Incontro con Luigi Lupo
Luigi Lupo

Il flautista fondatore dell’Ensemble Ŕ L’Antica ci parla della sua carriera e del prossimo concerto di Intrecci Barocchi Streaming.

La produzione di Georg Philipp Telemann è un mare magnum per la maggior parte ancora inesplorato e pressoché sconosciuto. Oltre 2000 cantate sacre, oratori, passioni, opere teatrali, serenate, lavori per celebrare i più vari eventi sacri e profani della città di Amburgo, oltre a un profluvio apparentemente incalcolabile di brani strumentali scritti per gli organici più disparati rendono pressoché impossibile un progetto organico di studio, esecuzione e registrazione di questo colossale lascito musicale. In altre parole, Telemann non avrà mai la fortuna toccata ad altri autori prolifici come Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart, per i quali sono state realizzate nel corso degli ultimi vent’anni edizioni (quasi) complete delle loro opere. Nel caso di Telemann una cosa del genere è semplicemente impensabile.

 

A dispetto di questa intimidente vastità d’orizzonte, con la produzione del grande compositore di Magdeburgo si casca sempre bene, grazie a uno stile molto gradevole, nel quale riescono a coesistere armoniosamente strutture legate al passato e spunti molto innovativi, con la frequente aggiunta di sfumature legate alle tradizioni di altri paesi, non solo l’Italia e la Francia, ma anche l’Ungheria, la Polonia e la Boemia. A questa regola non fanno eccezione le Sonate a due flauti presentate da Luigi Lupo e Pietro Berlanda in questo concerto e da loro registrate in un recente disco dell’etichetta inglese Elegia Classics.

 

Queste opere sono state ritenute fino a qualche anno fa irrimediabilmente perdute, visto che il loro unico manoscritto era conservato nell’archivio della Singakademie di Berlino, che alla fine della seconda guerra mondiale era stato requisito dalle truppe dell’Armata Rossa e trasferito in Unione Sovietica. Nel giro di pochi anni di questo straordinario patrimonio musicale si perse completamente la memoria, al punto che molti studiosi e musicisti pensarono che fosse andato distrutto. Nel 1999 l’archivio venne però inopinatamente ritrovato a Kiev e in seguito restituito alla Germania, dove è stato affidato alle cure di un qualificato team di studiosi coordinati dal prof. Christoph Wolff.

 

Così, tra opere dimenticate di numerosissimi autori più o meno noti, sono state riportate alla luce queste sonate, attribuite a Telemann, ma – come vedremo – con qualche dubbio di paternità, che potremo ascoltare gratuitamente nel corso del concerto della rassegna Intrecci Barocchi Streaming in programma giovedì 10 dicembre alle ore 18.30 sulle pagine Facebook dell’Accademia Corale “Stefano Tempia”, del Coro Maghini, di Intrecci Barocchi, di SoloClassica Channel e del canale YouTube di SoloClassica Channel.

 

Per scoprire queste opere, mi sono rivolto a Luigi Lupo, il protagonista della serata insieme a Pietro Berlanda. Per un flautista, la scoperta di opere di questo genere presuppone un lungo e minuzioso percorso di studio nel repertorio preromantico, per cui mi è sembrato giusto partire chiedendo al mio interlocutore come si sia avvicinato al flauto traversiere e al repertorio barocco e della fine del XVIII secolo, in un’epoca in cui il flauto era per molti quasi un sinonimo del grande Severino Gazzelloni. «Ho iniziato a interessarmi allo strumento storico verso la metà degli anni Ottanta, mentre studiavo al Conservatorio di Cosenza. Ero ancora adolescente quando ebbi modo di ascoltare per la prima volta il traversiere. Mi ricordo di un concerto in cui suonava Claudio Rufa. Restai molto impressionato dal suono di questo strumento, che per me fu una grande scoperta, una vera rivelazione. Riguardo il repertorio barocco e classico lo frequentavo già prima di intraprendere lo studio del traversiere, poi diciamo che è stata una grande scoperta e un vero e proprio scrigno pieno di chicche preziose, che ancora oggi non smette di sorprendermi».

 

Durante il loro percorso di studi, molti musicisti scelgono uno o più grandi interpreti per ispirarsi, un fatto frequente soprattutto nel campo della musica antica. Questa considerazione mi ha spinto a chiedere a Luigi se nel suo periodo di formazione anche lui avesse eletto un suo modello, magari il grande Barthold Kuijken. «In realtà devo dire di no, anche se la mia formazione musicale è stata segnata e accompagnata da due persone che mi hanno trasmesso la “curiosità”. Ed è proprio grazie a questa “curiosità” se nel corso degli anni e ancora adesso conservo la voglia di cercare, studiare, consultare testi, insomma tutto quello che alla fine rappresenta il bello di “fare” questo tipo di musica. Mi piace ricordarli nell’ordine in cui li ho incontrati nel mio percorso musicale e ringraziarli con vivo affetto: il M° Gianni Lazzari e il M° Marcello Castellani».

 

Per un musicista specializzato nel repertorio barocco, la scelta dello strumento rappresenta un aspetto di primaria importanza, allo scopo di ottenere il suono che si ritiene più vicino all’estetica dell’epoca e del luogo in cui ogni opera venne concepita e al “carattere” di ogni brano e compositore, un aspetto su cui Luigi e i suoi colleghi flautisti sono sempre pronti a impegnarsi in interminabili discussioni. «Qui si apre un capitolo infinito, e confesso di avere una sorta di “ossessione” nel cercare e provare strumenti di costruttori diversi. A ogni modo, cerco sempre di essere in più possibile coerente con il repertorio che deve suonare. La scelta che viene offerta dai costruttori è molto ampia, per cui le possibilità di scegliere lo strumento adatto per ogni repertorio non mancano mai».

 

E passiamo proprio al repertorio, per sapere come Luigi lo ha sviluppato. «Il mio repertorio – come penso quello di tutti i musicisti – si è formato in base agli autori e agli stili che ho affrontato nel periodo iniziale dei miei studi. Poi, come in tutte le cose, con alcuni ho sviluppato un feeling particolare, che comunque cambia nel corso degli anni ed è in continua evoluzione». In effetti, per molti solisti, questa continua evoluzione rappresenta uno degli aspetti più belli dell’attività di un concertista. Ma Luigi ha uno o più autori che sente più congeniali e a cui vorrebbe dedicarsi particolarmente? «Mi sento molto a mio agio nel repertorio sacro di Johann Sebastian Bach, poi devo dire che non ho preferenze particolari. Riesco ad adattarmi facilmente ai vari stili e linguaggi musicali. Quello a cui mi piacerebbe dedicarmi di più è il repertorio con la traversa rinascimentale, ma il tempo è sempre tiranno e tanti progetti restano chiusi nel cassetto».

 

In effetti, per Luigi il tempo è tiranno anche perché si dedica con passione anche all’insegnamento, che lo vede spesso impegnato nell’approfondimento del repertorio settecentesco. «Nell’insegnamento trovo fondamentale affrontare lo studio con gli allievi partendo dall’impostazione del suono, in modo da far capire bene il rapporto che c’è tra le tonalità e il suono corrispondente sullo strumento. Poi è d’obbligo che il loro percorso musicale sia affiancato dai vari trattati d’epoca, che fortunatamente non mancano».

 

Passiamo ora al concerto in streaming di giovedì sera, che vedrà Luigi al fianco di Pietro Berlanda, come è già avvenuto nel disco pubblicato di recente dalla Elegia Classics. «Il progetto con Pietro è nato in maniera molto spontanea. Si è iscritto al mio corso presso la Scuola di Musica “Vivaldi” di Bolzano, dove insegno dal 1998, e tutto è iniziato durante il suo percorso didattico. Si è venuta così a creare una grande sintonia, che poi si è concretizzata nell’incisione dell’integrale dei Duetti BWV 40:141-149. Questi duetti si differenziano molto tra loro e restano anche dubbi sull’autenticità di alcuni di essi. In ogni caso, suonandoli è possibile individuare facilmente alcuni tratti compositivi che caratterizzano la mano di Telemann.

 

Questi duetti furono sicuramente composti in epoche diverse e, a mio modo di vedere, questo fatto è proprio una delle caratteristiche che li rendono così attraenti e di gradevole ascolto. Personalmente, trovo molto interessante l’Andante della Sonata Seconda, che è caratterizzato da una scrittura con note puntate. Lo abbiamo interpretato con un carattere austero, fiero e rigoroso, che si contrappone al terzo tempo, ossia allo Scherzoso. Una alternanza compositiva retoricamente molto efficace e chiara».

 

Per finire, non può mancare una domanda sui prossimi progetti di Luigi. «Al momento io e gli altri componenti dell’Ensemble À L’Antica abbiamo in vista la registrazione del programma di triosonate dedicato alla famiglia Bach che abbiamo presentato nel concerto inaugurale di Intrecci Barocchi Streaming, alla quale seguirà l’incisione di un CD dedicato a opere di Johann Joachim Quantz, in previsione del 250° anniversario dalla sua scomparsa, che cadrà nel 2023».

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 09/12/2020