Bruno Marengo e il romanzo torinese “Il tempo non ritorna”

23 marzo 2023, compie 80 anni l’ultimo scrittore di Spotorno

Il tempo non ritorna è uno dei romanzi scritti da Bruno Marengo. Me ne sono innamorato fin dalle prime pagine, in cui l’ambientazione torinese è soltanto un aspetto; conquistano la caratterizzazione dei personaggi, la fedele descrizione dei luoghi, spunti lirici in una prosa cadenzata e dai dialoghi vivaci. La vicenda gioca con la storia fra le strade di Torino, città che conosce molto bene e che ama. Alla sua uscita, nel 2011, venne presentato alla Fnax in via Roma (una delle tante librerie scomparse di Torino), con successo di pubblico.

Fra queste pagine ritroviamo il senso della storia, nella Torino di ieri; sullo sfondo, la Torino della Resistenza, della tensione morale, della ribellione e dell’impegno, a fare da scenario, come una quinta teatrale, all’amore fra “il ragazzo dagli occhi vivaci” e la “ragazza con le fossette”, destinati a perdersi e a ritrovarsi, “uomo senza età” e “donna senza età”, nella Torino di oggi. Dopo un incontro casuale, basta poco a perpetuare l’incanto, per vivere oltre (oltre le perdite, oltre le sconfitte, oltre le cadute del tempo e della vita): qualche parola sillabata, un luogo tranquillo (di cui Torino è ricca), le note soffici del “Valzer dei fiori”. Così suggerisce la chiusa, malinconica e lirica, che si allarga e si distende in un orizzonte senza fine. Il tempo non ritorna sarebbe piaciuto a Guido Gozzano, più volte citato in un senso crepuscolare dell’Autore che qui si esplicita; ha convinto il critico Giorgio Bàrberi Squarotti, che gli dedica una partecipata prefazione. Un grande romanzo di uno scrittore (e tanto altro, come vedremo) ligure, l’ultimo scrittore di Spotorno, piccolo paese del Ponente ligure che ha ispirato D. H. Lawrence e Camillo Sbarbaro. Sarà merito della sua aria?

Amo Spotorno, è uno dei miei luoghi di “fuga”. Qui, a fine gennaio, ho incontrato Bruno Marengo. Seduti ad un tavolino all’aperto di un bar di Spotorno, i nostri sguardi sono rivolti verso il lungomare e il lato posteriore di Villa Albini, che è stata sede degli uffici comunali di Spotorno fino a poco tempo fa. È una tiepida giornata di fine gennaio (mi viene in mente una famosa lettera di D. H. Lawrence, appena arrivato a Spotorno nell’autunno del 1925, al suo agente letterario); da anni festeggio qui l’arrivo del mio compleanno, e mi ritrovo a parlare di libri e di storia del Novecento con Bruno Marengo, l’ultimo scrittore di Spotorno.

Una vita lunga e impegnata, la sua: nasce il 23 marzo del 1943, quest’anno vivrà un compleanno importante, con il numero 80. Figlio di un tecnico della Piaggio di Finale Ligure, è un giovane impiegato alle poste. Nel clima di cambiamento degli Anni Sessanta e Settanta sente la vocazione alla giustizia e all’impegno sociale, che pratica prima nel sindacato, poi nel Partito Comunista. Da un piccolo paese di provincia, fa la gavetta (come si diceva ai suoi tempi), si dimostra un giovane promettente e il P.C.I. lo manda a studiare alla scuola di partito delle Frattocchie (1), con ottimi risultati. Subito dopo, inizia la sua lunga militanza politica. Consigliere comunale a Savona e Sindaco dal 1987 al 1990. Nello stesso anno è eletto al Consiglio Regionale della Liguria, ricopre anche la carica di Vicepresidente del Consiglio fino al 24 aprile 1995. Dopo lo scioglimento del P.C.I, si iscrive a Rifondazione Comunista, e viene eletto Consigliere della Provincia di Savona per due legislature, nel 1995 e nel 1999. Vive il suo ultimo incarico pubblico quale Sindaco di Spotorno, dal 2004 al 2009. Quasi un ritorno alle origini, dove è nato, dove tutti lo salutano con amicizia e rispetto, anche gli antichi avversari politici, perché la correttezza e la lealtà si leggono in fondo i suoi occhi, prima ancora che nei suoi gesti.

La vena letteraria, sempre coltivata, sboccia allo scoccare dei cinquant’anni; la sua produzione letteraria è vasta, anche nei generi praticati. A Spotornooo.... (1993, Sabatelli Editore); La Cattedrale di Apenac, romanzo del 1994 (Microart's); I racconti di Liguronia, opera satirica del 1996 (Edizioni Ciuni); I figli di madame Revêrie, il suo secondo romanzo (1998, L'Autore Libri); I nuovi racconti di Liguronia e una fiaba (1998 Coedit); Rinite allergica, una raccolta di testi, racconti e ballate degli Anni Sessanta (1999, Edizione l'Inchiostro fresco); i racconti Verso l'acqua profonda (2000 Edizioni Delfino Moro); il romanzo Il mare che viene e che va (2003 Coedit); Esperando Sevilla, romanzo di formazione politica del 2009 (De Ferrari Editore); Il tempo non ritorna, citato in apertura (2010 De Ferrari Editore); Elvezia è un romanzo del 2013 (Coedit), con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti; Cöse da Zena” e dintorni è il suo ultimo lavoro letterario (2019, seconda edizione nel 2022). Il sottotitolo (comprensibile a tutti, anche se in dialetto ligure) A semmo zà genoani… ti vo anche vinçe? racconta di un orgoglio intellettuale privo di saccenza, che ha attraversando tutta la vita di Bruno Marengo. La sua generosità lo ha portato a rendere disponibili on line, sul sito www.spesturno.it i testi in pdf di molti suoi libri (2).

Mi ero ripromesso di intervistarlo, ma non ci sono riuscito, abbiamo parlato a ruota libera. Ci vorrebbe un altro libro per raccontare le sue tante esperienze: sindacali, politiche, umane, sempre vissute con l’anelito della giustizia, del cambiamento sociale, del miglioramento dei rapporti umani. Ha speso tanto, ne è soddisfatto, anche delle battaglie perse o non andate a buon fine, con l’orgoglio di averle combattute.

Bruno Marengo è davvero un uomo del secolo scorso, in senso positivo: ha avuto il privilegio di studiare in una scuola di partito, quando si formavano i quadri ad un incarico, con una visione che doveva concretizzarsi in obiettivi da raggiungere. Senza spot o tweet, attraverso lo studio e la preparazione, con lavoro e proposte concrete da preparare giorno per giorno. Un altro mondo e un’altra politica! Forse c’è una nota di malinconia, nei suoi occhi, se dentro di sé confronta un grande passato con un presente che è difficile da decifrare e un futuro che non riusciamo ad immaginare, sempre più liquido. Un attimo dopo ho la conferma. Mi regala il suo primo libro, sottolineato come piace a me (e se ne scusa, con il suo garbo signorile), lo apro a caso e leggo, come in un gioco del destino, un brano rivelatore. Il primo capitolo si intitola “Un comunista malinconico e triste” e ricorda un suo incontro con una classe di studenti, al termine del quale una ragazza gli dice: “Signor Sindaco lei è una brava persona; mi sembra un comunista malinconico e triste perché le cose non vanno come vorrebbe, forse un poeta prestato alla politica. Ma le sue non sono utopie?” (A Spotornooo…, pag. 20). Quella ragazza aveva ragione. Bruno Marengo è stato un poeta prestato alla politica. Con una vena di malinconia che fa scorgere una ispirazione crepuscolare, quasi gozzaniana, nelle sue pagine, mai enfatiche, nemmeno negli anni in cui il successo sembrava premiare la sua compagine politica.

Riesco a porgli una sola domanda, in una mancata intervista che mi ha soddisfatto come nessun’altra. «Il tuo cognome può essere piemontese?». «L’ho pensato anch’io, ma non ho trovato riferimenti storici, ho solo un vago racconto di mia nonna “Leta”, che era convinta della nostra origine piemontese e raccontava di una provenienza, prima del 1834, per motivi di lavoro, dei Marengo dal Piemonte (forse da Torino), ma era un racconto di quando non si scriveva e non c’erano ancora le anagrafi, tramandato a voce. Non so quanto ci sia di vero, non vale la pena di parlarne». E invece sì. Vale la pena di raccontarlo. Oggi la ferrovia non passa più nel centro di Spotorno, spostata a monte negli Anni Settanta del Novecento; per costruirla, prima fino a Savona e poi da Savona a Ventimiglia, molta mano d’opera si è spostata dal Piemonte alla Liguria. Il 25 gennaio 1872 il primo treno partito da Savona è transitato per Spotorno, proveniente da Genova. La linea ottocentesca da Savona a Torino, invece, viene inaugurata nel 1874, con un percorso via Ferrania, San Giuseppe, Ceva, Bastia Mondovì, Cherasco, Bra, Cavallermaggiore, Carmagnola, Trofarello. Un altro grande lavoro e tanta mano d’opera, locale e “forestiera”. Sotto la galleria del treno, a Spotorno, oggi passano le automobili, regolate da un semaforo a senso alternato per la ristrettezza del passaggio, la ferrovia era a binario unico. Chi ama i treni si ferma per una foto, con un senso di nostalgia o di malinconia, simile a quello che aleggia nell’animo di Bruno Marengo, e qualcuno penserà che davvero Il tempo non ritorna.

Io so di avere avuto il privilegio di incontrare un uomo politico e scrittore del Novecento spotornese, ultimo rimasto a raccontare le memorie del suo paese. E il cerchio si chiude con il suo amore per Torino, dove vive uno dei suoi figli, quasi un gioco del destino. A Torino, Bruno Marengo verrà a festeggiare il suo ottantesimo compleanno,

Note

(1) L'Istituto di Studi Comunisti, conosciuto come “Scuola delle Frattocchie”, è stata la scuola centrale del Partito Comunista Italiano. Fondata nell'ottobre del 1944, trova sede (dopo una brevissima permanenza a Roma) presso una villa donata al Partito a Frattocchie (frazione del comune di Marino, in provincia di Roma). Denominata inizialmente "Scuola centrale quadri Andrej Aleksandrovi? Ždanov", dal 1950 si chiama "Istituto Togliatti", nel 1955 diventa "Istituto di studi comunisti" e, dal gennaio 1973, "Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti". Tra il 1955 e il 1956 pubblica Scuola Comunista, periodico dell'Istituto. La scuola cessa le attività nel 1993, dopo lo scioglimento del PCI del 1991 e la sua trasformazione in Partito Democratico della Sinistra.

(2) Il sito web www.spesturno.it è soltanto una delle attività del Circolo Socio-Culturale “Pontorno” ODV, che mantiene la memoria storica di Spotorno e ha allestito on line un grande archivio storico e fotografico spotornese, oltre a curare pubblicazioni ed eventi collegati al territorio e alla sua storia.

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Articolo pubblicato il 23/03/2023