Angelo Tonelli, da traduttore a leader
Angelo Tonelli

Politica e spiritualitą

Angelo Tonelli è un omone che supera il metro e ottanta, con una folta capigliatura sulle spalle, vestito in modo eccentrico: non è in alcun modo etichettabile (professore, filosofo, regista, saggista, poeta, performer?) avendo alle spalle una cultura enorme, ma nello stesso tempo mostrandosi autentico e spontaneo nell’esprimere il suo pensiero con parole immediate, in modo che tutti possano comprenderlo.

Vive a Lerici dove è nato nel 1954 ed è tra i maggiori grecisti viventi: presenta un curriculum così imponente da mettere in soggezione chiunque, ma non ci siamo persi d’animo. 

Quello che emerge subito dall’intervista è che non c’è come leggere i classici per imparare a ragionare al di là del quotidiano “qui e ora”. Angelo Tonelli non ha solo tradotto, ma ha interpretato il pensiero del mondo greco, offrendoci un parallelo tra il panorama della società descritta da Sofocle, Eschilo, Euripide e non solo, con il drammatico momento storico che stiamo vivendo, più o meno consapevoli di quanto la manipolazione mediatica è riuscita a organizzare.

È un entusiasta che non si lascia soffocare dalle informazioni che giungono, come uno stillicidio, con scansione quindicennale dal governo: come tutte le persone che sanno quanto il Male non ha mai trionfato, è convinto che questa follia terminerà e che sarà un lavoro duro quello di ripristinare una parvenza di democrazia in un paese dilaniato dallo sporco gioco del “divide et impera”.

 

MORALITÀ ED ETICA DOVE ERANO E DOVE SI SONO NASCOSTE OGGI?

Mentre a partire da Machiavelli, ma anche molto prima che egli ne delineasse i contenuti e i contorni, la politica è una scienza amorale della dominazione - e tale resta al giorno d’oggi - per i Greci, o meglio, per i più eccellenti tra i Greci, essa era strettamente congiunta con la coltivazione dell’interiorità, e per poter essere buoni cittadini e buoni governanti, occorreva essere individui progrediti sulla via della conoscenza, attraverso i metodi a disposizione, in primis la Sapienza, la filosofia e i percorsi iniziatici, per esempio eleusini.

 

UNA VOLTA C’ERANO I GRANDI COME GIORGIO COLLI CHE AVEVANO UN CERCHIO DI STUDENTI CHE SEGUIVA IL MAESTRO E ANCHE IN POLITICA ESISTEVA UNA GERARCHIA INTELLETTUALE…

Oggi è un’enorme bolgia di persone soprattutto non preparate: prendiamo Parmenide, oltre che sacerdote di Apollo guaritore, studioso della Natura e il mistico del Grande Uno a cui dedica il suo Poema, era anche legislatore e fornì alla sua città leggi che le consentirono di diventare florida e potente.

 

FA SORRIDERE PENSARE A UN RENZI CHE INTERVISTA LO SCEICCO MOHAMMED BIN SALMAN DEFINENDOLO VESSILLO DELLA NUOVA PRIMAVERA ISLAMICA…

In effetti… ma per restare nella Magna Grecia, da cui abbiamo da imparare ben di più, ricordiamoci che Empedocle di Agrigento fu sciamano, guaritore, dotato di poteri non ordinari e physikòs, ovvero studioso della Physis, la Natura e della sua essenza: proprio per questa sua eccellenza spirituale guadagnò tale prestigio politico che la città gli propose di diventare re. Il pitagorico Empedocle declinò l’invito.

 

POSSIAMO QUINDI AFFRONTARE IL CONCETTO DI “PARADOSSO”

Certamente e si presenta immediatamente la figura di Zenone, allievo prediletto di Parmenide, l’escogitatore dei paradossi spaziotemporali che ancora minano i fondamenti della conoscenza doxastica. Eresse un baluardo di pensieri parole a difesa della metafisica immanentistica e monistica del maestro, a tutela della purezza del “cuore che non trema della ben rotonda vertà” irridendo le aporie del mondo sensibile alla luce dell’astrazione dialettica; ma fu anche fervente cospiratore antitirannico. Al punto che, scoperta la congiura e arrestato, pur di non rivelare i nomi dei suoi compagni si tagliò da solo la lingua con un morso e la sputò in faccia al tiranno.

Figure come queste ai giorni nostri rendono l’idea della miseria in cui siamo caduti.

 

FORSE PERCHÉ NON DIAMO PIÙ IMPORTANZA ALL’ESSERE, PIUTTOSTO CHE ALL’APPARIRE?

Bisognerebbe insegnare sin da piccoli il concetto di fratellanza, di rispetto verso l’altro al di là di infarinature superficiali adatte a presentarsi diversi da quello che si è…

Un esempio che cito sempre della più perfetta complementarietà tra ricerca interiore e impegno nella vita civica e politica è Pitagora e con lui l’ampia schiera dei suoi discepoli.

 

ERANO UOMINI STRAORDINARI…

Erano studiosi autentici con interiorizzati concetti ancestrali. Accanto alle pratiche meditative e sciamaniche che consentivano la realizzazione di uno stato di coscienza unitario e pacificato, garanzia di reincarnazioni privilegiate dopo la morte, alla partecipazione a una vita comunitaria in cui la donna godeva di una parità con gli uomini, non rintracciabile altrove nel mondo greco; alla scansione nella giornata nei ritmi alterni di lavoro, meditazione, studio e all’ascolto della musica come mezzo di elevazione noetica dell’anima e armonia realizzata; accanto allo studio di aritmogeometria sacra e alla articolazione in chiave numerica del rapporto tra l’Uno e i Molti; aritmogeometria che in seguito desacralizzata divenne la base per ogni futuro sviluppo dell’approccio scientifico alla realtà… accanto a tutto questo la via pitagorica prevedeva un impegno nella vita civica che condusse molti dei suoi adepti a cimentarsi nell’agone politico, dalla parte degli aristocratici e ad assumere incarichi di rilievo nel governo delle città, in particolare a Crotone, Sibari, Metaponto e Taranto.

 

SEMPRE MAGNA GRECIA…

A Taranto, in particolare, fiorì Archita pitagorico, amico di Platone che fu filosofo, matematico, scienziato, inventore, musicologo e politico. Seguace dello stile di vita pitagorico, fu nominato sette volte stratega: sotto la sua guida Taranto divenne la città più potente della Magna Grecia, grazie alla sua politica di espansione commerciale e di sviluppo dell’agricoltura.

Pare che avesse anche promulgato leggi che favorivano un’equa distribuzione delle ricchezze in accordo con la concezione pitagorica dell’armonia.

Fu lui a sostenere Platone quando nel tentativo di instaurare a Siracusa il governo di un re filosofo finì per trovarsi in difficoltà.

 

DIFFICOLTA DI MOLTI FILOSOFI!

Socrate rifulge come un dio martire della Sapienza nella memoria del mondo, per la fede e la coerenza assoluta nell’adempiere la missione che gli aveva assegnato il Dio di Delfi.

Socrate era Sapiente apollineo come dimostra la sua padronanza della dialettica e l’esercizio di essa come strumento per destrutturare il falso ego dei suoi antagonisti e favorirne l’accesso alla conoscenza superiore dell’Uno di cui Bene è nome mistico.

 

GUARIGIONE NON SOLO FISICA

L’iniziazione apollinea, dell’Apollo guaritore, era la sua vocazione a guarire le anime dalla prigionia della falsa opinione attraverso un logos raffinatissimo che radicava in rigorose pratiche meditative.

 

NON PUÒ MANCARE QUALCHE PAROLA SU PLATONE

Concludiamo con il gesto di Platone, nel passaggio dall’epoca della Sapienza a quella della filosofia, questa disamina cursoria di esempi illustri di una coniugazione inscindibile tra misticismo e politica, ricerca della realizzazione interiore e impegno nella polis.

 

QUALCHE FALLIMENTO ANCHE PER LUI, PERÒ!

Sappiamo dalle sue lettere che a un certo punto della sua vita decise di provare a tradurre in politica le sue realizzazioni spirituali e mosse per ben tre volte, sempre con esiti disastrosi, alla volta della corte di Siracusa dove interagì con Dionisio, Dione e Dionisio II, variamente cercando di fornire al regnante di turno un’educazione da autentico filosofo, nella convinzione che solo i filosofi fossero in grado di essere buoni governanti.

Al di là del fallimento effettuale dei tentativi in Sicilia, quel che conta è la generosità del gesto utopico a contrastare la distopia della gestione della vita politica da sempre affidata nella quasi totalità dei casi a individui di scarsa caratura interiore e quindi destinati e designati a ricalcare le dinamiche deteriori della storia.

Attraverso i millenni, adesso che la civiltà occidentale versa in una crisi ecoantropologica senza precedenti proprio per la mancata educazione sapienziale dei governanti, questo gesto si fa emblematico di una necessaria convocazione a una rivoluzione antropologica che rigeneri sia le élites, sia i popoli del pianeta blu.

 

 

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Articolo pubblicato il 09/01/2022