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Quelle motociclette costruite a Torino e dintorni ai primi del novecento
La SIAMT 262, prima motocicletta militare
Tempi di pionieri, quando da ogni cortile della città si sentivano rumori e odori di lavoro e creatività
Articolo di Carlo Mariano Sartoris
Pubblicato in data 07/05/2023

Sono momenti duri per il martoriato pianeta Terra e per le sue genti in balia di tensioni e cambiamenti epocali. Gli umori sono segnati da notizie poco confortanti che serpeggiano dai Tg. Le menti di persone d'una certa età spesso rimpiangono “vecchi tempi” semplici, quando il vivere scorreva ancora legato ai ritmi della natura, seppur sedotto da una modernità arrembante. Albori di una creatività metallica che sfornava strani oggetti intrisi d'anima e vitalità: auto & motociclette; carrozze e biciclette a motore; scoppi, fiammate, velocità. Primordi d'una nuova era che forse ci è sfuggita di mano.

Torino è considerata la capitale dell'auto, ma già dagli albori del XX secolo ha generato una significativa produzione di motocicli “sottocanna”, oggi cimeli, ben quotati nelle vendite all'asta di moto d'epoca marchiate Bolaffi e sempre più oggetti di investimento per collezionisti, disposti a sborsare cifre con molti zeri.

 

Quotatissima Motoborgo 500 2C a V del 1922

Le vecchiette più quotate sono le “sottocanna”. Nate alla fine del XIX secolo, erano motociclette ispirate dalla struttura telaistica della bicicletta, a cui veniva applicato il motore, mentre il serbatoio era al di sotto della trave centrale del telaio. Uno schema mantenuto fino alla fine degli anni '20, poi sostituito da telai più definiti e strutturati.

Motocicli partoriti in tempi di un futurismo ammaliato dalla velocità e dai motori rombanti. Anni di rivoluzioni industriali, quando in modeste officine, per lo più esperte in velocipedi, artigiani pionieri del motore si cimentavano con bielle e pistoni inseriti al posto dei pedali.

A Torino e dintorni, per vocazione metallica artigianale, tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX, sono nati circa cento marchi di motociclette. Prodotti scaturiti da una miscela di passione e genialità tipica di quei tempi. Oggi pilotiamo esagerati mezzi intelligenti, scaturiti da una fredda, infallibile tecnologia che ha lasciato un vuoto: il coinvolgente fascino di oggetti manuali, pionieristici, odor di materiali e di inventiva.

Per chi è legato al capoluogo torinese, fino a pochi anni fa tempio della Fiat, della Lancia, di Pininfarina e tanti altri marchi storici destinati a un cieco declino, sarà interessante ricordare aziende di motocicli molto quotati e “made in Torino”.

Una di esse è la SIAMT fondata a Torino nel 1905 in via Chiasso 18 che nel 1907 ha presentato una monocilindrica da 262 cm³. Nel 1911 è diventata la prima motocicletta impiegata dall'esercito durante la guerra italo turca. Dal 2010 la SIAMT ha prodotto anche numeri limitati di moto da 350 e 500 cm³ e bicilindrici da 500 e 700 cm³. Dal 1915, l'azienda è stata convertita alla produzione bellica e alla fine del conflitto si è dedicata alla produzione di accessori per biciclette.

Sulle orme della SIAMT, attratta da commesse militari nel 1913 la Fongri, in un piccolo opificio di Torino progettava la 5. 1/2 Cavalli, sofisticata bicilindrica boxer longitudinale, ma solo nel 1919 messa in vendita e usata nelle corse. Per aumentare la produzione, nel 1921 la Fongri ha fatto società con la milanese SAOM, per tornare a Torino nel 1924, in via Caraglio. Dopo un periodo in cui ha prodotto moto più economiche, l'azienda ha chiuso nel 1930.

Fongri 2C boxer longitudinale

Una delle più importanti aziende motociclistiche torinesi è quella fondata dai fratelli Della Ferrera nel 1909 in Corso Regina Margherita 53 bis. La prima motorizzazione fu un mono di 330 cm³, poi portati a 500, quindi un bicilindrico 500 e negli anni a seguire modelli di 1000, 350 e 175 cc. Motori venduti anche separatamente a piccoli assemblatori come la Ottino, anch'essa di Torino. 

Impressionante il numero di vittorie delle moto Della Ferrera, caratterizzate da una meccanica d'avanguardia, semplice e ben lubrificata, tanto da essere garantite per 100.000 km. Lo slogan dell'azienda era: “quando una Della Ferrera corre, vince” .

Rarissima Della Ferrera 130 cm³ del 1920

Ai primi del secolo Edmondo Michele, produceva piccoli motori per biciclette di conoscenti e amici. Visto il successo, assieme ai fratelli Carlo e Alberto, nel 1918 fondava la Motoborgo in Via XX Settembre 15. L'azienda ha prodotto motociclette anche per l'esercito, bellissima la 500 bicilindrica a V del 1922, con solo 2 rapporti faceva oltre 120 km/h, usata anche da Tazio Nuvolari.

Nel 1919 Nefali Ollearo ha aperto un'officina di riparazioni e quasi subito ha iniziato a produrre motori per biciclette. La prima bici motorizzata con un monocilindrico a 123 cm³ è nata nel 1921, nel 1927 è iniziata la produzione di moto di 175 cm³ e dal 1930 l'azienda si è sviluppata, iniziando a produrre ottimi modelli di 250,350 e 500 cm³. Nel 1945, dopo la guerra la ditta Ollearo ha continuato a produrre motori ausiliari di 49 cm³ per biciclette, cessando la produzione nel 1952. Interessante la tradizione sportiva del marchio e della famiglia.

Le motociclette Gaia hanno iniziato ad essere prodotte a Torino a partire dal 1920, dall'omonimo fondatore del marchio, già costruttore di biciclette dal 1905. Le Gaia erano delle sotto canna a cui era stato assemblato un motore 175 di produzione svizzera. In seguito, le Gaia adottarono altri tipi di propulsori sempre di 175 cm³, compreso un motore 4T con valvole laterali, realizzato dalla stessa azienda. Nel 1930 la produzione fu spostata da Torino a Rocca Canavese dove pullulavano artigiani metalmeccanici. La produzione smise nel 1932.

Interessanti le memorie provenienti dalla provincia, una di queste da Mondovì dove, nel 1923 è stata fondata la Moto Beccaria che, prima di trasferirsi a Torino e realizzare ottime auto, ha progettato quattro modelli di motociclette, sulle quali non vi sono molte notizie e poche, ma suggestive immagini di modelli restaurati con cura

 

Le moto Tomaselli vennero prodotte in via Lanzo dalla fine degli anni 20 da due aziende distinte torinesi, ciascuna facente capo a uno dei due fratelli, poichè Alfiero si mise in proprio dopo essersi separato da Ugo. Notizie sul modello 500 riportano che montava un propulsore JAP 500 oppure un SAMP 500 con valvole in testa, cambio Burmhan, impianto elettrico Bosch. Le aziende producevano anche modelli di 175 cm³, di cui scarseggiano notizie.

Una menzione sportiva per le torinesi Moto Carrù, prodotte a partire dal 1940 con 175 a 2 tempi, per poi costruire le Mi-VAL, tra cui i modelli da motocross 250 e 500 con cui ha vinto alcuni dei suoi 16 titoli italiani il grande Emilio Ostorero. La produzione è cessata nel 1959.

Altrettanto ricca la produzione in altre regioni rinomate per la passione dei motori, ma questa è storia infinita, lasciata al commento del lettore che volesse arricchire il sapere della redazione.

Come indicato in apertura di questo amarcord sulla genesi di oggetti del desiderio che si sono evoluti in fretta e non sono passati di moda, si ricorda che stiamo vivendo tempi impegnativi, frutto di un'endemica fama di progresso, mai sazia di superarsi in velocità. C'è stato un punto in cui sarebbe stato logico fermarsi? Un'idea diversa per ciascuno di noi…

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