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L置omo, i misteri e l段gnoto
E' doveroso chiederci se stiamo andando verso la fine del mondo
Pregnante riflessione di fratel Massimo Coppo, erede spirituale di Marcello Ezechiele Ciai.
Articolo di Andrea Elia Rovera
Pubblicato in data 03/11/2023

In questi giorni diversi nostri lettori ci hanno espresso preoccupazioni legate a ciò che sta accadendo a livello geopolitico tra Israele e i territori palestinesi. La terra di Gesù Cristo è nuovamente martoriata da un conflitto inspiegabile che sta portando alla moria di migliaia di vittime innocenti.

Molti vedono in questi tragici eventi del Medio Oriente la realizzazione della profezie di Gesù che, rivolgendosi ai suoi, disse: “Come il lampo esce da levante e sfolgora fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”. (Matteo 24:27)

Secondo molti ministri di culto delle diverse confessioni cristiane (Cattolici, Ortodossi ed Evangelici)ci si starebbe avvicinando alla Seconda Venuta di Cristo.

Ad affrontare il tema anche fratel Massimo Coppo (nella foto a destra), noto predicatore delle terre di Assisi, che in un suo video di qualche giorno fa ha detto: “E’ da più di due settimane che è in corso la guerra tra Palestina e Israele. Si rischia veramente di arrivare ad un conflitto allargato. E’ possibile vedere questi eventi con un’ottica profetica? Chiedersi: saremo alla fine dei tempi?”.

La domanda è lecita e legittima per chi ha fede. In fondo Gesù ha spesso ricordato che ci sarebbe stata una fine dei tempi e che questa sarebbe stata preannunciata da segni piuttosto evidenti.

Chiaramente di conflitti ne abbiamo giù vissuti diversi. La Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono stati atroci e truci. Avrebbero potuto essere i segni dei tempi di cui la Sacra Scrittura ci parla. Col senno del poi possiamo dire che non era ancora giunta l’ora della parusia del Signore.

Oggi, in questo scenario geopolitico, “saremo alla fine dei tempi”?

Fratel Massimo prosegue: “C’è una guerra in corso – da più di un anno e mezzo – tra Russia e Ucraina. Che succede? E’ legittimo chiedersi se ci stiamo avvicinando alla fine? Siamo in uno dei tanti periodi di turbolenze della storia. Ce ne sono stati tanti, indubbiamente, o siamo nel periodo finale, vicino agli ultimi tempi?”.

La domanda è ricorrente perché l’argomento è stringente. Le sorti del mondo sono nelle mani dei potenti della terra ma, per chi crede, sopra di loro sta il Signore della storia, il Dio degli eserciti, il Creatore del mondo.

In questa chiave spirituale ed escatologica, fratel Massimo sottopone ai suoi uditori un tema: “La vita del mondo che verrà”. L’umile frate dice infatti che “è legittimo interrogarsi sulla fine del mondo perché è Gesù stesso che ne parla. Ovviamente questo mondo non ama parlare della sua fine perché vorrebbe procedere sempre nei suoi godimenti, nelle sue perversioni, che crescono… Però Gesù ne ha parlato: “Io sono l’inizio e la fine”. Un credente sa che la fine del mondo è la venuta di Cristo. E chi ama Cristo non vede l’ora che torni. E’ dunque doveroso chiederci se stiamo andando verso la fine del mondo”.

L’argomento è davvero cocente. Sappiamo che prima o poi il pianeta avrà una fine ma non sappiamo esattamente quando questo accadrà. La scienza lavora a più non posso per allungare la vita degli esseri viventi, per contrastare i cambiamenti climatici, per scoprire cos’altro c’è nello spazio, oltre al pianeta Terra.

Ed è per questo che fratel Massimo conclude dicendo: “Sapere che siamo verso la fine ci aiuta a vivere in un certo modo. Bisogna rifugiarsi nella fede, nell’amore, nel timore di Dio, nella Parola di Dio, nella Parola profetica che tanto è misconosciuta, messa da parte e fraintesa. Alla luce della Parola di Dio, eterna, lasciamoci illuminare, leggendola rettamente, per quello che dice e non per quello che vorremmo che dicesse”.

E’ interessante che a trattare un argomento così scabroso e scottante sia un povero frate che vive in Assisi e che – da anni – predica la Parola di Dio con addosso solo un abito tutto rattoppato e i piedi nudi.

Dove sono i grandi teologi? Che cosa fanno i Cardinali? Quale posto riservano alla predicazione e all’insegnamento i Vescovi? Perché non si affrontano queste tematiche nelle parrocchie? I sacerdoti, in tutto questo, dove sono? Ma, soprattutto, dov’è il Papa? Dov’è Pietro, colui che dovrebbe rafforzare i fratelli nella fede?

Con questi tanti, troppi, interrogativi, per il momento, ci lasciamo. Sicuramente vi ritorneremo.

 

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