Perché è fondamentale reintrodurre la leva obbligatoria

La leva obbligatoria per insegnare l’onore e il rispetto ai nostri giovani. Scopriamo insieme il punto di vista di Danilo Gaglione.

La leva obbligatoria è stata abolita dal 2005, e da allora si nota visibilmente una gran differenza caratteriale e non solo tra chi l’ha fatta e chi no.

Ai buonisti della sinistra, veri mandanti ed esecutori del naufragio valoriale ed identitario dei giovani va tolto urgentemente lo scettro del potere nelle scuole; dove purtroppo per troppi anni professori post sessantottini hanno indottrinato i giovani con idee libertarie incentrate sull’antimilitarismo e sulla totale assenza del dovere. A loro va imputato l’attuale disastro culturale delle nuove generazioni. Vediamo palesemente che sempre più giovani hanno perso totalmente il rispetto verso gli altri, non riconoscono più nessuna regola di civile convivenza, vivono come dei parassiti nella società, non hanno carattere ed hanno perso qualsiasi valore sano della vita.

 

La leva obbligatoria non è mai servita più di tanto allo Stato, che necessita sempre di più solo di militari professionisti, ma è stata fondamentale per i giovani che hanno avuto la fortuna di effettuarla.

 

La leva obbligatoria non serve per creare guerriglieri, ma uomini con la U maiuscola.

 

È solo un “periodo formativo” che aiuta i ragazzi a crescere. Li educa alla vita, insegna loro a cavarsela da soli e gli permette di vivere in una società dove bisogna rispettare delle regole, esattamente come nel mondo del lavoro.

 

È un periodo di crescita individuale e di corpo, cioè di comunità, che non lede l’intelligenza della persona.

 

È una scuola che istruisce i giovani ancora legati alle comodità del tetto genitoriale, alla mamma che vizia con la colazione già pronta ecc, a cavarsela da soli per provvedere ai propri bisogni. Taglia il “cordone ombelicale” che ancora li lega alla famiglia.

 

La leva militare completa i giovani di di una disciplina che non viene insegnata nel mondo della scuola (dove tutto è dovuto) e della famiglia (dove le punizioni sono diventate un miraggio).

La maggio parte dei giovani che hanno affrontato questa esperienza hanno plasmato il loro carattere tramite essa, hanno imparato cosa sia l’umiltà, in senso dell’onore e il rispetto per il prossimo, ma non solo.

 

E non è vero che tutti quelli che hanno “subito” la “naja” lo ricordano come un periodo di torture e soprusi. Forse all’inizio hanno incontrato difficoltà nell’integrarsi “nel nuovo mondo”, ma alla fine ne sono usciti UOMINI, forse all’inizio hanno pianto per aver lasciato la propria famiglia, ma alla fine hanno pianto di nuovo per aver lasciato i loro compagni…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Me stesso, nel 2020, impiegato come militare della Croce Rossa durante la Fase 1 della Pandemia dovuta al Covid19

 

 

Quello che serve in Italia, attualmente, è maggiore coesione fisica tra i giovani, attualmente coesi solo virtualmente tramite le nuove tecnologie, privi di esperienze “forti” capaci di plasmare il loro carattere.

La leva obbligatoria servirebbe sicuramente allo scopo, una esperienza forte e soprattutto umile per distaccarli dal mondo virtuale immergendoli in quello sociale, e per farli tornare con i piedi per terra.

 

Di  Danilo Gaglione - Jeda news

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Articolo pubblicato il 17/07/2021