anni o anche di moooolto prima!

 

IDPfin dall’origine dei tempi!

 

Sebbene tutti i ricordi siano importanti per qualche ragione, la dottoressa potrà confermare o smentire, e alcuni problemi di cui soffriamo traggano origine nei nostri primi momenti di vita, figuriamo quanto più potenti possano essere le conseguenze che stiamo patendo derivanti da fatti ancora più remoti il cui ricordo sia profondamente radicato in noi nell’inconscio personale o condiviso tramite l’inconscio collettivo.

 

IDPc’è qualcuno che ricorda?

 

Tutti noi ricordiamo! Ma nella maggior parte dei casi in maniera inconscia.

Quando cominciamo a percepire che alla nostra vita manca qualcosa è perché ci stiamo collegando con un “prericordo”: il ricordo fondamentale di ciò che eravamo in origine che ora giace sepolto sotto strati di altri ricordi più o meno utili.

 

Ovviamente, visto che apparteniamo a una società che riteniamo evoluta, pensiamo di avere anche strumenti sufficienti per gestire tale condizione, per trovare il modo di colmare questo vuoto. Ciò è parzialmente vero, poiché l’essere umano è stato concepito con tali caratteristiche, però non significa che egli sia in grado, o ancora in grado, di riconoscerle e di usarle correttamente. Quindi tutti noi possediamo questo “prericordo”, quale principio informatore della vita, anche se attualmente non ne siamo più coscienti.

 

Siamo ormai così intrappolati nel turbinio degli eventi da non avere più la possibilità e la volontà di osservarli con il sufficiente distacco e tranquillità necessari a permetterne la gestione equilibrata, attraverso un’anima abilitata a farlo, alla luce delle informazioni contenute proprio in quel prericordo che percepiamo confusamente come “quella cosa che ci manca”.

 

Gli aspetti contingenti della nostra esistenza hanno preso il sopravvento sugli aspetti essenziali al punto di averci condotti alla certezza che esistano realmente solo i primi, mentre i secondi, nel migliore dei casi, li abbiamo definitivamente confinati nel campo delle buone intenzioni.

 

Ora sarei curioso di conoscere se qualcuno di voi sente in sé qualcosa di diverso dalle solite cose quotidiane, qualcosa di strano rispetto al consueto, qualcosa di cui non riesce a comprenderne la provenienza e la ragione!

 

… continua nel prossimo articolo

 

foto e testo

pietro cartella

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 07/10/2020