Chicca Morone intervista Stefano Zecchi

AttualitÓ e considerazioni personali tra politica e salute

 

di Chicca Morone

 

Sul sagrato di Santa Croce in Firenze quel sabato di ottobre non eravamo pochi, ma fra i presenti spiccavano i tre padre del Mitomodernismo: Conte, Kemeny e Zecchi (all’epoca non ancora padre del giovanotto di cui parla con enfasi).

Stefano Zecchi aveva preferito dare precedentemente il suo contributo e dalla sua posizione di cattedratico aveva assistito al nostro grido rivoluzionario con un certo distacco. È uomo di cultura e anche oggi preferisce prendere le distanze da ogni forma di ribellione: vaccinato con AstraZeneca sorride sornione alla diffusa paura dei sieri letali.

 

Chicca Morone:

Le sue presenze in televisione hanno creato a volte un dibattito acceso. 

Stefano Zecchi:

Dico le cose più normali di questo mondo. In fondo adesso un po’ tutti sono d’accordo sul fatto che la comunicazione sul COVID sia sbagliata. Fondamentalmente è un problema di comunicazione male interpretata, soprattutto da questi medici e scienziati che non sono abituati a parlare, a spiegare in modo chiaro e che a volte dicono quel che non pensano e quindi ci fanno paura.

 

C.M.: Medici come Giuseppe De Donno, pioniere della terapia con plasma iperimmune, e Mariano Amici, battagliero ricercatore di chiarezza, non hanno potuto dire la loro con Vespa, pur avendo un curriculum di tutto rispetto... 

S.Z.: Non ho visto le trasmissioni. Credo però che il vaccino sia importante, che abbia salvato molte persone. Mi infastidiscono i soloni che parlano con la prospettiva del no-vax.

 

C.M.: Credeo sia un problema di obbligatorietà: essendo sperimentale abbiamo il diritto di scelta. 

S.Z.: La libertà in questo caso diventa una forma di dittatura sull’altro. Posso immaginare che la libertà di una madre che non fa vaccinare la figlia e questa si ammala, va a confliggere con quella della bambina. La cultura dovrebbe dare la direzione, non la libertà anarchica.

 

C.M.: Di lei si dice che abbia un senso dell'umorismo spiccatissimo: cosa pensa del video di Fauci, vaccinato sul braccio sinistro, e che indica un fastidio sul braccio destro? 

S.Z.: Una delle cose che rimprovero è il fatto che abbiano parlato tutti e il contrario di tutti. In America il referente era lui. In Francia il portavoce era uno degli scienziati più famosi, Gabriel Attal. In Germania ugualmente un unico referente. Qui in Italia c’è stato il caravanserraglio: ognuno che diceva la sua. Fauci era un testimone molto serio del piano di vaccinazione. Dava indicazioni giuste…

 

C.M.: Tranne per il braccio dove chiaramente il vaccino non era stato fatto. 

S.Z.: In realtà c’era una specie di combinazione di attacco a Trump attraverso quello che avrebbe promesso. I vaccini erano una chimera, mentre Fauci sosteneva la fattibilità, come in effetti si è realizzato subito dopo il caos elettorale. Grande lotta commerciale che non mi stupisce affatto, visto che la farmaceutica è una delle aziende più floride economicamente. D’altra parte anche oggi i due schieramenti AstraZeneca e Pfeifer Moderna sono in lotta: inglesi e tedeschi si fronteggiano a suon di lotte poco eleganti e incide il basso costo di tre euro rispetto a quello americano che costa circa nove euro. Noi siamo diventati gregge dietro ai tedeschi come abbiamo sempre fatto nell’organigramma europeo…

 

C.M.: Abbiamo, sotto molti aspetti, una certa tendenza a fare le pecore ...

S.Z.: In questi casi è drammatico… Di fronte a un bugiardino di AstraZeneca in cui si paventavano effetti apocalittici, ho confessato, a chi cercava conforto da me, di non essere depositario del Sapere. Mi ha però dato l’idea che passi nella visione pubblica dell’INPS per sfoltire il numero dei pensionati e prima anche dei poveri professori. Ho avuto due embolie polmonari e una trombo flebite: sono sotto controllo con un medico del San Raffaele che mi ha rassicurato. Questa comunicazione così violenta ha messo tutti noi in una situazione di angoscia profonda. Questi medici non dovrebbero parlare in televisione.

 

C.M.: Figlio diciasettenne deve scegliere la strada su cui incamminarsi... 

S.Z.: Non me ne parli. I giovani hanno una loro vivacità di ricerca e nello stesso tempo incertezza. Di fronte a questo, non partecipo solo come insegnante a un’associazione Aster di indirizzo e suggerimento per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori, un indirizzo di conoscenza dei programmi universitari, delle scelte di laurea di ciò che comportano nel lavoro. A mio figlio suggerisco, se non ha una sua stella da seguire, una di quelle facoltà che più sicurezza danno lavoro, per cui non sia costretto a ciabattare per le sale del mondo alla ricerca di un impiego.

 

C.M.: Lo vede residente in Italia o pronto ad espetriare?   

S.Z:: No, credo sia importante che faccia gli studi qui in Italia e si laurei qui. Dopodiché posso capire che, in prospettiva di una ricerca, di un perfezionamento, possa anche andare all’estero. Sono ideologicamente contrario a quello snobismo che consiglia di espatriare per studiare. Se volesse intraprendere ingegneria, il Politecnico di Milano è eccellente; come economista la Bocconi sarebbe ottima; per medicina ci sono centri di ricerca importantissimi anche qui a Milano. Posso capire che ci possano essere intenzioni di perfezionamento su basi specifiche all’estero. La prima laurea in Italia, e qui decido io…

 

C.M.: Come ha vissuto la paternità?   

S.Z.: Mio figlio è stata una vera e propria rivoluzione antropologica perché mi ha scardinato il sentimento del futuro: me lo ha fatto vedere con grande concretezza. In fondo io lo studiavo da un punto di vista filosofico. Una figura di riferimento nel mio Panteon filosofico è Ernst Bloch con la sua tematica del “non ancora”, la visione dell’uomo ben radicato che osserva oltre il proprio ombelico per guardare avanti. Ho composto per mio figlio un acronimo UOC che significa Umiltà, Ottimismo e Coraggio e glielo ripeto ogni volta senza dover fare troppe lezioni. Una di queste è proprio l’ottimismo.

 

 

C.M.: In che modo restituire alla Bellezza la centralità culturale nella nostra civiltà?  

S.Z.: Riassumere il lavoro di tutta una vita diventa per me rischioso per non tradire me stesso. Comunque… Nella bellezza c’è sempre una tensione verso la costruzione, il progetto e non verso forme nichiliste, reattive, risolutive: abbracciare l’idea che la Bellezza debba essere una ricerca costante nella nostra cultura significa dare un senso propositivo, costruttivo alla nostra vita.

 

C.M.: La parola Bellezza al centro del Mitomodernismo... 

S.Z.: Oggi non è più una parola di cui vergognarsi, cosa che Giuseppe Conte sa benissimo perché ha condiviso con me momenti duri ed esaltanti nello stesso tempo.

 

C.M.: “In ogni tempo, quando è accaduto che la Bellezza fosse ritenuto inessenziale al pensiero e alla vita degli esseri umani, la società si è spenta nella decadenza" Siamo arrivati al punto più basso?  

S.Z.: Non saprei. Ci vorrebbe una sfera di cristallo per guardare dentro. Tendo a essere ottimista altrimenti non riesco a guardare avanti. In vita mia ho fatto molte cose, anzi sono stato accusato di averne fatte troppe, ma in fondo io resto un insegnante e come tale se un insegnante non è ottimista non si alza la mattina per andare a scuola. Non so se abbiamo toccato il fondo. Vedo certe situazioni, certi momenti della nostra cultura che reagiscono bene a un eccesso di soluzione di questa contemporaneità fatta da decostruzione, di dissoluzione, di sperimentalismi. L’essenziale è che l’ottimismo sia basato su fatti reali, non sull’utopia.

 

C.M.: Il suo libro "La Bellezza" era stato molto criticato... 

S.Z.: Quando era uscito era stato preso come documento contro la modernità. Il commento più generoso era stato forse “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza”. La mia soddisfazione fu l’essere stato ripubblicato da Bollati, il quale pur ammettendo non essere nelle sue corde l’argomento, ci aveva visto qualcosa di importante. Le persone intelligenti vedono al di là del proprio naso. Oggi si parla a ogni angolo di strada che la bellezza salverà il mondo, ma a questo punto bisognerebbe salvare la Bellezza dal mondo.

 

C.M.:  Antigone o Creonte? 

S.Z.:  Sceglierei sicuramente Antigone. La sfida della libertà dell’uomo, in questo caso della donna, di fronte alle istituzioni che lui stesso, Creonte, crea. Capire il limite delle istituzioni da lui stesso istituite e, frequentando la “Umiltà”, comprendere che si possono cambiare, modificare, che il senso della vita è questo continuo ripensamento costruito ed elaborato.

 

C.M.: C'è anche un discorso di nemesi, visto che rimane solo dopo il suicidio del figlio e l'abbandono della moglie; Antigone trionfa. 

S.Z.: Certamente. Se non si è umili non si ha la capacità di imparare dagli altri, di riconoscere la bravura degli altri, cosa che ti può aiutare per andare avanti e anche per superare chi hai conosciuto. Ma sono importanti anche ottimismo e coraggio, come ho già detto.

Ottimismo perché hai bisogno di futuro: senza futuro non hai il senso della vita.

Il coraggio è il sentimento vero della persona, il rischiare di andare controcorrente, affermare le proprie opinioni. I miei punti di vista non li ho mai nascosti.

 

C.M.: Anche alzando la voce, qualche volta... 

S.Z.: Sì, ripeto, ho le mie opinioni e le sostengo. Quel che mi stupisce è che mi chiamano in televisione da più di trent’anni e in fondo dico sempre le stesse cose…

 

C.M.: Forse piacciono, lei cosa dice?  

S.Z.: Forse è il coraggio di dire sempre le stesse cose, che sono sempre attuali. Non dovrei dirlo io!

 

C.M.:  Ha qualche paura?  

S.Z.:  Sì. La povertà e la malattia: la sofferenza, non la morte. Ho un disprezzo profondo per questi intellettuali comunisti pauperisti. Persino San Francesco che ha visto in fratelli e sorelle tutto il peggio del mondo non ha assolutamente fatto cenno alla malattia, sua sorella: non so se l’ha dimenticata o non l’ha voluta inserire nella sua rassegna.

 

C.M.: Dei vizi capitali quale non è un vizio e quale il più esecrabile? 

S.Z.: Mi dà veramente fastidio l’imbroglio dell’altro, fatto a chi ti crede, chi è nella buona fede di esserti amico, di esserti vicino. Se vedo un pericolo nella vita di mio figlio è proprio la frequentazione di presunti amici che lo imbroglino, che lo ingannino. Non che lo portino sulla brutta strada, perché in quel caso si deve arrangiare lui o, se volesse, trovare un mio consiglio per andare avanti. Credo che un padre debba stare due passi dietro a suo figlio, ma essere pronto a sollevarlo tutte le volte che cade. Insomma, direi: l’inganno, che non è riconosciuto tra i 7 vizi capitali. Il resto riesco a giustificarlo.

 

C.M.: In realtà potrebbe essere nell'Accidia, l'inganno verso il divino... 

S.Z.: Ecco, potrebbe essere, se dobbiamo rimanere in questo universo, anche se l’inganno è peggio.

 

C.M.:  Dante mette i traditori nel profondo gelo del Cocito, vicino a Lucifero... chi in questo periodo ha tradito maggiormente, secondo lei?

S.Z.: La persona che secondo me ha tradito maggiormente gli italiani è il ministro della salute, Roberto Speranza. Hanno sostituito tutti, anche la povera Azzolina con le cazzate che ha fatto, non paragonabili alle crudeltà venute fuori, probabilmente anche in buona fede, dalle incompetenze emerse in quest’ambito. Gli scienziati, i medici sviluppano un modello di pensiero e di ricerca, ma poi la sintesi è politica, quella della polis, nell’interesse della comunità che deve essere sovraintesa dal ministro. Speranza è un disastro e mi stupisce che il Presidente del Consiglio non abbia provveduto, lui che ha in squadra una fuoriclasse come Marta Maria Cartabia.

 

C.M.: Perchè guariremo. dai giorni più duri a una nuova idea di salute" Era un bel progetto... 

S.Z.: Il libro di Speranza è potentemente ideologico, dove non ha solo esaltato il suo progetto di risoluzione del Covid che non è avvenuto - tanto è che è stato ritirato dal commercio da Feltrinelli - ma c’era una visione ideologica testuale di egemonia culturale che poteva partire dal modello di difesa dal Covid e di sviluppo di un nuovo processo di sanità del paese e di conferma delle sue potenzialità. Tutta una sua ideologia, discutibile assai… un incompetente.

 

C.M.: Nato a Potenza, laureato in Scienze Politiche, amante della Storia...  

S.Z.: Va bene tutto. Credo però che medici, scienziati possano dare indicazioni, ma la sintesi, lo ripeto, è politica, è la nostra vita. Decidere su chiusure, aperture, la vita di tutti i giorni. Sul Corriere della Sera l’indagine statistica dei dati tra Madrid e Milano ha evidenziato che tra metà dicembre e marzo, noi chiusi e loro liberi, c’è stata più invasione di virus, più morti a Milano. Perché? Altra sintesi politica che qui il ministro non è stato in grado di fare e che sarebbe stata doverosa per salvare la vita alle persone. L’arroganza lo ha portato a non sapersi circondare di persone che avrebbero potuto consigliare in un senso piuttosto che nell’altro. L’umiltà non è di casa.

 

C.M.: Solo un Gesuita può far credere di essere un Francescano"...

S.Z.: Figura molto contradditoria e complessa. Lo seguo sempre e certamente la visione teologica di Ratzinger era altra cosa. Il discorso di Ratisbona sulle confessioni monoteistiche è stato un capolavoro teologico. La visione di Bergoglio è più legata a una contingenza politico sociale economica. Chi è approfondito sull’argomento mi ha spiegato che l’orientamento della religione cattolica europea è molto diversa da quella sudamericana. A questo punto faccio cento passi indietro: non so che altro dirle. Lascerà sicuramente un segno nella storia del pontificato forse anche per questo suo gesuitismo, una visione complessa che a me sembra talvolta contraddittoria.

 

C.M.: Gesuita era il Cardinal Martini. ma era altro... 

S.Z.:Anche lui era altro, ma aveva anche un’altra responsabilità. Entrò molto pesantemente nella politica amministrativa milanese. Non se le risparmiava. Non rinunciava certo a esprimere un punto di vista politico sociale. Una mente eccelsa: il lavoro con la “Cattedra dei non credenti” entrava in una dimensione in cui era molto più attento ai legami con una società civile laica che non alla dimensione confessionale.

 

 

 

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Articolo pubblicato il 18/04/2021