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Cronaca
L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Torino. Eredità Agnelli ultimo atto?
Cosa cela l’ostinazione di Margherita Agnelli?
Articolo di L'Editoriale
Pubblicato in data 18/02/2024

Le lunghe serate del festival di Sanremo, le polemiche faziose conseguenti al funerale di Vittorio Emanuele di Savoia e i soliti gossip, più fumanti che sostanziosi, hanno contribuito ad offuscare quella che potrebbe rappresentare la notizia dell’anno.

La Procura di Torino ha aperto un fascicolo d’indagine sulle presunte violazioni fiscali che riguardano le società fiduciarie del Gruppo controllato dal clan Agnelli.

L’indagine è stata avviata dopo un esposto presentato da Margherita Agnelli, figlia di Gianni Agnelli, nell’ambito della contesa legale da lei avviata sull’eredità del padre. I nomi iscritti nel registro degli indagati sono: John Elkann, figlio di Margherita Agnelli e presidente di Stellantis, il contabile Gianluca Ferrero, attuale presidente della Juventus, e Robert Von Groueningen, amministratore dell’eredità di Marella Agnelli per incarico dell’autorità giudiziaria svizzera.

Al centro delle indagini ci sarebbe il trattamento fiscale del vitalizio che Margherita Agnelli versava alla madre, Marella, in virtù di accordi presi nel 2004. Gli anni presi in esame sono il 2018 e il 2019. E’ la prima volta che la magistratura interviene, per accertare una presunta evasione fiscale,  indagando nel groviglio di società e scatole cinesi sparse nel mondo che custodiscono con assoluta discrezione parte del patrimonio della Famiglia per antonomasia. Già questa è una notizia!

Come da prassi ormai consolidata, le vicende giudiziarie della famiglia Agnelli, da sempre legata alla Fiat, oggi Stellantis, tornano al centro del dibattito pubblico, sollevando interrogativi su trasparenza, etica aziendale, impunità e responsabilità sociale.

Tuttavia, ciò che sta suscitando maggiore interesse e dibattito è stata soprattutto la censura mediatica riguardante i comportamenti illeciti perpetrati nel corso degli anni. Ma c’è poco da girarci intorno se teniamo conto che Repubblica e La Stampa, che da sempre fanno riferimento a quel mondo, stanno attaccando da mesi l’attuale governo e in particolare il premier accusandoli di scarsa sensibilità nei confronti della libertà d’informazione e ora censurano le scomode notizie riguardanti la loro proprietà.

Un concetto barocco e truffaldino di libertà di stampa che da valore universale, non cavalcabile  da battaglie ideologiche e pregiudiziali, sta mettendo in secondo piano il sacrosanto diritto dei cittadini ad essere informati su fatti di innegabile interesse sociale.

In questi ultimi giorni gli avvocati di entrambe le parti si sono fronteggiati con comunicati che riflettono le reciproche posizioni e accuse, per cui è gioco forza che se ne parli ed i vizi privati emergano sulle pubbliche virtù.

Gianni Agnelli, per decenni arbiter elegantiarum, simbolo vincente  dell’industria italiana, da vivo ha rappresentato il faro dei valori positivi; l’attenzione per i suoi reduci, per gli eventi di rilievo che succedevano a Torino, nonostante il suo sguardo volto alle vicende del Mondo, la fede sul futuro del Gruppo e sulla continuità degli stabilimenti di Torino, oltre alla  diplomazia dimostrata e applicata nei confronti del potere politico, nel dimostrarsi governativo, a prescindere.

Con la sua morte sono invece  emerse le ombre. Nell’autunno del 2000, a Villa Frescot in un concitato incontro, i suoi consiglieri ingiunsero al figlio Edoardo di rinunciare ai diritti ereditari a favore del nipote John Elkann, in dispregio di ogni principio successorio. Poche settimane dopo, il 15 novembre, il povero Edoardo, senza la scorta che sempre lo seguiva, fu rinvenuto esanime ai piedi del viadotto Generale Romano sull’autostrada per Savona. Decesso dovuto a suicidio, così lo definì il responso di una frettolosa autopsia effettuata lo stesso pomeriggio.

Con la morte dell’avvocato Agnelli, avvenuta il 24 gennaio 2003 iniziò la peregrinazione della figlia Margherita che rivendicava i suoi diritti successori e faceva presente che di figli ne aveva avuti ben cinque dal secondo marito Serge De Pahlen  e non solo i tre avuti da  Alain Elkann, ovvero John, Lapo e Ginevra.

Così da allora  si è aperto e mai chiuso il problema della sua eredità, che in questi 20 anni è apparso e scomparso dalle cronache.  Ora, con la magistratura entrata a piedi uniti nella trama, viene accusato John Elkann di mendaci dichiarazioni fiscali, con le conseguenze ancora aperte.

Nella  tenacia di Margherita c’è il desiderio di vendetta nei confronti di genitori la cui anaffettività vissuta come personale umiliazione ha lasciato ferite aperte.  Mentre Edoardo, che pose fine alla sua vita gettandosi da un viadotto della Torino-Savona, ha di fatto rivendicato, con quel drammatico gesto una tradita mozione degli affetti.

E se Edoardo ha pagato con la vita il suo tributo all’assenza e al disprezzo del padre, Margherita è scappata da Torino sposando Serge De Pahlen, francese di nobile ascendenza russa, ricreando con lui e i loro cinque figli, quella famiglia che non aveva mai avuto.

Tutto questo spiega in parte i motivi per cui a Margherita non bastano gli 1,3 miliardi di euro incassati nel 2004 come contropartita alla rinuncia all’eredità del padre e a quella futura della madre. Perché leggere la lunga battaglia legale in termini di pura rivendicazione economica non rende gli esatti contorni degli eventi.

Se la magistratura infatti accertasse che la residenza svizzera di Marella Agnelli era una copertura fittizia per evadere le tasse e soprattutto legittimare la decisione del marito di eleggere il nipote John a suo erede, tutto verrebbe rimesso in discussione. Compresi gli assetti di Exor, la cassaforte delle attività industriali e finanziarie della dinastia di Villar Perosa. Intanto stanno emergendo particolari inquietanti, come l’autenticità di firme di donna Marella messe in discussione, capitali rilevanti dati per persi e ora ritrovati e tant’altro.

Sicuramente ci sono di mezzo i soldi, perché quelli ottenuti da Margherita sono nulla rispetto alla vastità del patrimonio di famiglia. Sicuramente c’è il desiderio di far entrare anche l’asse De Pahlen nella spartizione di un’eredità complicatissima da decodificare, visti i mille rivoli delle società offshore in cui l’Avvocato l’aveva dispersa. Ma c’è anche il bisogno di Margherita di vendicarsi di un padre e di una madre, che con la loro lontananza affettiva, l’hanno umiliata, lasciando ferite ancora aperte.

E’ triste dover constatare come il cinismo degli interessi prevale su ogni sentimento umano e rapporto famigliare.

Che Margherita pensi (o si illuda) di chiudere lacerazioni e delusioni subite, facendo ricadere sui figli le colpe dei genitori è il lato doloroso e inquietante di questa infinita controversia, anche se, a onor del vero i primi tre figli, quelli di ascendenza ebraica,  l’hanno già da tempo rinnegata, prima come madre, poi come erede.

 

Civico20News

Francesco Rossa

Editorialista

 

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