Torino - Per la rimozione del divieto di transito ai motociclisti sulla strada Pino Torinese-Superga.
La vecchia tribù chiede tolleranza: ritornare in quell'antica "riserva"

Le due ruote sono un mezzo popolare, il divieto sulla strada Panoramica è una limitazione per un parco torinese sempre più trascurato.

È capitato in un pomeriggio di prima estate del 2019, il mondo era più sereno, il Covid si doveva ancora manifestare. Motociclisti di una certa età, ci siamo rivisti sul piazzale della basilica di Superga, dove ancora ci è concesso l'accesso. L’iniziativa, matura e coscienziosa, è scaturita dalla voglia di ritrovarsi come si faceva anni fa, fermandosi gioviali a chiacchierare al chiosco sulla strada Pino Torinese-Superga, da tempo vietata ai motociclisti come noi ormai con trent’anni in più, accomunati da quella passione che solo certi oggetti “vivi e animali” sanno suscitare.

Quell’oggetto è la motocicletta, filosofia di vita, cavallo con le ruote destinato a dondolarsi sul nastro d’asfalto dalle dinamiche della fisica. Pilotarla è un gesto bellissimo, richiede confidenza, capacità, prudenza, cervello.

I motociclisti non sono dei cialtroni fuori di testa. I più sono una grande famiglia di viaggiatori che cercano belle strade da percorrere e luoghi suggestivi da frequentare. Amano ritrovarsi con le loro metalliche signore e chiacchierare dimenticando il resto anche solo per un breve arco di tempo.

La Panoramica Pino torinese-Superga, al secolo: strada dei Colli, disegnata col compasso negli anni ’60 si presenta come un’armoniosa sequenza di curve a 15 minuti dal centro di Torino.

8 km tracciati tra i boschi, dove è poesia a buon mercato assaporare il piacere della motocicletta con un gesto elegante, mai andato in prescrizione e che amano in tanti. Il luogo poi, è molto bello.

La strada venne chiusa alle moto nel 1992 con un’ordinanza da parte dell’allora sindaco di Pino Torinese, signor Stabia. La giustificazione ufficiale era legata a frequenti corse tra motociclisti e al verificarsi di gravi incidenti. C’è da ammettere che il pretesto non era un’invenzione, ma una risposta a certe verità.

Sulla sinuosa Strada Dei Colli non erano pochi ad andar di fretta e qualcuno ha pagato dazio. Inoltre, non era facile coniugare momenti di passione e buona creanza. Dunque è comprensibile il fastidio percepito dai fortunati abitanti di quelle poche ville nascoste tra il verde del parco naturale.

Il motociclista esperto però, non è un pazzo, spinge solo ogni tanto e là dove pericolo e disturbo sono minimi entrambi. Conosce il rischio, appartiene alla categoria degli utenti deboli, quali pedoni e ciclisti. L’automobilista distratto è il suo peggior nemico quando gira senza freccia o esce dal parcheggio.

Lo sa bene chi scrive, paralizzato nell’86 da una signora poco attenta, mentre passava di là viaggiando senza fretta.

Perciò, questo articolo è diretto all’amministrazione di Pino Torinese per una riesamina di quel divieto che merita un ripensamento. La Panoramica è in un luogo bellissimo da salvaguardare, ma altre sono le priorità: il parco per esempio è molto trascurato, infestato dalle piante di ailanto, il manto stradale è degradato rispetto a tanto tempo fa.

La buona creanza esiste allo stato naturale tra le sinapsi della gente. Proibire l’accesso a buoni e cattivi con uno svelto cartello di divieto è un gesto di iniqua prepotenza. Si è sparato nel mucchio, così come si fa quando si vuol tagliare corto, anziché ricercare una scelta alternativa e giusta.

Dal92 molto è cambiato nelle abitudini della gente, molto si è evoluto nelle tecniche di controllo. Oggi un limite di 50 km/h è quasi un’ossessione. Le contravvenzioni fioccano, i punti della patente evaporano, le casse dei comuni si arricchiscono in modo programmato a tavolino. I mezzi di dissuasione non mancano. Qualcosa si può fare.

La Strada Dei Colli è segnalata negli itinerari turistici europei, di fronte a quel cartello di divieto molti motociclisti anche gli stranieri ci restano male. Ne ho visti tre; turisti tedeschi sulle loro BMW, bloccati per essere passati di là. È stata una brutta diapositiva per la mia piemontese appartenenza.

Ecco dunque una civica richiesta scaturita da cittadini, vecchi motociclisti dalla barba bianca e moto d’epoca: “si chiede di smettere il divieto”. È anche una questione di diritti e doveri, di opportunità. Suggeriamo telecamere, chi sgarra pagherà pegno, a Pino Torinese come nel resto del mondo.

Alla sera poi, su quella strada non è difficile incontrare macchine veloci con i piloti a calcare sull’acceleratore, eppure non vi è divieto per le quattro ruote. Così è su quella strada, così come è ovunque. C’è gente perbene, altra no. Che ai primi sia restituita la strada, ai secondi, che sia sanzione.

In trent’anni il mondo è cambiato. Torino è città turistica, la moto è sempre più un mezzo da viaggio, gli scooter una quotidianità. Gli scatenati sono rimasti in pochi. Con questo trafiletto si invita l’amministrazione del Comune di Pino torinese, a concedere una grazia per chi va in moto come lo Stato ogni tanto fa persino con qualche delinquente.

Niente è per sempre, sul piazzale di Superga eravamo un “modesto assembramento” di professionisti, pensionati, commercianti, padri & nonni.... Ci siamo riuniti dopo trent’anni all’ombra della Basilica, imbiancati, grassottelli, un po' obsoleti, e contando su un benevolo ascolto, ci siamo detti: “è tempo di ritrovarsi anche in moto su quel piazzale, non siamo una categoria  così dannosa, chiedere è lecito, rispondere è cortesia, chissà che…”.

In questa Italia maltrattata, terra di scandali, di malcostume e soprusi, di una strana magistratura, un certo onesto vivere ha perso un po’ di sorriso. Pilotare la moto non è più pericoloso di tante altre umane attività, è concesso dalla legge e per lo più è praticato da molta brava gente che guida sempre a più di 1 m di distanza e non minaccia l'ecosistema.

Il parco non se l'avrà a male e se le cose hanno un'anima, è quasi lecito immaginare che quella strada sarà contenta nel momento in cui si sentisse nuovamente accarezzata dal gesto leggero delle moto e dal loro peso che passa.

Forse è venuto il tempo di decidere, di sollevare certe barriere mentali e rimuovere l’autoritario cartello di divieto. Ultimamente poi, sono davvero troppi gli obblighi a cui dobbiamo bene o male sottostare; la moto è un'ultima frontiera di libertà. 

2020: dovremo imparare a convivere con un virus in tutto il mondo; forse Pino Torinese accetterà di essere tollerante con qualche motociclista che non è poi così pericoloso e ovunque è anche visto come un romantico, ultimo e moderno cavaliere errante. Il redattore di questo giornale, e non solo lui, resta in attesa di un messaggio con buona speranza.

 

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Articolo pubblicato il 28/08/2020