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Cronaca Internazionale
Nella Spagna del socialcomunista Sanchez chi prega viene arrestato
il Premier spagnolo Padro Sanchez
Paradossalmente finiti nel mirino della polizia sono stati i militanti di Pro Vida
Articolo di Domenico Bonvegna
Pubblicato in data 05/01/2024

E' questa la sintesi dell'articolo di Luca Volontè pubblicato oggi da Lanuovabussola.it (SPAGNA. Pregano davanti all'abortificio, scatta la furia rossa del governo, 2.1.24, Lanuovabq.it). L'associazione “Pro Vida”, lo scorso 28 dicembre, memoria dei Santi Innocenti, ha organizzato delle manifestazioni di preghiera, “armati” di Santo Rosario davanti alle cliniche spagnole dove si praticano aborti. «Siamo venuti a chiedere che la vita venga difesa, questa battaglia è culturale ma deve essere anche spirituale», ha spiegato alla agenzia di stampa “ZENIT” un giovane di 25 anni, mentre si recava alla clinica Dator di Madrid per unirsi all'appello della piattaforma "La preghiera non è un crimine" e per partecipare al rosario che era stato indetto.

 

In particolare dinanzi all'ospedale “Dator”, il più grande abortificio di Madrid. “Per mantenere l’ordine pubblico, il governo social-comunista spagnolo ha inviato 5 furgoni e 20 agenti, dispiegati per evitare scontri tra gli oranti cattolici e la marmaglia delle femministe abortiste accorse a difesa dell’omicidio degli innocenti”. Paradossalmente gli unici che son finiti nel mirino della polizia sono stati i militanti di Pro Vida che stavano pregando, mentre le femministe che stavano manifestando contro Pro Vida hanno avuto mano libera di agire. Le femministe urlavano grida offensive sia ai cattolici che alle persone riunite.

 

«Bruceremo la Conferenza episcopale, con tutti i vescovi dentro», «Via i rosari dalle nostre ovaie», «Che barbarie che chi non partorisce mai ci proibisca di abortire», sono state queste le minacce che facevano da controcanto alle litanie alla Madonna, mentre quelle stesse femministe cercavano indisturbate di intimidire i cattolici.

 

Nulla di nuovo, la cosa grave è che la polizia ha deciso di arrestare alcuni giovani scesi a pregare nei pressi della clinica “Dator” di Madrid, ai quali sono stati chiesti i documenti e si è preteso che salissero su un furgone della blindato, venendo identificati come i pericolosi capigruppo del Rosario, mentre le femministe che minacciavano e intimidivano, non sono state né arrestate e né identificate.

 

Inoltre gli agenti hanno anche arrestato il dottor Jesús Poveda, un medico che ha passato quasi 40 anni ad aiutare le madri a rischio di aborto, che stava inscenando un sit-in individuale davanti alle porte della “Dator”. “Poveda - scrive Volontè - è stato quindi fedele interprete di quella che è già una tradizione del movimento pro vida in Spagna, si compie un atto di resistenza passiva in un solo giorno dell'anno, la festa dei Santi Innocenti, e si dedicano i restanti 364 a salvare i bambini concepiti”.

 

Volontè ricorda che in Spagna è stata approvata la Ley Orgánica 4/2022 del 12 aprile di riforma del Codice penale, dove si criminalizza le molestie alle donne che si recano in clinica per l'interruzione volontaria della gravidanza. Questa legge punisce con la reclusione da tre mesi a un anno o con il lavoro di pubblica utilità da 31 a 80 giorni chiunque, al fine di ostacolare il diritto all'interruzione volontaria della gravidanza, molesti una donna con atti molesti, offensivi, intimidatori o coercitivi, minando la sua libertà. Le stesse pene sono comminate se le molestie sono rivolte a professionisti sanitari, operatori o dirigenti di centri autorizzati a praticare l'aborto.

 

Secondo l'ultimo studio dell'Istituto per la Politica Familiare (IPF), in Spagna si praticano più di 253 aborti al giorno, uno ogni 5 minuti.

 

In conclusione secondo Volontè pare che il governo social comunista di Sanchez starebbe pensando ad una legge che liberalizzi l’aborto fino alla nascita:

 

C’è da temere un aggravarsi della persecuzione nei confronti di coloro che difendono la vita nascente e contrastano la legalizzazione del macello di bimbi innocenti, certamente i pro life che lo scorso 28 dicembre hanno osato incollare poster con immagini di bimbi abortiti o inneggianti la vita nascente o addirittura si sono permessi di regalare piccoli feti di plastica ai passanti, potrebbero rischiare pene ben più gravi delle attuali”.

 

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