Boxe, il pugilato piange il suo Re. E' morto Muhammad Alì

"The Greatest" ha perso la sua ultima ed importante battaglia contro il Parkinson, aveva settantaquattro anni

Muhammad Alì non ce l'ha fatta. Il campione dei campioni, colui che è diventato simbolo stesso del pugilato per appassionati e non della Nobile Arte, se ne è andato la scorsa settimana nella notte tra giovedì e venerdì.

Ha perso la battaglia che da più di trent'anni stava conducendo contro il Parkinson, quel male che lo faceva tremare e lentamente lo ha fatto deperire fino a privargli dell'uso della parola. Strumento con il quale è riuscito a costruire la carriera di uno dei fuoriclasse più importanti e ricordati nella storia dello sport.

Negli ultimi giorni si sono fatte insistenti alcune voci che volevano Il Campione ricoverato per una grave crisi respiratoria, fatto poi confermato dall'entourage della famiglia di Ali. All'inizio le sue condizioni di salute non sembravano destare eccessiva preoccupazione quando nella notte di mercoledì scorso la situazione si è rivelata più delicata di quanto dichiarato inizialmente.

E il giorno dopo arriva la notizia che non ti aspetti, che non vorresti mai leggere. O che forse non penseresti mai poter arrivare riguardo un personaggio della sua levatura, in grado di consegnare la sua figura negli annali della storia della Boxe e del genere umano con la sua tremenda e coriacea semplicità.

Per gli appassionati della Nobile Arte come me parlare di Muhammad Ali è come descrivere il più completo e fondamentale dei manuali del pugilato. Un pugile completo, in grado di essere dannatamente bravo nell'arte difensiva come veloce e furioso in quella offensiva.

I suoi colpi non risparmiavano nessuno ed erano in grado di mettere al tappeto anche l'avversario più duro. La Boxe prima di Muhammad Ali era lo sport dei Re, in grado di donare numerose storie di protagonisti che ne hanno scritto in maniera indelebile e formidabile le pagine.

Ma mai nessuno prima di lui era riuscito a fare quello che fu in grado di fare quel ragazzo proveniente da Louisville, Kentchucky. Mise piede in una palestra di pugilato per puro caso, cercando di trovare il colpevole del furto della sua amata bicicletta che i suoi genitori gli avevano regalato con non pochi sacrifici.

E se il poliziotto di quartiere Joe E. Martin non avesse notato il piccolo Ali (all'epoca Cassius Marcellus Clay) facendogli indossare i guantoni, molto probabilmente sia la storia del pugilato che quella del mondo sarebbe decisamente diversa.

Ali fu quindi un grandissimo innovatore, in grado di mostrare al mondo la sua tecnica sopraffina mista ad una grazia che non ha mai avuto eguali. Eppure tanti altri grandi campioni sono arrivati dopo di lui, ma nessuno con il medesimo carisma.

Durante le conferenza stampa metteva al tappeto gli avversari prima con i suoi giochi di parole e poi con i pugni e sempre con lo stesso stile ha affrontato le battaglie più dure ed importanti della sua vita.

Dalla conquista della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma 1960 alla battaglia per i diritti civili delle persone di colore passando per il suo rifiuto di andare a combattere la guerra in Vietnam. Ma Ali non era solo questo.

E' stato un campione quindi in grado di andare oltre i confini del suo sport e arrivare dritto al cuore della gente. Ali dichiarava di sentirsi e di essere il campione della gente e così è stato.

Lo è stato quando con il suo sconfinato talento ha legato per sempre il proprio nome ad alcuni dei match più leggendari della storia della Boxe e lo è stato quando si comportava e agiva da uomo libero in un America che il più delle volte si dimentica di non essere stata la patria della libertà e della democrazia.

E mentre in questi giorni arrivano messaggi di cordoglio da parte del mondo sportivo e non solo, venerdì nella sua città natale verrano celebrati i funerali che sarà un grande evento aperto al mondo come da volontà dello stesso Ali.

Mentre le nostre vite continuano, con tutti i nostri problemi terreni come ad esempio l'orda di figli, parenti ed eredi pronti a farsi a pezzi per la sua eredità milionaria, rimane per sempre nei cuori e nell'immaginario collettivo comune la storia e le imprese di un uomo in grado di cambiare (in meglio) il mondo con i suoi pugni e il suo carattere indomabile e anticonformista. E quell'eroe si chiama Muhammad Ali.

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Articolo pubblicato il 07/06/2016