L’America di Trump non si arrende. Di Luca Fiore Veneziano

La Corte Suprema e alcuni apparati dello Stato americano potrebbero riservare ancora alcune sorprese

Sembra fatta! Tutta la sinistra liberal occidentale esulta per la vittoria del “neopresidente eletto” e per la decisione presa dalla Corte Suprema nei giorni scorsi.

Caroselli per le strade di New York, popoli “arcobaleno” in festa, candeline e gessetti colorati per le strade; tutto sembrerebbe far pensare che Joe Biden abbia vinto. Il “male”, almeno secondo loro, avrebbe perso.

Ma questa visione propagandistica e manichea delle sinistre sembra scagliarsi ancora una volta contro il muro della realtà.

 

Partiamo dagli ultimi dati. Trump nelle scorse Elezioni di novembre ha aumentato i suoi voti: più di 74 milioni di voti rispetto ai 72 presi nel 2016.

Più della metà del corpo elettorale americano sostiene Donald Trump, il quale  ha infranto il record di preferenze totali ottenuto precedentemente da Barack Obama nel 2008.

Tuttavia, ciò sembra non essere bastato. I media, prima ancora che gli scrutini, hanno già decretato il vincitore: Joe Biden.

 

Oltre alla disinformazione, in questi ultimi mesi stiamo assistendo ad una vera e propria censura nei mezzi d’informazione occidentali. Dalla Tv ai social si tende a minimizzare e a nascondere qualsiasi tesi che metta anche solo in dubbio l’esito elettorale. Qualunque tesi pro Trump viene ridotta a mera teoria del complotto derivante dal gruppo Qanon, definito dalle sinistre come movimento “cospirazionista” e non attendibile.

 

Ma al di là dell'atteggiamento pubblico dei media, sia Don Jr. che Eric Trump hanno cercato di raccogliere un ampio sostegno del GOP per contestare i risultati delle elezioni, dicendo agli alleati che credono sinceramente che l'elezione sia stata fraudolenta.

 

In conversazioni recenti, Eric Trump ha detto agli alleati che crede che le elezioni ci siano state "rubate", e secondo una fonte familiare ha promesso di lottare per ribaltare i risultati.

Ma i figli di Trump non sono i soli ad incoraggiare il Presidente a continuare una guerra legale. Si dice che anche Meadows, capo gabinetto della Casa Bianca, stia incoraggiando un'ardua lotta giudiziaria, così come l'avvocato di Trump, ex sindaco di New York, Rudy Giuliani; il consulente politico ed ex stratega della Casa Bianca, Steve Bannon; l'ex procuratore generale della Florida, Pam Bondi; l’ex Procuratore Federale Sidney Powell e il Consigliere per la Sicurezza Michael Flynn, il quale propone di usare la legge marziale per rifare le elezioni negli Stati chiave dove ha vinto Biden. Insomma, non proprio uno sparuto gruppo di “complottisti” ed estremisti come affermerebbero i giornali nostrani.

 

Il Presidente Trump continua a denunciare i brogli affermando: "Non mi fermerò finché il popolo americano non avrà il conteggio onesto dei voti, un’onestà che merita e che la democrazia richiede".

 

Nonostante la pronuncia sfavorevole della Corte Suprema nei giorni scorsi, la battaglia legale sembra essere tutt’altro che finita. Trump è deciso a ricorrere nuovamente alla Corte Suprema contro l'esito delle scorse votazioni in Pennsylvania. La squadra di avvocati di Trump ha annunciato di aver presentato una nuova petizione alla Corte Suprema, chiedendole di esprimersi nel merito della costituzionalità delle modifiche alle norme elettorali approvate dal governo di quello Stato, finalizzate ad utilizzare massicciamente il voto postale.

 

Nonostante molti repubblicani abbiano abbandonato il team Trump, il Partito Repubblicano si rivolgerà ai funzionari statali e ai tribunali attraverso i canali legali competenti, per portare alla luce questioni reali concernenti l'integrità elettorale che molti media di sinistra rifiutano di vedere.

 

Dall’altro campo, invece di unirsi a quella che dovrebbe essere una giusta causa politica, i Dem accusano Trump di "minare alla democrazia".

 

Questa narrativa del Partito Democratico, incentrata sull’accusa della “distruzione della democrazia americana”, risulta fortemente ipocrita; dato che proviene dallo stesso partito politico che si rifiutò di accettare Donald Trump come legittimo Presidente. Non solo i Democratici non lo hanno mai accettato, ma hanno fatto di tutto per minare la sua Presidenza(addirittura fino a pochi mesi prima del voto, sostenendo apertamente il gruppo terroristico AntiFa e i teppisti del “Black Lives Matter”).

 

A partire dal 20 gennaio 2017, e ogni giorno da allora, le sinistre occidentali hanno alimentato una propaganda vergognosa; bollando qualsiasi atteggiamento di Trump come criminale, anche il più banale: dal taglio e colore dei suoi capelli fino ad una parola estrapolata dai suoi discorsi poiché ritenuta offensiva, volta unicamente a screditarne l’intero contenuto. Inutile dire che queste tecniche mistificatorie vengono applicate dalle sinistre liberal in tutte le latitudini terresti, col fine di semplificare e banalizzare tutto il dibattito politico.

 

Ma oltre alla propaganda mediatica, il comportamento vergognoso dei Democratici ha conseguenze anche nel mondo reale. Nei giorni precedenti alle elezioni del 3 novembre 2020, i proprietari di azienda, nelle città di tutta l'America, hanno sbarrato i loro edifici per paura di ciò che i rivoltosi avrebbero fatto se il presidente Trump fosse stato dichiarato vincitore.

 

Dopo tutto questo, è a dir poco vergognoso che i dem e i media liberali dicano che non si possa parlare di preoccupazioni legittime su come siano state condotte le elezioni nel 2020.

 

Un recente sondaggio Reuters / Ipsos ha rilevato che, rispetto a quattro anni fa, c'è stato un aumento di 12 punti sul numero di americani che credono che ci siano stati dei brogli nelle scorse Presidenziali Usa.

 

Simili dubbi non dovrebbero essere respinti senza prima essere vagliati in modo completo ed equo, per garantire che solo le schede elettorali legalmente espresse siano contate per determinare il vincitore delle elezioni presidenziali di novembre. Invece sembra che i media occidentali prendano per “oro colato” solamente gli esiti del voto elettronico, storicamente favorevole ai candidati del Partito Democratico, nonostante già molti mesi prima si avanzassero dubbi su un simile strumento di conteggio. Data la Pandemia di COVID-19 in pieno corso durante le elezioni e l'elevata presenza di scettici sullo scrutinio on-line della Dominion Voting Systems Corporation, era infatti prevedibile che il voto postale fosse largamente a vantaggio dello sfidante.

 

È tempo che i democratici abbandonino la loro pericolosa retorica ostruzionista e permettano che un corretto processo democratico possa garantire l'equità e la legalità delle elezioni appena svolte, in modo che alla fine tutti gli americani possano continuare ad essere fiduciosi delle proprie istituzioni. Nel frattempo “The Donald” continuerà a lottare insieme alla maggioranza del popolo americano.

 

Luca Fiore Veneziano

 

 

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Articolo pubblicato il 25/12/2020