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L’uomo, i misteri e l’ignoto
Nessuno osa mai mostrarsi come è davvero!
Chi lo facesse farebbe fuggire, a gambe levate e il più lontano possibile, tutti coloro che gli stanno intorno, e perfino quella parte di se stesso che ha sempre creduto di essere.
Articolo di Pietro Cartella
Pubblicato in data 10/11/2020

 

 

Parte terza del nono incontro dei dialoghi sul senso della vita tenutosi nel pomeriggio del giorno 25 ottobre 2013 presso la biblioteca di San Raffaele Cimena (To) sede dell’UNITRE locale.

 

… prosegue dalla parte seconda

 

Il sistema essere umano è generato con dati originali propri e la banca dati delle sue esperienze si genera successivamente ad essi proprio di conseguenza a tali esperienze; quindi essa può contenere anche informazioni non coerenti con quelle originali e nella quasi totalità dei casi è proprio così. Di come questo sia potuto accadere ne abbiamo già più volte parlato e quindi vi chiedo di avere la pazienza di andarvelo a rivedere; per quello che ci può interessare in questo momento ricorderò solamente che quello che passa nel nostro cervello per noi è realtà indipendentemente dal fatto che lo sia veramente e costituisce una di quelle esperienze che si trasferiscono o lasciamo in eredità nella banca dati.

 

IDP … come viene trasmessa questa banca dati? …

 

Tutti voi sapete che oggi esiste una banca dati per i nostri computer che costituisce una specie di “nuvola elettronica” (cloud); se solo fino a tre giorni fa avessimo detto che era possibile una cosa simile ci avrebbero presi per pazzi; ecco, la banca dati delle esperienze è qualcosa di simile e ogni essere umano biologico è come un computer in grado di accedere a tali dati e programmato in tal senso. Infatti quando l’essere umano inventa qualcosa non fa altro che riprodurre al di fuori di se stesso qualcosa di simile a ciò che è sempre stato o passa dentro di lui, che fa parte del suo sistema operativo e di cui diventa cosciente solo quando lo può vedere in azione all’esterno di sé. L’essere umano con le sue azioni riproduce all’esterno di sé ciò che lo costituisce, lo anima e lo fa funzionare (o almeno prova a farlo).

 

Tutta l’atmosfera che ci circonda, trattenuta all’interno delle fasce di Van Allen, è un’enorme banca dati magnetica di questo tipo, contenente nuvole specifiche interattive costituite da pensieri, idee, emozioni, aspettative, giudizi, convinzioni, ideologie, intenzioni, sentimenti, azioni, e qualsiasi altro tipo di esperienze, che si sono aggregati in esse per similitudine ed analogia e sono tenuti insieme da una forza di coesione senza limiti.

 

Tale banca dati è costantemente collegata alle persone, ai gruppi, alle etnie, alle nazioni, alle fazioni, ai partiti, alle scienze, alle religioni, alle arti, agli sport, alle associazioni, ai gruppi di ricerca, a qualunque essere vivente o organismo le abbia generate. Questo collegamento è a doppio senso. Permette che le esperienze degli esseri viventi nutrano continuamente e facciano crescere le nuvole di dati in essa contenute, rendendole sempre più grandi e potenti al punto di farle diventare gli unici punti di riferimento di chi le ha generate. Ed è così che gli esseri umani, loro creatori, ne diventano totalmente dipendenti e schiavi, definitivamente incapaci di pensare autonomamente andando oltre ciò che è contenuto in esse. Non sono più in grado di pensare cose diverse da quelle presenti in tali nuvole di informazioni, da cui traggono tutti gli spunti per il loro comportamento.

 

Inoltre, come spesso ricordato, ogni essere umano ha un campo di influenza primaria di circa 16 metri di diametro sferico, per cui in questo momento i nostri campi di influenza si compenetrano e, mentre noi stiamo svolgendo il nostro incontro, tra di essi vi è un continuo scambio di dati senza che ne siamo coscienti. Le cose sono molto più complesse di come crediamo. Crediamo che i nostri pensieri siano liberi e generati da noi stessi, invece sono influenzati in mille modi e generati automaticamente da interscambi che a noi sfuggono. L’ignoranza di come avvengono le cose crea la distorsione della realtà; noi basiamo la nostra esistenza, le nostre convinzioni e giudizi su tale distorsione. Per questo è detto “il mio popolo si perde per mancanza di conoscenza” (affermazione che può essere letta compresa secondo differenti livelli di coscienza). I dogmi di certe religioni sono tentativi di surrogare una conoscenza andata perduta. I nostri pensieri fanno nascere intorno a noi nuvole di informazioni che, per affinità, vengono trattenute nei nostri pressi dalla propria forza di coesione elettromagnetica. Così come ci sono convinzioni errate, o perlomeno approssimative ed imprecise, su questi argomenti, altrettanto avviene su argomenti come l’ipnosi o la meditazione.

 

Così non tutto ciò che ricordo sono miei ricordi …

 

IDP … che però io ho acquisito! … in qualche misura …

 

… acquisiti come dati di partenza … ed in questo si riconosce un altro dei nostri problemi: infatti siamo convinti di essere come dicono questi dati! Il libro che ho davanti a me è pieno di dati che io ho scritto, ma io non sono né questi dati né questo libro! Li ho scritti ieri, ma oggi sono già diversi; se oggi ripetessi gli stessi dati di ieri allora sarei il libro e non chi sta parlando adesso! Un altro problema che ci riguarda è la tendenza a fare in modo che ogni volta che scopriamo qualcosa tutto deve uniformarsi alla nostra nuova scoperta! Oppure pensiamo di essere cambiati perché abbiamo fatto una nuova scoperta! Ma visto che non ci conosciamo affatto, come facciamo a essere certi che sia cambiata qualcosa, oppure sia del tutto nuova, se neppure conosciamo dal principio ciò da cui dovrebbe essere diversa?

 

Che fatica!  Che garbuglio! Che illusione!

 

IDP … non se ne esce più! ... (risate!)  

 

IDP … ma è possibile risalire a tutte queste informazioni? …

… è possibile … ma non serve a niente! …

 

IDP … perché non si riesce a distinguerne la provenienza … Non sai se sono tue … o di un altro … o da dove provengano …

 

… esatto!

 

IDP … ma se le ho acquisite non sono diventate mie?

 

… non è così semplice … attenzione!

Poco fa vi ho consegnato alcuni opuscoli contenenti informazioni scritte da me … voi avete acquisito ciò che essi contengono; forse ora siete convinti che siano vostre?

 

IDP … sì!

IDP … no!

IDP … no!

 

… neanche se le rileggeste cento milioni di volte sarebbero le vostre! …

 

IDP … sarebbero sempre le sue!

 

… certamente! O meglio erano le mie … perché non sono già più solo mie … le ho discusse e condivise con voi ed ora chi può dire cosa è originariamente mio e cosa è stato modificato?

 

IDP … proprio per questo adesso le faccio mie!

 

… mmh, ho qualche dubbio! Lei leggerà queste cose, ma le sue interpretazioni e deduzioni saranno diverse dalle mie di ieri e da quelle scritte lì, che saranno solo servite da stimolo affinché lei producesse le proprie. Anche se pensassi di essere diventato quello che sono perché da piccolo sono caduto dal seggiolone …

 

IDP … ed ha battuto la testa! …

 

… che può essere vero, … quello che sono non sarebbe solo una conseguenza di quell’unico fatto, ma anche di tutta una miriade di fatti, conosciuti o sconosciuti, di cui quel fatto fa parte. Quindi a che giova sapere se sono caduto dal seggiolone da piccolo se non ricordo o conosco tutto il resto? È pur vero che oggi tutti cerchiano le ragioni dello stato in cui ci troviamo; ne cerchiamo le cause per trovare un rimedio alle conseguenze! Cerchiamo la causa di un effetto, cerchiamo la colpa di qualcosa o qualcuno per ciò che pensiamo di subire ingiustamente.

 

IDP … senta … cosa ne pensa della particella di dio … che cosa è … cosa hanno scoperto … a che cosa serve non ho ben capito …

 

… serve a far vincere il premio Nobel a qualche ricercatore! (risate) … o far fare dei soldi a qualcun altro!

 

IDP … ecco … mi sa che è proprio così! …

 

… scherzi a parte, … bisogna rendere note anche altre ragioni che stanno dietro e giustificano lo sforzo di questa ricerca.

 

IDP … perché l’hanno chiamata “particella di dio”? …

 

… perché secondo le aspettative scientifiche dovrebbe essere l’anello mancante tra tutto ciò che conosciamo e la sua origine o l’elemento di collegamento tra ciò che possiamo vedere e ciò che non possiamo vedere, … esattamente come abbiamo rappresentato nello schema all’inizio di questo incontro. Il bosone di Higgs, o particella di dio, dovrebbe essere l’anello mancante tra le cose che conosciamo e la loro origine come l’Anima Vera è l’anello mancante tra l’Essere Umano e la sua Origine.

 

IDP … e come si arriva a scoprire questa cosa che non si vede? …

 

… dato che ci siete dentro, dovreste dirmelo voi!

 

IDP … ma noi siamo singoli, indivisibili, ognuno di noi è diverso da un altro, non siamo … come possiamo ripeterci … no … questa energia che finisce … no … questa energia che si ripete … anche se il corpo finisce … però rimane qualcosa … nell’ipnosi (che non ho mai praticato) per sentito dire … comunque raccontano di se stessi e non fatti avvenuti al loro vicino di casa …

 

… certo! e addirittura alcune volte raccontano di posti e persone che, se si va a vedere, sono esattamente quelli descritti …

 

IDP … io a volte vivo delle situazioni che mi sembra di avere già vissuto …

 

… certamente!

 

IDP … anche a me capita, … spesso …

 

IDP … e mi dico magari, visto che me li ricordo, è stato un sogno … e invece no … a volte … mentre in determinati momenti mi sembra di vivere o di fare qualcosa …

 

IDP … che ho già fatto … che ho già vissuto!

IDP … che ho già vissuto … e a questi fatti non so dare una spiegazione …

 

… ma è vero, … solo non lo abbiamo vissuto noi, come diciamo con una sintesi distorta allo stesso modo in cui diciamo “io penso questa cosa” senza sapere se realmente è un nostro pensiero o è un pensiero indotto attraverso la nostra mente da fattori diversi e che solo perché è passato nella nostra mente pensiamo che sia stato generato da noi. Un gelato passa attraverso la nostra bocca anche se non l’abbiamo prodotto noi. Siamo simili a spugne che assorbono tutto e, se spremute, rilasciano tutto. Tuttavia c’è una differenza rilevante rispetto ad esse: ciò che rilasciamo è comunque modificato rispetto a quando è stato assorbito perché ha interagito con il nostro sistema; la imperfetta percezione di questo fatto crea in noi la convinzione che ciò che rilasciamo sia qualcosa di nostro, mentre è solo stato modificato da noi (inconsciamente) per interazione automatica.

 

Anche ciò che non è vero, se ripetuto sufficientemente, diventa acquisito convenzionalmente come vero; basti pensare al noto processo scientifico “ipotesi – tesi – esperimenti ripetuti – risultati coerenti - principio scientifico”. Ma anche questo processo scientifico è attualmente in discussione: parrebbe evidente, infatti, che troppi fattori non siano o non possano essere considerati, in quanto sconosciuti al momento, e altri non siano sufficientemente coerenti con quanto enunciato, ma si assumano come se lo fossero. Quindi in ogni caso niente è mai vero del tutto anche nella scienza più rigorosa!

Molte cose che riteniamo vere le abbiamo assunte come tali per convenzione, abitudine o semplificazione; ma tra quello che pensiamo noi e quello che pensano gli altri guardando la stessa cosa non c’è quasi mai convergenza.

Lo schema che segue, già usato altre volte, ci aiuta a capire meglio.

 

 

 

Così è per tutte le cose che crediamo di conoscere o che pensiamo siano vere! Così è anche per tutte le nostre convinzioni rispetto a ciò che pensiamo di aver vissuto. Siamo tutti (scienziati compresi) estremamente ignoranti ma convinti di sapere, se non proprio tutto, almeno un po’ di più di qualcun altro. Per smontare anche quest’ultima convinzione evidenzio nuovamente che anche la scienza ammette quanto l’osservatore di un esperimento, pur non intervenendo direttamente, influisca sul risultato; cosicché anche quando osserviamo qualcosa di vero, ciò non è già più a causa nostra! Ma allora, a cosa possiamo credere con certezza? Un antico saggio così sintetizzava: “solo un cieco può vedere” intendendo dire che non si riesce a vedere ciò che è vero attraverso i nostri sensi perché oltre ad essere imperfetti sono anche facilmente ingannabili.

 

Quanto a noi, se ci togliessero la carta d’identità e ci fosse impedito di riferirci ai ruoli che svolgiamo nella nostra esistenza, e poi ci chiedessero chi siamo, non sapremo cosa rispondere. Possiamo facilmente farne l’esperienza prendendo un pezzo di carta su cui elencare tutte le con le quali possiamo essere identificati e successivamente cancellando tutte quelle che fanno riferimento a qualcosa che sia esterno a noi (per esempio figlio di, genitore di, impiegato presso, nato a, residente a …etc - come ben descritto nel racconto “CHI SEI? da “La preghiera della rana” di Antony de Mello).  

 

Ci identifichiamo con quello che facciamo ma non siamo ciò che facciamo: infatti noi esistiamo anche senza fare quelle cose! Non siamo ancora neppure quegli esseri umani che diciamo di essere; abbiamo una forma umana, come una qualsiasi specie animale ha la propria forma, con caratteristiche proprie, diverse ma simili a quelle di un qualsiasi animale!

 

Ma allora, chi siamo veramente?

 

… continua nel prossimo articolo

foto, schemi e testo

pietro cartella

 

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