Casalborgone (TO), appagante bellezza del quieto vivere.

Anche in tempi controversi.

Ora che la caotica corsa verso l’appagamento artificiale dei sensi si è improvvisamente fermata, può sorprendere scoprire davanti e intorno a sé, dove era sempre stata, l’imperturbabile presenza delle cose che da sempre sostengono la possibilità di condurre una esistenza dignitosa.

Diversamente dalle convulse attività delle metropoli, lontana dalle facili evidenze balneari tropicali, perfino troppo vicino alla periferia cittadina del capoluogo di provincia per essere considerata meta giustificata di una gita fuoriporta (come lo è stata in un lontano passato), questa piccola comunità si muove ad un ritmo armonico che non tutti riescono a percepire immediatamente.

 

Un ritmo composto da variazioni di frequenza sincronizzate ad ogni passo con il contesto continuamente variabile delle sue parti vitali.

 

Diverso ritmo nel Leu, il centro storico, diverso ritmo nella piazza della fontana, diverso ritmo in una qualsiasi delle vie periferiche, ed ancora in quelle che si inoltrano sulle colline adiacenti l’abitato o nelle realtà vitali sparse ovunque sul territorio.

 

Anche oggi, al momento in cui scrivo queste poche righe al solo scopo di fotografarne la normalità anche in condizioni di emergenza, mi rendo conto che, a cominciare da chi ha creato questo luogo per continuare con chi lo rende vivo e mantiene, vi è evidentemente un “genius loci”, generato con il contributo di tutti, che ora ci restituisce il favore facendo di tutto per preservare l’ambiente sufficientemente sano perché la vita si possa svolgere “in giusta misura rispetto alle necessità”.

 

Sento ritmo, suono, tono e frequenza che mi accompagnano in sottofondo in ogni cosa che faccio in questa estemporanea situazione: delle parole sottovoce scambiate in biblioteca con coloro che si sono sintonizzati su tale onda portante, delle allegre alternanze di silenzi e grida dei piccoli che si sono presentati con i loro genitori nello spazio a loro dedicato o quando hanno scambiato i libri alla materna, di tutte le azioni compiute nel quotidiano dall’intera comunità.

 

E non sono mai del tutto abbandonato, né triste, né vecchio, né sofferente, ma parte di tutto questo e ben di più, al di là del mio stesso pensiero. Perché tutta questa bellezza esiste sempre, contraddizioni, fastidi e meschinità comprese, ma c’è, e mi permette di respirare giorno dopo giorno.

 

Una condizione di base che pochi al mondo possono godere e che tanti non si ricordano di avere fino a quando la perdono.

Qui il bicchiere è per tre quarti pieno e solo per un quarto vuoto. Basta guardare con occhi aperti, cuori e menti accesi e pulsanti.

 

Una “quasi pieno” di bellezza che traspare ovunque si posi l’attenzione e in cui voi stessi potrete perdervi, se volete, attraverso la chiave costituita dalle fotografie che seguono queste parole.

 

Attraverso di essa, e non semplicemente fermandovi sui contenuti delle foto, ma espandendo la vostra coscienza e percezione oltre i bordi e nel riflesso della vostra stessa immagine che esse vi rimandano, possiate fare l’esperienza dell’appagante bellezza del quieto vivere.

 

Nel silenzio! Che è la vera voce della vita.

 

foto e testo

pietro cartella, andrea

 

proposta di foto della normalità quotidiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 05/04/2020