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Chirurgia spicciola casalinga
Quando, operando in cucina con un chirurgo particolare, acquista significato simbolico il detto “andar giù per le trippe”.
Articolo di Pietro Cartella
Pubblicato in data 01/12/2023

Ci sono fatti accaduti tanti anni fa che se si fossero svolti oggi avrebbero scatenato l’opinione pubblica ed i soliti tuttologi benpensanti, pronti a stabilire inequivocabilmente cosa sia giusto, sbagliato, bello, brutto, buono, cattivo, per spiegare a noi “tonti” perché non vada mai bene niente di tutto ciò che fanno gli altri ed essi osservano quotidianamente.

Se poi si sfiora il tema di una presunta violenza o anche solo di una ancorché velata prevaricazione, … apriti cielo!

Eccoci al fatto.

Frequentavo le scuole elementari, quindi avevo meno di dieci anni, quindi fine anni 50 del secolo scorso. Il contesto sociale era quello della periferia di Torino, quello degli spazi ancora poco cementificati tra il quartiere Santa Rita e le case popolari nei pressi della Fiat Mirafiori. In mezzo a tutti questi umani c’eravamo anche noi. Poco distante da noi abitava una famiglia veneta con la quale avevamo stretto amicizia. Ci frequentavamo abitualmente, erano diventati “come di famiglia”. E questo naturalmente aveva fatto saltare qualche limite più o meno evidente.

Infatti la madre di quella famiglia era una donna particolarmente pratica e diretta che non si fermava di fronte a niente e non aveva timore di agire, qualunque situazione si presentasse.

Da alcuni giorni era apparso sulla parte posteriore del mio collo un bel foruncolo di cui mia madre aveva discusso con lei circa la necessità di una sua rimozione chirurgica in ambito medico ambulatoriale. Ma prima che ciò avvenisse, avendo realizzato che fosse giunto il momento opportuno per intervenire in tal senso, ella pensò bene, in quanto abituata a fare da infermiera “de facto”, di proporre a mia madre di fare l’operazione in casa e, poiché mia madre non si oppose, così accadde.

Fattomi sedere su una sedia, disinfettò alla meglio un affilato coltello da cucina e prima ancora che potessi realizzare cosa stesse accadendo, incise l’ospite e mi liberò dall’incomodo secondo quanto ritenne corretto. E più o meno funzionò, lasciandomi, senza recriminazioni, una piccola cicatrice sopra un piccolo bozzo che fanno molto “vita vissuta”.

Allora nella pratica ci si arrangiava con quello che si aveva e si sceglievano vie alternative a quelle canoniche. Senza pensarci su troppo!

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