“La Via del Matto” conduce a Torino…

Tra Nostradamus, affetti ed enologia, il sorprendente romanzo di Giulia Graglia dedicato alla “città magica” (di Dario Noascone)

Quando compare un nuovo libro dedicato alla cosiddetta “Torino esoterica”, il pubblico dei lettori si divide in due fazioni: chi parte fiducioso di scoprire chissà quale arcana rivelazione, e – gruppo sempre più numeroso - chi alza gli occhi al cielo infastidito e rassegnato all’ennesimo, ripetitivo pastiche a base di bislacchi alchimisti, massoni da strapazzo e improbabili adoratori del demonio…

A chi manifesta segni di insofferenza, d’altronde, non possiamo certo dare torto: da tempo le librerie vengono inondate da troppi libri dedicati alla presunta dimensione occulta del capoluogo sabaudo, spesso accomunati da una costante mediocrità, dovuta non solo a schemi triti e ritriti, ma anche alla sostanziale scarsa dimestichezza degli autori in materia esoterica.

Tuttavia, quando si pensa di aver finalmente chiuso con tale argomento, ecco spuntare qualcosa di completamente nuovo, in grado di dire qualcosa di più, e di meglio, sugli aspetti più intriganti della nostra amata Torino: questo accade con “La Via del Matto”, opera unica (si spera solo per il momento) di una giovane autrice torinese, Giulia Graglia, tanto addentro alla materia esoterica quanto in quella enologica che – aspetto peculiare – buon ruolo giocherà nel romanzo.

Pubblicato dall’editrice “La Corrente”, la cui denominazione sarà più chiara a coloro che si appresteranno alla lettura, “La Via del Matto” è, in primo luogo, una bellissima storia fatta di Persone, Anime e Cuori.

Un costruttivo percorso di redenzione e iniziazione ricostruito tramite una triplice linea narrativa che, attraverso una prosa gradevolissima e mai stancante, ci accompagna a seguire le vicende del protagonista, Adel Solari (nomen omen...), giovane rampante la cui carriera nel mondo finanziario subisce una brusca interruzione, portandolo ad avere guai con la giustizia.

Sarà proprio l’improvvisa battuta d’arresto a condurlo (ri-condurlo, meglio dire…) su una strada totalmente diversa: assegnato ai lavori socialmente utili, Adel precipiterà in un contesto antitetico alle sue abitudini, e si troverà a scontare la propria pena – che vera pena non sarà – prestando servizio presso la grande cascina di una cooperativa monferrina in cui, tra l’altro, la produzione di vino con metodi biodinamici concede all’autrice di dare libero sfogo alle sue pregevoli competenze enologiche.

Lì, Adel troverà l’occasione di ricomporre il mosaico della propria vita ricongiungendo, a poco a poco, le altre due linee narrative in un’unica grande opera. Parallelamente – anzi, in convergenza – allo scorrere delle vicende di Adel troviamo infatti le memorie di un vecchio parroco, dalle quali apprendiamo la storia dei genitori del protagonista, ed un diario, nel quale, a partire dalle vicende di una coppia di giovani sposi ebrei all’epoca delle leggi razziali, gradualmente vengono introdotti elementi di una conoscenza affascinante, cuore esoterico del libro e punto di partenza per una lunga e faticosa ricerca di verità “altre”.

Ricerca la cui chiave di volta si trova in una fugace presenza di Nostradamus a Torino, testimoniata da una stele tutt’oggi visibile, della quale è riportata ampia testimonianza in appendice. Il percorso non sarà lineare, poiché non tutti amano che certe verità vengano rivelate: nella storia non mancano infatti i “poteri occulti” che faranno di tutto per ostacolare i protagonisti.

“La Via del Matto” è un romanzo corposo che supera le cinquecento pagine e i cui capitoli – come già annunciato dal titolo – portano il nome dei ventidue Arcani Maggiori. Tuttavia, la sua mole non è un ostacolo, grazie ad una naturale empatia che viene a svilupparsi tra il lettore e i personaggi, delineati in modo semplice ma rigoroso, ciascuno con una propria genuina funzione e un altrettanto chiaro obiettivo di crescita.

Tra tutti, una menzione va certamente al carismatico Tobias Kron, archetipo del Maestro – e, quindi, anche della figura paterna - che guiderà il protagonista a ritrovare una strada abbandonata da troppo tempo. Troviamo qui un concetto di famiglia esteso, ma non nel senso “woke” del termine: emergono figure meravigliose di Padri e di Madri, pienamente consapevoli del proprio ruolo anche quando non biologici (spirituali, verrebbe da dire), e poi fratellanze ideali, amicizie profonde e amori, il tutto tra persone ciascuna delle quali, a suo modo, cerca elevazione.

Colpiscono, nella narrazione, la totale sospensione di giudizio e l’assenza di odio, quasi a trascendere le contrapposizioni duali alle quali siamo quotidianamente abituati e a portare piuttosto l’attenzione del lettore alle cause profonde dei contrasti e al principio di riconciliazione.

Man mano che ci si avvicina al finale, un tripudio di antiche e nuove relazioni tra i protagonisti rende l’azione sempre più corale, e sarà proprio questa coralità dal sapore familiare il propulsore finale di una ricerca che rivelerà una nuova mappatura di Torino, delineata da luoghi reali ma dal significato profondamente simbolico, fino ad un tanto emozionante quanto catartico finale.

In bilico tra il racconto del mistero ed il romanzo di formazione, grazie ad una pregevole dinamica narrativa che deve qualcosa al mondo del cinema, “La Via del Matto” si rivela lettura godibilissima e coinvolgente, mai banale e con una peculiarità: al termine della lettura, al lettore rimane la chiara sensazione che chi ha dato vita a questo romanzo abbia piena cognizione delle profonde e complesse tematiche affrontate. Come chi le ha vissute in prima persona…

Dario Noascone

 

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Articolo pubblicato il 17/11/2023