L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Per fermare la guerra, urge una Conferenza Internazionale per promuovere la Pace e la sicurezza

Fondazione Basso: Italia prema per “nuova Helsinki”

Le cronache di ogni giorno ci parlano di guerra, bombardamenti, sanzioni, certamente controproducenti per gli Stati che le propongono ed attuano, e meno per la Russia cui sono rivolte.

 

I commentatori di tutto il mondo, fantasticano su quel che potrà succedere domani 9 maggio, anniversario della  vittoria dell’Unione Sovietica, alla conclusione della seconda guerra mondiale, cercando di interpretare la portata delle parata militare di Mosca od i proclami di Putin.

 

Intanto civili e militari continuano a morire in Ucraina e i giovani soldati russi,  vengono mandati al fronte, soccombono, forse neppur sapendo il perché.

L’Onu si è dimostrato inutile quasi quanto la Società della Nazioni nel novecento. Peggio ancora dell’Unione Europea con l’insignificante presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

 

L’Europa decadente e passiva, è ormai vittima di riposizionamenti di potere ed influenza di Cina, Stati Uniti e Russia sullo scacchiere internazionale con conseguenze che ricadranno su di noi, sotto il profilo economico  e dei mercati, che vanno ben al di là del contesto bellico.

 

Si parla della necessità inderogabile di riscrivere la Convenzione di Ginevra, che limiti ancor di più l’uso della violenza, ma chi pone mano?

 

Giorgio Merlo ha scritto una lucida analisi su “La politica estera Italiana: Storia di una decadenza”, partendo da Andreotti e planando su Di Maio, che potremo sottoscrivere in ogni punto, ma in particolare quando sostiene:” Non possiamo continuare ad appaltare la politica estera al battutismo televisivo o ad uscite estemporanee e del tutto casuali di presunti ed improvvisati leader politici.”

 

C’è però qualcosa di importante che si è mosso, che non dovrebbe rimanere lettera morta.

 

Un’iniziativa italiana per spingere l'Ue a convocare una Conferenza, sul modello di quella di Helsinki del 1975, per arrivare a un nuovo trattato sulla sicurezza internazionale. E’ l'appello del Centro per la riforma dello Stato, della Fondazione Basso e della rivista "Alternative per il Socialismo", lanciato nei giorni scorsi in una conferenza nella sede della Fnsi, a Roma.

 

Presenti i costituzionalisti Gaetano Azzeriti, Claudio De Flores e Luigi Ferraioli della Fondazione Basso.

L’ Italia prema per una “nuova Helsinki” ed hanno proposto alcune soluzioni per la cessazione del conflitto tra Russia e Ucraina.

 

Per fermare la guerra - hanno detto - non si può solo «sperare nell'annientamento della Russia e nella vittoria dell'Ucraina». Serve «una conferenza internazionale in sede Onu a cui invitare i belligeranti», per arrivare a un cessate il fuoco e negoziare una pace, lasciando alla Corte penale dell'Aja (organismo peraltro non riconosciuto dalla Federazione Russa ma neanche dagli Stati Uniti) il giudizio sui crimini di guerra.

 

Insomma, rimettere al centro le leggi, il diritto internazionale partendo, perché no, proprio dalla Costituzione italiana».

 

Sulla fattibilità di una soluzione di questo tipo, Gaetano Azzeriti ha spiegato: «Si obietta che la Russia non parteciperebbe a una conferenza di pace. Ma se è difficile immaginare un incontro fra Biden e Putin con la mediazione del dittatore Erdogan, sarebbe più difficile per la Russia non partecipare a un tavolo con Europa, Cina, India e gli stati africani».

 

La Conferenza è un obiettivo di cui dovrebbe farsi «portavoce il Parlamento", secondo i tre costituzionalisti.  Chi esprimerà la volontà politica e l’onestà intellettuale per coglierà questa proposta che non è certo una boutade?

 

Ad Helsinki l’Italia negli anni 1973 -75 era rappresentata da Giuseppe Medici e poi  da Mariano Rumor, ministri con lunga esperienza, affiancati da uno staff di prim’ordine. In quel contesto l’Italia e la Santa Sede, rappresentata dal cardinale Achille Silvestrini, svilupparono collaborazioni decisive con le altre delegazioni, volte a creare le condizioni per la fine della guerra fredda.

Le 35 delegazioni dopo approfonditi confronti approvarono il riconoscimento dell'inviolabilità dei confini nazionali e il rispetto dell'integrità territoriale.

 

Principio  visto come un notevole successo diplomatico anche  dall’Unione Sovietica, desiderosa di affermare le sue acquisizioni territoriali nell'Europa orientale dopo la fine della seconda guerra mondiale e di impedire agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni, come successo in Corea e Vietnam.

 

La sezione degli accordi relativa ai diritti umani costituì la base per il lavoro del Gruppo di Helsinki, con la creazione di un’organizzazione non governativa indipendente creata per monitorare l'osservanza degli accordi.

Tale Gruppo fu all'origine della Federazione internazionale di Helsinki e dei Diritti Umani. 

 

Anche se le disposizioni relative ai diritti umani riguardavano tutti gli stati firmatari, l'attenzione si concentrò sulla loro osservanza nell’Unione Sovietica e nei Paesi del Patto di Varsavia.

 

L’amministrazione statunitense di Jimmy Carter, inoltre, contribuì a dare centralità alle norme relative ai diritti umani nelle relazioni tra Est ed Ovest.-Tale attenzione aumentò progressivamente, e le disposizioni degli accordi di Helsinki riguardanti i diritti umani divennero sempre più fortemente un punto di riferimento e l'oggetto delle rivendicazioni dei dissidenti attivi all'interno del mondo comunista, così come dei loro sostenitori in Occidente.

 

La via è di fatto, già tracciata. L’importate sarebbe iniziare il confronto.

Oggi purtroppo il Governo offre Di Maio, ma con un po’ di coraggio, per il conseguimento del “Bene comune” potrebbe anche venir dislocato altrove…, perché “Sono proprio le condizioni e gli eventi drammatici che arrivano quotidianamente dal fronte orientale, dalla Russia  in particolare, che impongono una revisione di rotta anche per la politica italiana” conclude Giorgio Merlo.

 

Le intelligenze e le esperienze anche nel nostro bistrattato Parlamento non  mancano. Sarebbe tanto difficile far mergere anche la volontà?

 

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

 

 

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Articolo pubblicato il 08/05/2022