La verità su Isabella la cattolica - parte 1

Isabella è prima di tutto Madrigal

Ho deciso di affrontare subito il tema della straordinaria sovrana di Spagna, sposa di Ferdinando, che finanziò il viaggio di Cristoforo Colombo, ma non solo. Ho riletto (in biblioteca ne ho tanti altri NON letti) il testo, La regina diffamata. La verità su Isabella la Cattolica”, di Jean Dumont, SEI (Società Editrice Internazionale), del 2003. Il testo è introdotto da un invito alla lettura di Vittorio Messori. E' un lungo e accanito lavoro su una regina che ha veramente fatto la storia non solo della Spagna, ma di tutta la Cristianità occidentale.

 

E' una sfida quella lanciata da Dumont, che, utilizzando una grande massa di documenti spesso inediti si propone di smontare la “leggenda nera”, provando la falsità delle accuse e dimostrando che è ben fondata la fama di santità di Isabella. Una figura che è stata infangata dai più svariati accusatori a partire dagli ebrei, islamisti, massoni, liberal di ogni tipo, ma anche da secessionisti catalani, baschi, galiziani, antifranchisti. L'obiettivo di tutti questi è impedire che la Chiesa beatifichi Isabella che qualche avversario ha definito, “un diavolo in forma di donna”.

 

Isabella nasce il 22 aprile 1451 in un villaggio dell'altopiano della Vecchia Castiglia, Madrigal de las Altas Torres. I suoi genitori sono il re Giovanni II di Castiglia e la sua seconda moglie, Isabella di Portogallo. Dumont cerca di capire e descrivere l'ambiente di Madrigal, in cui “è sbocciato questo fiore della storia”. Un ambiente che lasciato un segno profondo in Isabel, sia dal punto di vista religioso, artistico, sociale e politico. C'è un ritratto che la ritrae giovane, con la carnagione molto chiara, bionda, sguardo gradevole e schietto, il viso molto bello e ridente. Dumont è convinto che per scrivere la storia di Isabella, “sia preferibile andarla a scoprire anche nel suo sicuro microcosmo d'epoca, anziché fare assoluto affidamento al macrocosmo delle 'scienze umane'[...]”.

 

Pertanto, per Dumont, Isabella è prima di tutto Madrigal, villaggio dal passato di straordinaria ricchezza cristiana, sua culla profetica. Naturalmente non mi soffermo sulle interminabili vicende, sulle contestazioni dei partiti nobiliari, su come sia arrivata a diventare regina di Castiglia. Lo hanno fatto gli autorevoli storici come Tarsicio de Azcona o Joseph Perez, per nominare quelli più celebri. Tuttavia il testo ci racconta anche come arrivarono al matrimonio i due giovani re, Isabella e Ferdinando, entrambi giovani coetanei affascinanti, che si sono scelti da soli. Un matrimonio frutto non di soli calcoli politici e finanziari (come si evince dal Concordato), che c'erano, ma c'era anche l'amore, la passione, al contrario di quello che sostengono Perez e Azcona.

 

Isabella regina di Castiglia, Ferdinando re d'Aragona, si incontrano a Valladolid, dopo un viaggio da leggenda. Il matrimonio si svolge il 18 ottobre, celebrato dall'arcivescovo Carrillo. I giovani sposi all'inizio hanno avuto grosse difficoltà, a causa di principi e nobili, ma anche di Enrico IV, che non accettavano questo matrimonio, ma a poco a poco riescono a moltiplicare le alleanze a loro favore, come quella dei Mendoza, in particolare del marchese di Santillana. I futuri Re Cattolici, con il “Concordato” del 1475, prefigurano l'unità della Spagna attraverso l'unione dei due Regni. Dumont descrive la prima guerra che i due sovrani hanno affrontato contro il re del Portogallo, Alfonso V che pretendeva la corona di Castiglia. Quest'ultimo intanto si era alleato con Luigi XI,

 

Creazione dello Stato moderno.

 

I re cattolici dopo aver sconfitto la minaccia franco-portoghese, hanno iniziato a ristabilire la piena autorità dello Stato in Castiglia e riorganizzato il paese. Ben presto crearono un nuovo Stato, con caratteristiche moderne. Ma per ottenere questo risultato hanno dovuto combattere le pretese dei vari nobili locali. Poi c'era la situazione religiosa molto grave degli ebrei e dei conversos, che si sono convertiti al cristianesimo. Lo storico Diego Hurtado de Mendoza, figlio di uno degli uomini di fiducia di Isabella, potrà scrivere: “I Re Cattolici misero il governo della giustizia e delle altre cose pubbliche nelle mani di uomini di classe media, né grandi né piccoli, senza offesa per gli uni o per gli altri, la cui professione era la legge, la cortesia, il segreto, la verità, la vita retta e i costumi non corrotti, persone che non sollecitano e non ricevono regali […]

 

Essi, invece, con dolcezza e umanità, si riuniscono nell'ora prevista per ascoltare le cause e giudicarle, e discutere il bene pubblico”. Isabella ha soddisfatto le aspirazioni popolari di difesa locale contro le oligarchie dei vari nobili. Rivolte di contadini e abitanti di città sollecitarono l'appoggio reale. “Fu allora che si rafforzò l'immagine della monarchia di Isabella e Ferdinando, attenta ai desideri del popolo e preoccupata a garantire loro protezione”. Lope de Vega di questa condotta, ne fece un'opera teatrale.

 

A questo punto Dumont si pone una domanda che ci fa riflettere molto: “Ci si chiede perché gli storici, anche migliori, abbiano omesso di rivelare che Isabella e Ferdinando hanno risposto istituzionalmente all'attesa popolare creando rappresentanze elettive nelle municipalità. Un'importante conquista, presente in molte città spagnole più importanti dell'epoca. “I rappresentanti agivano in collegamento diretto con i Consigli reali”. Dumont ha consultato gli archivi e sa cosa scrive.: “la rappresentanza popolare voluta da Isabella è così efficace e generalizzata che la troviamo in America nel 1530 [...]”.

 

E' un “grande passo democratico”, scrive Dumont. “La monarchia di Isabella fu dunque una 'monarchia popolare', modello di modernità, come la memoria popolare non cessa di ricordare, e di celebrarla, fino ai nostri giorni”. Una lezione per chi non conosce la Monarchia spagnola. “I Re Cattolici vennero quindi in soccorso del popolo delle campagne, come erano giunti in soccorso del popolo delle città creando la rappresentanza popolare [...]”.

 

Interessante la descrizione della riorganizzazione di Isabella dello Stato dal punto di vista economico, in particolare del sostegno e della promozione del grande allevamento delle pecore, basato sula transumanza. Era la principale ricchezza propriamente castigliana. La lana di alta qualità delle pecore merinos, era ricercata sui mercati europei. La Spagna garantiva, mediante la transumanza, la migliore alimentazione degli ovini in ogni stagione.

L'Inquisizione vista come ripristino dell'ordine.

 

Realizzata progressivamente dal 1477 al 1490, “non è da parte di Isabella l'effetto di una pulsione aberrante e divergente, ma una delle numerose istituzioni attraverso le quali ella ha condotto a buon fine la ricostruzione dello Stato castigliano e la protezione del popolo: un'impresa compiuta a difesa del popolo castigliano inteso come 'popolo di Dio', il Dio cristiano. Certo il tema è complicato, come ho scritto altre volte, c'è da fare la solita raccomandazione: per comprendere appieno bisogna calarsi in quell'epoca in cui è vissuta la regina di Spagna. Inquisizione rivolta principalmente nei confronti degli ebrei e dei conversos.

 

Secondo gli studi di Dumont, “nell'inquisizione non vi è antisemitismo, nel senso moderno dell'odio biologico, razziale”. Non solo, avverte Dumont, Ferdinando stesso era, “di lignaggio in parte ebreo, per eredità materna”, peraltro elencando i vari consiglieri e collaboratori diretti, intimi della regina sono di origine ebrea o conversa. Perfino Thomas de Torquemada, era nota l'origine conversa. Inoltre Dumont chiarisce che, la repressione antigiudaizzante, era già stata rivendicata dagli ebrei conversi. “Questi nuovi cristiani sono generalmente convinti, e perfettamente avvertiti, del pericolo della giudaizzazione [...]”.

 

Uno di questi è Salomon Ha-Levi, un tempo rabbino, in seguito vescovo di Burgos con il nome di Pablo de Santa Maria, autore di un “Dialogus contra Judaeos”. Ma ce ne sono tanti altri, ex rabbini come principali inquisitori e grandi polemisti. Dumont fa cenno dell'intolleranza ebrea, maggiore di quella cristiana, come confermano altri storici come Fernand Braudel.

 

Addirittura il liberale Salvador Madariaga, afferma che “L'inquisizione spagnola per molti fu un'idea ebrea”. Tuttavia, Dumont sostiene che l'Inquisizione in Spagna non ha mai raggiunto il carattere inquisitorio conosciuto in Francia, con i roghi dei Catari, quelli dei Templari o quello di Giovanna d'Arco. “In Castiglia non vi è d'altronde alcuna tradizione di roghi religiosi[...]”. E se poi si è giunti a una sistematica repressione, è perché era in gioco l'esistenza stessa della Spagna cristiana, osserva Ludwig von Pastor, autore dell'immensa “Storia dei Papi”.

 

“La supremazia degli ebrei spagnoli si fece intollerabile per le masse”, masse che volevano restare cristiane”.

Dumont fa riferimento a una serie di esempi di rivolte popolari contro l'ebraismo e i conversos (non convertiti) che cercano di riprendere il potere politico ed economico. Il rischio per la Spagna è grande e Isabella e Ferdinando lo hanno avvertito dopo la sanguinosa battaglia di Siviglia. Il problema dei converso è il nodo gordiano da risolvere senza esitare, in modo drastico, definitivo. Ecco il progetto dei sovrani spagnoli: un nuovo e rigoroso battesimo per tutti. Un certificato rilasciato dal Tribunale della fede, che “significava qualificare definitivamente i conversos come cristiani e spagnoli con pieni diritti”.

 

Nonostante questa situazione, Dumont titola un paragrafo: “Una primavera di carità”, tuttavia la misericordia non era assente nei due sovrani, ricevendo la bolla papale, lanciarono a Siviglia, “una vasta campagna di catechizzazione dei conversos, per convincerli a rinunciare da soli alla loro infedeltà. Una campagna – precisa Dumont – che faceva ricorso, in primo luogo, alle 'dolci ragioni e ai teneri ammonimenti' invocati dal segretario reale converso Pulgar”. Mendoza redige un vero e proprio catechismo per i conversos. Lo scrittore francese ci invita a soffermarsi su questa primavera di carità, e soprattutto a sfatare alcuni luoghi comuni, ripresi da molti nostri media e dai manuali scolastici.

 

Durante tutto il Medioevo a sud dei Pirenei è successo un fatto unico in Europa: la fusione biologica fra cristiani ed ebrei: ciò permise, fenomeno inesistente altrove, l'ascesa delle discendenze ebree in cima alla gerarchia sociale cristiana. Questo riavvicinamento biologico fu dovuto alle donne ebree divenute cristiane”. Grazie a tutta questa tolleranza e fraternità, faceva della Castiglia il “regno delle tre religioni” (cristiana, musulmana ed ebrea). I cristiani sposavano le ebree perché particolarmente belle. Infatti, c'è una incredibile presenza maggioritaria conversa nell'alta nobiltà spagnola, fra gli alti funzionari, i consiglieri e collaboratori del re, era presente anche nell'alto clero.

 

Alla fine consultando le fonti si può scrivere che per certi versi Isabella diventa “Protettrice degli ebrei”. Nel 1477 Isabella prende sotto la sua protezione gli ebrei, in particolare i loro beni, soltanto quando percepisce il pericolo dei giudaizzanti entra in azione l'Inquisizione, che deve essere considerata nelle sue giuste proporzioni. Certamente NON sono le cifre enormi fornite certi storici. In ventiquattro anni di governo di Isabella le vittime dell'inquisizione non furono superiore ai quattrocento. Certo, ammette Dumont, “un bilancio pesante, ma non paragonabile all'orgia di massacri con il fuoco che la cultura scolastica ha radicato nello spirito popolare”.

 

Un numero relativamente limitato scrive Braudel. Sicuramente infinitamente più limitato rispetto alle centinaia e migliaia di ghigliottinati, delle fucilazioni di massa, delle deportazioni delle “colonne infernali” nei soli sei anni di Terrore (1793-1799) della Rivoluzione francese, “in nome della quale si giudica l'inquisizione spagnola senza nemmeno aver studiato la storia. Ben presto i conversos si dimostrarono, “malvagi” e non dolci e povere pecorelle oppresse come ci vengono dipinte. Ormai erano diventati un pericolo sociale, organizzavano complotti, assassinii.

 

Attenzione però ci tiene a precisare Dumont: la battaglia del governo spagnolo era contro i cristiani, perchè l'inquisizione, bisogna ricordarlo, ha potere soltanto sui battezzati, e non sugli ebrei, che non subiranno mai repressione, salvo per crimini particolari, e che potranno continuare a professare liberamente la fede ebraica”. Dumont accenna alle prigioni che non erano l'”anticamera dell'inferno”, come è stato scritto. Poi c'erano le tante garanzie degli inquisitori per l'accusato. Gli accusati vengono giudicati tutti allo stesso modo, nobili o popolani, ricchi o poveri.

 

Il V° capitolo si occupa dell'espulsione degli ebrei.

 

Anche qui ci sono tante leggende da smascherare. L'espulsione ridusse certamente la repressione nei confronti dei conversos ed è stata decisiva per il ritorno alla pace religiosa. In merito all'espulsione degli ebrei, Dumont si sforza di trattare l'argomento e di dare delle risposte con giustizia sia per i cristiani che per gli ebrei. Lo fa in quattordici punti che non sto qui ad esporli. Accenno a qualche risposta. Intanto gli ebrei aiutarono i musulmani a conquistare i territori spagnoli. Per quanto riguarda l'accoglienza si possono accettare singole persone, non a titolo perpetuo un popolo intero. In quanto il popolo ospitante ha diritto alla propria identità, alla quale lo straniero non può attentare e gli ebrei erano considerati stranieri.

 

Agli ebrei sono stati dati quattro mesi di tempo per lasciare il territorio spagnolo, non hanno subito molestie durante l'uscita dal territorio. Tuttavia la sorte peggiore toccò agli ebrei che si diressero nel Maghreb, in Marocco, numerosi trovarono la morte o la schiavitù nei battelli dei Mori. I beni degli ebrei sono stati donati alle chiese o ai signori che li avevano ospitati. Dumont precisa che soltanto un numero ridotto di ebrei ha lasciato la Spagna. Lo scrittore francese ha cercato di dimostrare che l'espulsione degli ebrei non è stata una macchia da non perdonare a Isabella. Peraltro l'assemblea dei dottori dell'Università di Parigi si è congratulata con i re cattolici. Quanto alla Chiesa, Alessandro VI accolse a Roma con generosità molti ebrei spagnoli espulsi.

 

Infine Dumont espone un particolare che riguarda il nostro tempo. Durante la persecuzione nazista di Hitler, è proprio uno spagnolo tradizionalista, la cui famiglia ha origini in quei “battesimi affrettati” degli ebrei a venire in loro soccorso. “Quest'uomo aveva una doppia linea di discendenza conversa, paterna e materna: si chiamava Francisco Franco Bahamonde, due nomi di famiglie converse”. Dumont precisa che Franco era un “capo di uno Stato spagnolo cristiano e autoritario, aveva ristabilito, come prima decorazione ufficiale, l'Ordine di Isabella la Cattolica e dato allo Stato per emblema il simbolo dei Re Cattolici, il gioco e le frecce: quest'uomo si gettò in soccorso degli ebrei in pericolo”.

 

Del resto Hitler e il suo Istituto della razza, sapevano delle origini ebraiche di Franco, ecco perché lo chiamavano “ufficialetto ebreo”. Peraltro Franco, discepolo di Isabella, fece una cosa inaudita nel pieno del trionfo di Hitler, diede la nazionalità spagnola ai discendenti degli ebrei espulsi dalla Spagna, ponendoli sotto la protezione di uno Stato neutrale, strappandoli così a sicura deportazione. “Si calcola che Franco abbia salvato così 400.000 ebrei [...]”. Ogni anno il 20 novembre, anniversario della morte di Franco, gli ebrei svolgono una celebrazione di riconoscenza per la sua memoria.

 

(Continua)

 

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Articolo pubblicato il 18/08/2023