Anche nella depressione c定 del buono.

Se vero che ogni medaglia ha due facce e non tutto il male vien per nuocere.

 

 

Parte prima del nono incontro dei dialoghi sul senso della vita tenutosi nel pomeriggio del giorno 25 ottobre 2013 presso la biblioteca di San Raffaele Cimena (To) sede dell’UNITRE locale.

 

 

Buongiorno a Tutti,

eccoci nuovamente insieme.

 

Riprendiamo queste nostre riflessioni affrontando nuovamente un argomento che, riguardando la registrazione dello scorso incontro, pare sia abbastanza difficile da comprendere. Mi riferisco alla depressione intesa nella sua condizione positiva rispetto a quella solitamente considerata, cioè negativa, perché, essendoci il rischio di malintesi riguardo a quanto precedentemente affermato, non vorrei istigare chicchessia ad intraprendere strade pericolose. Quindi ora cercherò di spiegarmi meglio scendendo ancor più nel pratico.

 

Tutte le cose che ci accadono a livello fisico sono solo il risultato finale, visibile e tangibile, di processi che accadono prima in altri aspetti, invisibili e sottili, e quindi non così evidenti, del sistema dell’essere umano. Il sistema dell’essere umano è costituito da molti altri aspetti oltre a quelli di cui siamo coscienti e ai quali normalmente prestiamo attenzione. Tra di essi ve ne sono alcuni chimici e fisici, altri energetici, altri di natura ancora sconosciuta o poco esplorata, che, per quanto ci è possibile, indagheremo strada facendo.

 

Se ci capita di essere colpiti da una infezione, tale processo infettivo è iniziato da una informazione che ha agito come un codice di apertura del nostro sistema di protezione, un certo tempo prima di manifestarsi in maniera evidente nel nostro aspetto fisico. Di ciò che accade prima che esso si evidenzi fisicamente noi non ci accorgiamo solo perché non abbiamo sensi adatti a rilevare tali attività mentre avvengono, nelle altre parti del sistema dell’essere umano, durante il loro periodo di incubazione. Solo trascorso un certo tempo, ed acquisiti forza e struttura, la situazione diventa capace di manifestarsi nel corpo fisico dove sarà normale che i nostri sensi possano percepirla come una alterazione della nostra normalità e, di conseguenza, la nostra coscienza possa elaborarla decidendo conseguentemente se e come intervenire, compartecipando assieme ai processi automatici di ripristino dell’equilibrio messi in atto dalle difese immunitarie, oppure astenersene.

 

Il nostro corpo fisico è una parte che evolve continuamente senza il nostro intervento cosciente, secondo modalità quasi del tutto automatiche delle quali non ci rendiamo conto. Come per tutti gli esseri animali esiste una struttura che nasce e si sviluppa secondo programmi propri fino ad acquisire delle caratteristiche che, nell’essere animale uomo, possono essere utilizzate per uno scopo diverso della semplice sopravvivenza. Per semplificare concettualmente la nostra attuale condizione possiamo dire che il nostro sistema è come se fosse “temporaneamente scollegato” da ciò che lo ha originato (vedi schema seguente).

In questo schema si possono iniziare a considerare alcune cose tenendo conto che eviterò, come spesso ho ricordato, e per quanto possibile, termini come spirito e spiritualità, perché ormai normalmente usati in modo distorto. Al loro posto, e per evitare derive religiose di qualsiasi tipo, userò il termine “Origine” che permetterà più facilmente a ciascuno di noi di fare riferimento a qualcosa di non necessariamente definito relativo ad un’idea di quanto esiste prima di altro, di ciò che può contenere più sistemi, di qualcosa al cui interno possano avvenire simultaneamente innumerevoli processi vitali di ogni tipo e genere.

 

Quando il nostro sistema è sufficientemente maturo, può essere ristabilito il contatto con la sua Origine. Ciò avviene per gradi e in quel modo molto particolare che ognuno di noi percepisce come diverso dalle solite cose, ma di cui ci sembra di aver già conoscenza, di ricordare come qualcosa di già vissuto (situazione che viene spesso confusa erroneamente con poteri particolari o superiori della nostra personalità). Questi contatti sono sporadici, commisti ad altre cose, ed instabili, per cui generalmente vengono scartati come incomprensibili o inutili, e quindi archiviati nel subconscio. A volte avvengono in coincidenza di shock, incidenti, perdita di cari, scombussolando il nostro intero essere. A volte sono così veloci, come lampi, al punto che ne perdiamo immediatamente la memoria o ci sembra di esserceli sognati. Però quando anche solo un contatto di questo tipo avviene significa che l’intero sistema dell’essere umano è ormai pronto per attivare i processi di ricollegamento alla sua Origine e cominciare a svolgere la vera funzione per cui è stato pensato e sviluppato. Avverrà sempre più spesso che quel sistema sia oggetto di contatti, come se si stessero facendo dei tentativi di accensione del motore di un’automobile o di collegamento di un nuovo tipo di centralina di elaborazione dei dati necessaria al funzionamento di un sistema operativo umano di tipo completamente nuovo.

 

Fatta la premessa, torniamo all’aspetto positivo della depressione, inteso quale condizione necessaria affinché nel nostro sistema, strutturato come una fortezza, un tutto chiuso che si difende da ogni possibile intromissione, possa entrare qualcosa di diverso, necessario per compiere un salto evolutivo.

 

Come potete osservare nello schema, perché possa avvenire una comunicazione tra l’Origine e ciò che è stato originato, qualcosa di “fino a quel momento alieno” deve entrare nel sistema: ciò può avvenire solo se le sue difese risultano indebolite e quindi si possa creare una breccia, una “depressione”, una zona “vuota” che possa essere colmata da qualcosa di diverso. Tale situazione non arriva a maturare del tutto “automaticamente” attraverso le esperienze, ma deve essere nel contempo, per così dire, “chiamata” dall’interessato, anche se spesso quasi del tutto in modo inconscio. Niente avviene a caso e neppure solo per punizione; tutto fa parte delle lezioni della vita volte a creare le condizioni necessarie allo sviluppo di ciascun individuo in relazione al compito che gli è proprio. Se durante tali operazioni avvengono, non importa per quali ragioni, deviazioni o incidenti di percorso, allora vengono messi in atto i correttivi (che normalmente vengono recepiti come accadimenti negativi pur non essendo solamente tali). Se un sistema rimane troppo a lungo chiuso, rischiando l'asfissia per eccesso di protezione, la vita provvede a creare una depressione terapeutica (un po’ come una operazione di tracheotomia in extremis è necessaria per salvare la vita a colui che non riesce più a respirare). Certo a noi non pare piacevole, ma veramente nella maggior parte dei casi ci salva dal diventare definitivamente asfittici e sclerotizzati. Chiaramente non sempre tutto può funzionare correttamente a prescindere da qualsiasi variabile volontaria o interferenza accidentale; anche la medicina più sperimentata non funziona se il paziente non vuole guarire e si mette volontariamente per traverso!

 

Mi piacerebbe poter parlare di questo aspetto della depressione con chi si interessa dell’argomento dal punto di vista della medicina, perché è evidente che non si possa liquidare così semplicemente …

 

IDP = intervento dal pubblico … ne parlavano questa mattina nella trasmissione televisiva Elisir …

 

…poiché oggi, a ben vedere, non c’è una sola persona che, poco o tanto, in modo occulto o manifestato, non abbia sindromi depressive. Infatti, in generale, poiché i tempi sono maturi per cambiamenti profondi, anche le condizioni ambientali si stanno adeguando in modo da agevolare tali processi di cambiamento. Occorre tenerne conto: ognuno prima o poi ne sarà coinvolto. Però, comprendendone il senso, sarà essenzialmente un aiuto in una situazione certamente critica e delicata, non più semplicemente una malattia conclamata e stabilmente radicata, ma già la sua fase risolutiva.

 

Insisto sul fatto che i tempi siano maturi per un cambiamento per evidenziare che niente può più restare nascosto e quindi vengono alla luce, e sempre più persone possono osservarle, situazioni che fino a poco tempo fa neppure si sospettava che esistessero. Essendoci però ancora troppa poca esperienza umana relativamente a tali accadimenti, è facile cadere in errori di valutazione e cercare di combatterle anziché farne buon uso.

 

Possiamo ancora dire che, insieme ai cinque sensi, nel nostro sistema biologico esistono anche una coscienza e un’anima “circoscritta biologicamente” composta da vari aspetti, sanguigno, nervoso, ormonale, energetico e altri, di cui si occupano vari esperti. Occorre comprendere bene quanto tutto ciò influenzi la nostra cosiddetta “salute” e l’eventuale ricerca della giusta “medicina” relativa al suo necessario ripristino.

 

Quando si evidenzia una sindrome depressiva è chiaro che nel nostro sistema sta succedendo qualcosa; infatti ciò che di nuovo si è introdotto in noi è in grado di osservare cosa accade nel nostro intero sistema, cosa che fino a quel momento, essendo privi degli strumenti adatti, noi non potevamo fare. Certo che non è cosa facile cominciare a rendersi conto di cose che ci hanno condizionato tutta l’esistenza a nostra insaputa e dover superare i limiti che esse costituiscono, specie quando siamo noi stessi a dover fare la nostra parte senza poterla delegare ad altri; infatti il medico e la medicina possono aiutarci ma non possono fare la nostra parte in vece nostra.

 

Quindi si tratta di iniziare un percorso di vita completamente nuovo a partire dagli impulsi che la coscienza riceverà da questa “altra presenza”, accettandone compiti e conseguenze che interagiranno con il quotidiano sempre più in modo prevalente fino alla sostituzione totale di tutti i vecchi princìpi ispiratori con quelli nuovi. Principi che determineranno un tipo umano diverso da quello semplicemente biologico naturale. (che è quanto sostengono essenzialmente alcune religioni e filosofie millenarie).

 

… continua nel prossimo articolo

 

foto e testo

pietro cartella

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Articolo pubblicato il 03/11/2020