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L置omo, i misteri e l段gnoto
Che tipo di esperienza stiamo vivendo?
Quanto siamo consapevolmente coscienti di quanto ci accade e della ragione per cui ci accade?
Articolo di Pietro Cartella
Pubblicato in data 12/02/2023

Quanto segue si riferisce all’incontro n° 68 del 28.12.2021 che è stato suddiviso in 7 articoli. Questo è il n°2.

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Mi muovo, penso, parlo, agisco, quindi vivo! Anche se ignoro perché vivo! Anche se ignoro di muovermi, pensare, parlare, agire solo per cercare di saziare quella sete di verità che mi induce a fagocitare qualsiasi idea, concetto, esperienza, nel tentativo di porvi rimedio definitivo. Come è profondamente insopportabile, per troppo pochi ancora, la “beata ignoranza” che dovrebbe “semplificare la vita”!

 

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Abbiamo accennato al destino e al karma come due istanze differenti. Destino come destinazione, meta finale, karma come modo in cui ci si arriva. Quanto più questo processo e questo lasso di tempo non vengono perturbati, tanto più il karma non si complica ulteriormente, non diventa più complesso. Quindi si facilita, si rende più semplice l’esperienza di vita. Anche se bisogna ricordare, per meglio intenderci, che l’esperienza di vita non è finalizzata a rendere facili le cose, ma renderle utili, come serve, per una corretta comprensione della coscienza. Ovvero, perché possa giungere nel miglior modo possibile allo scopo che gli è proprio, allo scopo della vita. E lo scopo generale della vita così come la vediamo espressa attraverso gli esseri umani è la costituzione di un organo di coscienza dell’uno, dell’origine. Qualcosa di analogo alla costituzione di un essere umano ancora in embrione, cioè non ancora nato, all’apparire sul palcoscenico della vita della vera entità “una” in tutta la sua possibilità. In questo caso l’organo che si sta costruendo è l’organo di coscienza, ma in altri ambiti dell’universo, degli universi, altre forme di vita stanno costituendo altri organi, o parti, per altre funzioni. La domanda fatta all’inizio dell’incontro si lega abbastanza a quello che andiamo a descrivere da questo momento in avanti. In precedenza abbiamo buttato lì molte informazioni fondamentali per comprendere perché poi la nostra vita pratica è quella che è. E allora adesso comincerei a parlare proprio di quello che accade ancora prima del momento del concepimento del nuovo essere e poi seguiremo il suo cammino di vita tra la nascita e la morte, per poi vedere come questo circolo funzioni e continui. Per meglio comprendere come nascano e si chiudano le cose per poi ricominciare in un circolo continuo. Un rincorrersi continuo di vita e morte che è un aspetto biologico necessario, ma come questo non sia né il fine né l’unica maniera che c’è per entrare in maniera cosciente nella vita e quindi rendersi conto, anche se si è una piccola cellula del corpo della vita, di ciò che comporta essere nel flusso della manifestazione della vita e parteciparvi. Quello che sto cercando di fare è di non usare termini troppo facilmente riconoscibili di un certo tipo di filosofia o di religione perché altrimenti scatta immediatamente una trappola che è quella di adattare ciò che si sente a ciò in cui si crede aprioristicamente o si è riconosciuto come tale. La cosa migliore che possiamo fare, quando ascoltiamo queste cose, è abbandonare qualsiasi tipo di idea noi abbiamo. So che non è facile farlo e che soprattutto qualcuno ne ha timore, in quanto, sentendo di perdere la relazione di continuità con quello che pensa o crede di essere, e perdendo la relazione con ciò che sente, non sa cosa possa succedergli. Semplice! Non succede niente! Proprio niente! Salvo che per un istante si viene confrontati con le proprie paure più profonde e radicate, comprendendo che, conseguentemente, anche le paure profonde hanno dei limiti e non possono andare al di là di tali limiti, mentre invece la nostra coscienza e la nostra essenza possono andare, come e quando non importa, oltre di essi, se solo glielo permettiamo. Dicevamo quindi concepimento. Sappiamo quanto nei pensieri dei genitori in erba, o potenziali, l’idea di generare un figlio sia una cosa che muove un sacco di equilibri e di valori; non dobbiamo dimenticare però che, nel caso di eventi drammatici, ci sono molte persone che vengono concepite in condizioni che per noi sarebbero non solo drammatiche, ma anche valutate negativamente. Pensate a tutti coloro che nascono come frutto di violenza o in ogni altro frangente che per noi avrebbe un significato negativo o punitivo. Per la vita non è così! Nulla è fuori luogo o senza senso. Se infatti andiamo ad osservare nel loro ambiente naturale alcune popolazioni, che noi diciamo sofferenti o in patimento, vedremo presso di loro molti più sorrisi che presso di noi, nonostante le cattive (per noi) condizioni in cui si trovano, perché non seguono il nostro tipo di ragionamento né hanno relazioni troppo distorte e viziate con la vita nella sua semplice realtà (e crudezza, che non vuol dire accanimento negativo). Non sentono le cose nel modo in cui le sentiamo noi. Anche se poi alcuni di essi maturano condizioni diverse e quindi cercano soluzioni diverse al loro stato di vita, cercando nuove condizioni più adatte alle loro nuove aspirazioni. Oppure sentono e vengono ispirati, o forzati, a muoversi e a cambiare stato a causa di filmati visti o racconti riportati relativi ad altri tipi di comunità, o società, in cui sia possibile vivere diversamente, in un modo che per loro si presenterebbe più adatto o desiderabile. Sono indotti ad emanciparsi da stimoli esterni, in grado di suscitare al loro interno il desiderio di cambiare la propria condizione di vita. Il più delle volte senza sapere a cosa vanno incontro e quale sia il risvolto della medaglia, di cui hanno visto solo una faccia. Sono comunque indotti a tentare di migliorarsi. Non tutti però lo fanno solamente per scappare dalla situazione in cui si trovano. E, soprattutto, non tutti desiderano che qualcuno di esterno vada presso di loro a dire o imporre come si debba vivere. La stessa cosa vale nei rapporti tra i genitori potenziali e la nuova entità che dovrà nascere per loro tramite. Ovvero l’entità che deve nascere non è mica così stupida da voler nascere in una condizione di disagio fin dall’inizio, di conflitto continuo, o sapendo che dovrà morire dopo tre secondi, specialmente perché può far tesoro di un’esperienza precedente, anzi ne è in qualche modo continuità, che la mettono nelle condizioni di comprendere a grandi linee quale sia il significato di una certa esperienza che andrà a vivere. Allora perché dovrebbe mai nascere in condizioni disastrose, cercandosele da sé stessa? Semplicemente perché il grado di visione e la capacità di coglierne il senso che è in grado di assumere su di sé e dentro di sé di ciò che andrà a fare, mostra a quella entità il succo di quella esperienza ed il valore reale assoluto e non solo relativo della necessità di fare quella esperienza. Esperienza che non farà solo per sé, ma anche per quell’organo dentro il quale si accinge a nascere, così come abbiamo ricordato prima, in quell’organo in divenire, sede funzionale della coscienza dell’uno. Quindi la differenza sostanziale tra un nostro organo e quell’organo dell’uno è che mentre le cellule del nostro corpo e di quel particolare organo del nostro corpo hanno una percezione inconscia dell'appartenere ad un corpo nella fase prima del concepimento, quella cellula ha invece una certa coscienza di tutto quello che è condizione al contorno. Quindi sceglie quella esperienza. Non importa in quale modo verrà fatta. Non importa come si svolgerà. Ed è interessante quello che qualcuno ha riportato nella letteratura, attraverso le esperienze che ha fatto, dicendo che ci sono alcune di queste entità la cui coscienza è, diciamo così, talmente capace di vedere che cosa significa l’esperienza che andranno a fare, che all’ultimo momento hanno un ripensamento. Non vorrebbero più nascere. Ed è il caso di alcuni che nascono con alcune patologie specifiche. Anche questa non è verità assoluta, ma casistica riscontrata nella pratica. Tale entità partecipa ed attira quella particolare condizione, che però può manifestarsi solo se ci sono anche tutte le condizioni al contorno necessarie (per esempio i geni famigliari, l’eredità sanguigna, il luogo e situazione di nascita, il momento storico etc etc). Quindi, chiariamolo bene, non c’è mai colpa di nessuno, ma solo la possibilità di vedere in anteprima qualcosa che dovrà succedere ed essere sperimentato, in tempi e modi coerenti con la ragion d’essere di quella esperienza.

 

 

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prosegue nei prossimi articoli …

 

foto e testo

pietro cartella

 

#karma
#ragione
#destino
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